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E Pieroni incontra Spinelli sulla banchina
Fabrizio Pucci
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IN USCITA. Aldo Spinelli «Ci rivediamo oggi, ma stavolta ho capito che venderà davvero»
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LIVORNO. Il primo, ventoso giovedì del 2012 è stato il giorno di Ermanno Pieroni a Genova. Dopo i contatti telefonici che a inizio settimana il presidente Spinelli ha stabilito con Fabio Galante, uscito allo scoperto per conto della Ilfigest e quelli con il Gruppo Martos, ieri c'è stato il primo incontro reale proprio con l'ex dirigente dell'Ancona, mandato in avanscoperta da un imprenditore romano. «È stata una giornata proficua - ammette Pieroni - direi proprio di sì, anche se siamo appena al primo approccio con Spinelli. Domattina (oggi, ndr) torneremo ad incontrarci». Vuole vederci più chiaro? «No. Sono stato a Livorno appena due anni fa e conosco i bilanci. Sono specchiati. Spinelli è un imprenditore molto serio e scrupoloso e le sue aziende non hanno mai avuto problemi. Siamo amici da più di vent'anni. Il nostro è stato un rapporto sempre corretto. Molto semplicemente ho bisogno di vedere i costi di gestione, visto che seppure considerevoli sono gli unici che il nuovo proprietario dovrà accollarsi. La cessione, infatti è a costo zero». Tra l'altro la gestione può diventare meno onerosa se a gennaio vengono piazzati alcuni giocatori... "Esatto. Sono costi che possono essere ammortizzati in questo modo: con la cessione di qualche calciatore. Ma attenzione: sulla gestione non incidono solo i contratti attualmente in essere in essere e quelli dell'anno prossimo, ma anche, per esempio, gli stipendi del personale dipendente e l'organizzazione della società. Insomma non è solo questione di monte ingaggi. Ad ogni buon conto ci rivediamo perché l'analisi dei costi è un'operazione che va fatta insieme al ragionier Gnecco che non era presente al nostro primo incontro». I passi successivi quali saranno? «Lunedì andrò a Roma per relazionare su quanto sarà emerso l'imprenditore che rappresento». Ha la sensazione che Spinelli voglia vendere davvero o che sia un altro falso allarme? «Stavolta credo proprio che sia intenzionato a lasciare il Livorno». Che cosa glielo fa pensare? «Ci siamo incontrati al porto, in banchina. Abbiamo parlato un'ora e mezzo sotto le sue navi. Questo per farvi capire che a Spinelli il lavoro è letteralmente esploso e in questa fase non riesce a seguire tutte le sue attività come vorrebbe, quindi a qualcosa deve rinunciare». E quindi rinuncia al Livorno... «L'idea è quella, seppur a malincuore. Ma a un patto». Quale? «Il presidente intende lasciare la società in ottime mani. Oltre all'imprenditore che rappresento ci sono altri due gruppi interessati all'acquisto del Livorno. Spinelli lo venderà a chi offrirà le più ampie garanzie. Altrimenti se lo tiene, perché vuole lasciare un ottimo ricordo non solo per i risultati ottenuti, ma anche per la serietà dimostrata fino all'ultimo con l'eventuale cessione a soggetti in grado di dare continuità al suo lavoro». Abbiamo parlato di ampie garanzie. Chi compra, allora, sarà il top. Sul piano dei risultati, invece il calcio non è scienza esatta. Ed eguagliare Spinelli sarà difficilissimo.. «Vero, ma chi sa di calcio è comunque in grado di lavorare bene a prescindere dalla categoria. Che essa sia la serie A o la serie C. Di una cosa sono fermamente convinto: a Livorno se tocchi le corde giuste e il cuore della gente l'entusiasmo fa presto a tornare». Della squadra che pensa? «Venti punti sono pochi in rapporto al potenziale di questo gruppo. Credo che meriti una classifica migliore, ma i numeri sono questi». Intanto secondo alcuni rumors Aldo Spinelli, una volta disimpegnato dal Livorno, potrebbe rilevare il Savona (LegaPro, Seconda Divisione) dopo il fallimento della società biancoblù. Sarebbe un modo per rimanere nel calcio a basso costo e soprattutto senza dispendio di energie psicofisiche, visto che il capoluogo ligure dista poco da Genova: l'esatto contrario di Livorno, lontana 180 chilometri e dalla gestione assai onerosa.
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