Il Tirreno

Livorno

Perticone e Novellino fanno pace

<b>INQUIETI. </b>A sinistra Walter Novellino mentre d&agrave; istruzioni a Salviato; qui sopra il dt Perotti insieme al presidente Spinelli; a destra un tiro da fuori provato da Russotto, non dispiaciuto nell&#146;esordio di sabato sera
◗
INQUIETI. A sinistra Walter Novellino mentre dà istruzioni a Salviato; qui sopra il dt Perotti insieme al presidente Spinelli; a destra un tiro da fuori provato da Russotto, non dispiaciuto nell’esordio di sabato sera

Telefonata per chiarire dopo i veleni di sabato, ma il Livorno resta malato

3 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. La quiete dopo la tempesta. L'unghiata di Papa Waigo fa ancora male, ma è già arrivato il momento di voltare pagina anche perché il prossimo avversario degli amaranto si chiama Torino per cui non c'è tempo da perdere in sterili esercizi di autoflagellazione. Così dopo un sabato tormentanto, la domenica ha portato silenzio, riflessione e un pizzico di serenità.  La telefonata. Dicono che una telefonata allunghi la vita. Di certo, talvolta, serve per superare le incomprensioni. E' cioè che è accaduto a Novellino e Perticone. Il tecnico non aveva gradito la resa del difensore, uscito a metà primo tempo del match con l'Ascoli perché colpito da un malessere. E, come nel suo stile sanguigno, l'uomo di Montemarano, aveva manifestato tutto il suo disappunto. Una dichiarazione forte: «Il Livorno va avanti a tutto, sono molto arrabbiato con il giocatore». Poi il contatto nel pomeriggio di ieri e il chiarimento. Importante in una fase delicata come questa.  Non è la prima volta che ci sono "divergenze" tra Novellino e Perticone. Era già successo in ritiro, col tecnico che arrivò a mettere il difensore fuori rosa (insieme a De Lucia). Poi la pace, adesso altre scintille e una nuova stretta di mano.  Difetti congeniti. In ogni caso la partita di venerdì sera ha evidenziato una volta di più le difficoltà degli amaranto quando si trovano nella condizione di dover comandare il gioco. L'assenza di due esterni in grado di garantire saltare l'uomo e quindi di garantire superiorità è manifesta. E allora i centrocampisti sono costretti a cercare fortuna per vie centrali con lanci profondi per Paulinho che, finisce spesso per essere stritolato dai centrali delle difese avversarie. Il regista designato, Genevier, sta pagando la lunga inattività e viaggia a tre cilindri con conseguente rallentamento (e maggiore prevedibilità) della manovra. Infine la difesa è affidabile, ma pure un po' sfigata, perché al primo errore del singolo viene immancabilmente punita. La situazione, insomma non è rosea e qualche intervento serio e vero a gennaio è opportuno.  Possibili rimedi. Da qualche tempo Novellino sta provando il 3-5-2, lo schema con cui il Livorno è passato dalla vecchia C1 alla coppa Uefa. Stavolta però è la necessità contingente, più della cabala a costringere Monzon a rivedere i suoi piani tattici. Il modulo, infatti, non solo si trasforma in 5-3-2 in fase di non possesso, ma garantisce, con gli esterni alti, maggiore spinta sulle fasce e superiorità a centrocampo.  Occhi della tigre. Al di là di qualsiasi valutazione tattica, però, il Livorno deve mettere sul campo grinta e cattiveria. L'atteggiamento molle e indisponente dell'altra sera deve essere bandito prima possibile per un paio di motivi. Primo: non porta da nessuna parte se non nei quartieri bassi della classifica. Secondo: i tifosi meritano rispetto. In estate hanno sposato il progetto "risparmioso" della società, perché hanno visto in questo gruppo giovane combattività e voglia di superare in ogni modo i propri limiti. Se questa prerogativa dovesse venire meno, si rischia di perdere anche lo zoccolo duro e di annegare nell'indifferenza: il peggiore dei non sentimenti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani