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Spinelli, tanti pensieri «La classifica piange e mi sono rotto le scatole»
Fabrizio Pucci
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LIVORNO. Cielo grigio e che non promette nulla di buono. Il solo pareggio interno con il Gubbio nelle ultime quattro partite ha reso anemica la classifica del Livorno e di conseguenza l'umore del presidente è colato a picco. Appena sabato scorso, a caldo dopo la beffa degli umbri Aldo Spinelli era sereno, elogiava i giovani amaranto e sprizzava ottimismo da tutti i pori. Cinque giorni (e una sconfitta) dopo lo ritroviamo nervoso, tirato. Che sia nero come la pece lo si capisce dal tono di voce basso come poche altre volte. Tuttavia non si sottrae all'analisi del primo periodo di difficoltà di questa stagione. Pensieri cupi. Il presidente parla lentamente. Misura le parole, ma esprime concetti chiarissimi. La fiducia e la carica sono state dilapidate nei maledetti novanta minuti di Padova. Altro che sereno. Adesso la sensazioni di Spinelli sono di tenore opposto: «Sono molto preoccupato - attacca - perché non riusciamo più a ottenere risultati». E' solo l'etichetta incollata a un contenitore di lamentele: «Non facciamo mai gol - continua - e se non si realizza non so dove andiamo a finire. Abbiamo preso una brutta china. Sono davvero sconfortato. Siamo in una posizione anonima». I motivi del flop. La crisi ormai è conclamata. Le prestazioni non sono neanche da buttare, ma questa squadra fa una fatica terribile ad avvicinarsi alle porte avversarie. Spinelli non ha dubbi. E' questa la causa del calo di rendimento: «Una spiegazione? Non ce ne sono, perché i ragazzi si esprimono su buoni livelli. Però a dire il vero c'è qualcosa che non va: non siamo mai aggressivi. In serie B dobbiamo essere più cattivi. Correre e mettere subito le cose in chiaro. La partita dobbiamo farla noi. E invece il nostro è un atteggiamento speculativo. Ci adattiamo a ciò che fanno gli altri. E finiamo per perdere. Non si fa gol neanche se tiriamo dieci volte? Vuole dire che d'ora in poi dobbiamo costruire più palle gol. Vedrete che se si arriva in porta cento volte la rete prima o poi arriva». Attacco a Monzon?. Quando un presidente parla così della sua squadra viene spontaneo domandarsi, ma soprattutto domandare se la posizione dell'allenatore sia ben salda. Spinelli risponde con una frase sibillina: «Novellino rischia? Mah! A dire la verità, però a rischiare in questa fase sono soltanto io. Sa che cosa le dico? Mi sono proprio rotto le scatole di questa situazione. Adesso vedrò il da farsi. Non tanto sul conto di Novellino quanto sul mio». Fine delle trasmissioni. Aldo Spinelli si cuce la bocca. Saluta e mette giù. Domani è un altro giorno. Ognuno a rincorrere i suoi guai. I possibili scenari. Causati dalla penuria di risultati ecco arrivare i primi segnali di stanchezza del presidente. Spinelli dice e non dice. O forse non vuole dire. Attende. Novellino non è in bilico. Ci mancherebbe altro. "Monzon" sta cercando di spremere il massimo dai suoi ragazzi. La squadra può fare meglio, ma l'obiettivo dei playoff al momento è un'asticella troppo alta da superare. E quando le cose non vanno come vorrebbe, il "pres" entra in un periodo di 'down' da cui può uscire attraverso un'unica via: la vittoria. Senza i tre punti tutto diventa più complicato. Così la «serie B, bagno di sangue», come spesso viene battezzata dal patron può diventare un fardello troppo pesante da sopportare e allora potrebbe farsi largo la tentazione di un mezzo disimpegno. Da qui a Natale capiremo se le esternazioni presidenziali sono un temporale passeggero come è già accaduto decine di volte in passato. Anche perché dopo le festività arriva gennaio e a quel punto l'organico andrà puntellato. Senza se e senza ma.
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