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«La partita più difficile della mia carriera»
Alessandro Bernini
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BANDIERA. Tomas Danilevicius, 148 presenze e 24 gol con la maglia amaranto Sabato sarà la prima volta al Picchi da avversario, con la maglia della Juve Stabia Il ritorno di Danilevicius: dalle gioie di Pasching e Piacenza, alle lacrime per la B
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LIVORNO. Sulla sua carta d'identità c'è scritto "nato a Klaipeda", sul Mar Baltico. In realtà lui si sente livornese. Dalla testa ai piedi. E amaranto. Perché 148 presenze con questa maglia (con 24 gol) non si dimenticano, soprattutto se vissute con l'intensità e l'affetto che Tomas Danilevicius ha sempre dimostrato per il Livorno. Sabato torna al Picchi, per la prima volta da avversario. Buongiorno Tomas. «Buongiorno. Anche se per la verità da qualche mattina inizio a svegliarmi con un po' d'ansia...». Ansia? «Capisco che un professionista dovrebbe vivere ogni partita allo stesso modo. Ma per me non può essere così. Livorno è la maglia più importante della mia carriera da calciatore, giocarci contro non sarà per niente facile». Questo ti rende onore. «È chiaro che adesso gioco per la Juve Stabia e cercherò di dare il massimo, ma Livorno è Livorno. Questa sarà la partita più difficile della mia carriera». Addirittura. «Sì, perché scendere in campo e vedere le maglie amaranto dall'altra parte, mi lascerà una strana sensazione. Meglio non pensarci». Tomas Danilevicius e la città di Livorno. «La mia città. Qui abitano ancora mia moglie e le mie figlie, che hanno appena iniziato la scuola. E qui tornerò a vivere quando avrò smesso col calcio giocato. Magari per dare una mano alla società amaranto, come tecnico o come collaboratore». Pensavi di dire addio alla maglia amaranto quest'estate? «A dir la verità no. Sono rimasto sempre in contatto col presidente Spinelli, lui mi rassicurava dicendomi di aspettare ma poi...». Ma poi? «Poi è arrivata l'offerta della Juve Stabia, un biennale. L'ho detto al presidente Spinelli, mi ha detto di aspettare e io ho dato mandato al mio procuratore di rinviare tutto». Non potevi rinviare in eterno. «Già. Il primo agosto mi è arrivato il contratto della Juve Stabia da firmare. Prima di prendere la penna ho chiamato di nuovo Spinelli, lui mi ha detto che purtroppo in quel momento non poteva riprendermi perché la società non era ancora riuscita a cedere altri attaccanti in esubero. E quindi ho firmato per la Juve Stabia. Comunque non è stato un problema di soldi, assolutamente». E i rapporti adesso con Spinelli? «Da quel giorno non ci siamo più sentiti. Ma io non ho il minimo rancore verso di lui. Anzi. Il presidente è sempre stato il primo a sostenermi, a difendermi. E io questo non lo dimentico». A proposito di rapporti. L'allenatore col quale hai più legato? «Ho avuto un ottimo rapporto con Colomba, persona squisita. Ma devo dire che ho molta stima anche di Novellino: all'inizio facevamo fatica a capirci, poi siamo entrati in sintonia. Lui può fare tanto per il Livorno». E compagni che ti sono rimasti nel cuore? «Dario Passoni, siamo molto amici. Ma ho legato molto anche con Nicola Pavarini e con tanti dei ragazzi che giocano ancora nel Livorno, a partire da Mazzoni e Knezevic». L'emozione più grande in amaranto? «La sera di Piacenza, quando arrivò la prima promozione in serie A. Mi vengono ancora i brividi. Prima tutta Piacenza colorata di amaranto, poi l'arrivo in città con lo stadio pieno e un fiume di gente che ci aspettava per festeggiare. Mi ritengo un giocatore fortunato ad aver vissuto emozioni del genere». La delusione? «L'ultima retrocessione in serie B. Una pugnalata». Molti ti hanno visto piangere. «Vero, non mi vergogno. Piangeva il mio cuore di giocatore ma anche di tifoso del Livorno». Il gol che non dimentichi? «Quello segnato a Pasching, prima partita di Coppa Uefa. È stata la prima rete segnata dal Livorno in una manifestazione europea, e quel giorno ho sentito di aver lasciato un segno indelebile nella storia della società. Ecco, quel giorno è cresciuto il mio senso di appartenenza al Livorno». C'è un però Tomas... «Cioè?». Tu hai sempre segnato, ovunque hai giocato. Nazionale compresa. Ma con la maglia del Livorno... «Hai ragione. Ne sono consapevole. E questa è la mia più grande amarezza della carriera. Se c'era una maglia per la quale volevo dare il meglio di me, era quella del Livorno. Ma da attaccante mi rendo conto di aver dato pochi gol al Livorno. Forse perché non ho mai giocato con continuità, forse perché ogni volta che andavo in campo volevo spaccare il mondo... non so. Però, te lo ripeto, è il mio più grande rimpianto della carriera». Parlaci della tua Juve Stabia. «L'obiettivo è la salvezza, purtroppo l'inizio non è stato facile. A Empoli vincevamo 1-0 e poi abbiamo preso due gol da polli, col Brescia abbiamo perso una partita incredibile. Fatto sta, che per una ragione o per l'altra siamo ancora là in fondo». Hai visto il Livorno? «Sì, mi piace molto. Ho visto un Paulinho cambiato, più robusto, con padronanza della palla, credo che possa essere l'uomo in più. E con Novellino sono sicuro che i giovani renderanno al massimo». Che accoglienza ti aspetti? «Spero bella. Io giuro di aver dato sempre l'anima per il Livorno, ma questo la gente credo che l'abbia sempre apprezzato. Ci tengo alla stima dei livornesi». Se segni esulti? «Secondo te?» No «Bravo».
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