Il Tirreno

Livorno

Basket. La promessa del sindaco a Faraoni dopo un incontro sulla nuova avventura in B dilettanti

«Don Bosco, allo sponsor ci penso io»

re.mar.
<b>36 ANNI.</b> Silvio Gigena
◗
36 ANNI. Silvio Gigena

E Silvio Gigena allontana i sogni: le speranze di tornare sono poche

4 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. Un colloquio lungo, intenso, diretto. Prima delle vacnze estive Alessandro Cosimi venerdì pomeriggio ha incontrato Massimo Faraoni, anima storica del Don Bosco anche se al momento impegnato in serie A con la Virtus Bologna, per studiare le mosse del rilancio del basket, legato a doppio filo alla riapertura del PalaLivorno.  Alla fine il sindaco e il general manager si sono lasciati dandosi appuntamento per gli ultimi giorni di agosto, quando il "major" dovrebbe sciogliere il nodo sullo sponsor, l'impegno che si è preso a nome dell'amministrazione comunale. «Ho ricevuto una e-mail dalla Federazione pallacanestro - dice Cosimi - dove c'è scritto che il ripescaggio in B dilettanti è diretta conseguenza del fatto che avevamo chiesto una wild card per la nuova A3 e che la Fip guarda con interesse al rilancio di una piazza storica come Livorno. Il prossimo campionato lo faremo come Don Bosco, ma a Faraoni ho chiesto di attivarsi per stringere accordi con tutte le realtà cittadine perché questo deve essere l'interesse primario di Livorno. Io stesso convocherò più avanti tutte le società livornesi di pallacanestro per spiegare il progetto e chiedere unità d'intenti per una cosa che al nostro basket e alla nostra città può portare solo del bene».  PalaLivorno. Giocare la DNB (Divisione Nazionale B) in un impianto da ottomila posti non è uno spreco? La risposta di Alessandro Cosimi è diretta: «Questa è la condizione che ho posto come necessaria. Per la gestione del PalaLivorno abbiamo ricevuto sette manifestazioni di interesse (tra queste c'è anche la società mista che si occupa del MandelaForum di Firenze, la favorita, ndr) e la tracciatura del parquet secondo le nuove regole non sarà un problema, il Comune ha già dato disposizioni. Riaprire l'impianto di Porta a Terra per me non è un optional, l'interesse per tutto il movimento del basket avrebbe solo da guadagnarci».  Le prospettive. L'impegno del sindaco, dunque, è reperire uno sponsor e non finanziamenti o nuovi soci per il Don Bosco. «Sia chiaro - puntualizza Cosimi - l'amministrazione comunale non entrerà nel pacchetto azionario del club, né sborserà un euro. Il Don Bosco può e vuole andare avanti con le proprie gambe».  La società. Massimo Faraoni conferma di attendersi un nome da scrivere sulla maglia della prima squadra, fiducioso nelle promesse ricevute dal sindaco. «Anche perché - dice - a breve il Don Bosco dovrà fronteggiare le prime spese: 11mila euro di tasse gara, duemila euro da versare alla Lega. La campagna acquisti? Volevamo prendere un play, un pivot e la ciliegina Silvio Gigena. Sui primi due ruoli siamo piuttosto avanti, Silvio invece ci ha chiesto una cifra per noi inarrivabile. Lui viene dalla A dilettanti, ha 36 anni e l'intenzione di sfruttare questo finale di carriera con un altro contratto importante. Prima di ottenere il passaporto e lo status da giocatore italiano ha disputato i Giochi Panamericani con l'Argentina, dunque non è eleggibile per la Nazionale e nella nuova A3 ogni squadra potrà mandare a referto un solo atleta con quelle modalità di tesseramento. La forbice tra il Don Bosco e Silvio Gigena è abbastanza aperta, a Livorno lui ha moglie e due figli. Il Don Bosco era la chance per vivere in famiglia, ma rispetto la sua posizione...».  La voce di Silvio. «Mi piacerebbe molto, ma penso che le possibilità di tornare a Livorno al momento siano veramente poche. Rinunciare a una cosa giusta va bene, dimezzare e più l'ingaggio non mi sembra fattibile. Ho già fatto dei sacrifici venendo via dall'Argentina, l'ultima stagione l'ho giocata a Massafra e Ostuni. Certo, la lontananza della famiglia non è leggera, ma ci sono abituato...». Silvio Gigena, classe 1975, gela i sogni del Don Bosco. E dal suo punto di vista c'è da capirlo. «Ho 36 anni e il fisico ancora regge. Quest'anno in A dilettanti ho avuto 17 punti di media, nel campionato precedente ero tra quelli che avevano firmato la promozione con la Fortitudo Bologna con 13 punti a partita. Per ora ce la faccio, e penso a giocare. Anche se la crisi economica ha rallentato il mercato ho qualche chance in A dilettanti, un paio di ipotesi in B2 e una piccola speranza di andare in Legadue. Comunque non ho fretta, non mi sono dato scadenze. Il futuro? Sarebbe bello rimanere nel basket per insegnare ai bambini, al momento opportuno si vedrà. Di sicuro vivrò a Livorno, anzi a Montenero».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino