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«Datemi Surraco, e dimentico il furto»
Renzo Marmugi
Novellino: il Livorno giovane va benissimo, ma in serie B serve anche la qualità
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Novellino, cosa resta dentro il giorno dopo aver visto la propria casa devastata dai ladri? Amarezza o rabbia? «Più che altro un grande senso di amarezza. Perché è una violazione enorme, non ti senti più sicuro nemmeno fra le tue mura. Il luogo dove ti nascondi e quando chiudi la porta dovresti sentirti sicuro, sereno, in pace con i tuoi cari...». Lei era allo stadio Curi per il triangolare con Gubbio e Perugia, i suoi familiari in tribuna: i ladri hanno avuto tutto il tempo di agire indisturbati. «Probabilmente sapevano i nostri impegni di giovedì sera. In questo momento sto facendo dei lavori di ristrutturazione, magari dai fiducia a certe persone...Non ho sospetti, faccio delle semplici constatazioni che ho esternato anche ai carabinieri venuti per il sopralluogo, trovando - così hanno detto - tracce interessanti». Si sono portati via anche una cassaforte di 320 chili. Possibile che nessuno abbia visto? «Me lo sono domandato pure io. Ho chiesto ai vicini se per caso avevano notato un camioncino, o qualcosa di simile. Invece niente. Hanno disattivato il sistema di allarme e poi agito indisturbati. La cassaforte? Era una cosa antica, molto importante. Più che per il contenuto e l'entità del furto - dentro avevo le mie medaglie da trent'anni a questa parte e oggetti d'oro di mia moglie e delle figlie Michela (34 anni) e Valentina (30) - mi dispiace perché si trattava di un pezzo raro. Eppure io abito a Lacugnana, non distante dallo stadio. Non è una zona isolata come la villa di Serse Cosmi, che vive a Brufa. Lui addirittura ha conosciuto l'esperienza drammatica di subire una rapina, almeno in casa nostra non c'era nessuno...». Torniamo al calcio: cosa le potrebbe far passare l'amarezza di questo momento? «Arrivare lunedì a Livorno per l'allenamento e trovare Surraco». Una battuta o una speranza? «Di un esterno con la qualità e le caratteristiche di Surraco questa squadra ha bisogno come il pane. Ma anche D'Alessandro e Barusso non sarebbero male». Nel playoff di Champions League l'Udinese ha pescato l'Arsenal, l'avversario peggiore. Il 24 agosto potrebbe essere già fuori dalla coppa regina. «Non glielo auguro, ma il pronostico dice così. Il mercato chiuderà il 31 agosto: spero tanto che il Livorno riesca a riprendere Surraco...». Ha parlato col presidente Spinelli dopo l'amichevole poco amichevole di Pistoia? «Ci avevo parlato prima, e mi ha detto di non essere preoccupato e che il Livorno prenderà i giocatori che gli servono. Oltre agli esterni ci serve un centrocampista di carattere, soprattutto ora che Filkor è bloccato in infermeria». Barusso le piacerebbe? «Sicuro. Mi telefona tutti i giorni, a Livorno verrebbe anche a piedi». Cosa hanno detto a Novellino i due ritiri di Bra e Fratta Todina? «In 34 giorni ho scoperto giovani interessanti come Bigazzi, Remedi, Dell'Agnello, Rampi. Bigazzi è straordinario, ha l'uno contro uno fulminante: lui ci farà vincere diverse partite. Lo butti dentro a venti minuti dalla fine, e qualcosa succede. Dell'Agnello è un attaccante di qualità, sul quale poter lavorare bene, Remedi un buon centrocampista. Certo, se mi dovesse arrivare Barusso...Poi si è aggiunto un portiere di neanche vent'anni veramente favoloso». Francesco Bardi, classe 1992. «Sì, bravo tecnicamente e di personalità. Con Bardi e Mazzoni in quel ruolo siamo a posto. Non hanno paura di niente». Allora con De Lucia e Perticone il discorso è chiuso a doppia mandata? «E' una faccenda da sistemare per la serenità del gruppo. Dopo l'arrivo di Bardi la società deve sicuramente trovare una collocazione a De Lucia». E Perticone? «E' un problema del gruppo, Novellino non c'entra niente. Dentro una famiglia, come in fondo è una squadra di calcio, ognuno deve stare al proprio posto: l'allenatore deve fare l'allenatore, il giocatore faccia il giocatore. Io sarò una persona con i difetti di ogni essere umano, ma anche leale e sincera. Cosa ho fatto io per De Lucia l'anno scorso nei momenti difficili l'avete visto tutti. Eppure non è mio figlio. Qui si tratta di un discorso tecnico e di comportamento. Io rispetto tutti: in ritiro ho allenato 32 giocatori, chiedete pure in giro se ho messo qualcuno da parte. Anzi, l'altra sera ho perso il torneo di Perugia perché nell'ultima partita ho fatto otto cambi...Eppure ci tenevo a vincere, cavolo se ci tenevo». Torniamo a Perticone. «Dipende da lui, serve un atto di umiltà». Lo zero a zero di venerdì in notturna a Pistoia? «Ci hanno massacrato di botte, noi dopo 34 giorni di ritiro eravamo stanchi, ma abbiamo onorato la partita. E nel secondo tempo, con i cambi giusti, il Livorno ha ripreso in pugno la situazione, pur non riuscendo a vincere». Danilevicius è andato alla Juve Stabia e i "rumors" di mercato dicono che il Livorno starebbe pensando a Bjelanovic. «Tomas è un grande. Umile, lotta per la maglia, una persona speciale. Bjelanovic non credo che interessi, molto meglio uno come Ardemagni. La priorità di questo momento però è un'altra: alleggerire la rosa. Il guaio è che dal Livorno nessuno vuole andare via, forse perché è una delle poche società che paga...». E ride. Torniamo seri: Genevier può coprire il buco lasciato aperto da Iori? «Sì, lo può sostituire, anche se con caratteristiche diverse. Genevier infatti verticalizza molto, e sta crescendo. In mezzo al campo però ci serve gente cattiva...». E Barone? «Ci conto, sono convinto che aver strappato un contratto dopo un anno di inattività gli dia quella forza per tornare un giocatore importante». La rosa ideale di Novellino resta di venti giocatori? «Direi di sì. Con qualche giovane interessante dentro come quelli che abbiamo inserito. Ma i giovani vanno supportati, sostenuti. Spero che con questi ragazzi livornesi si possa far tornare un po' di passione allo stadio. Però con i giovani ci vuole anche pazienza: se la società e la piazza ce l'avranno possiamo far bene». Per andare dove? «E' chiaro che non abbiamo i nomi e la qualità di Torino, Sampdoria e di un Padova che ha speso tantissimo, ma tatticamente il Livorno non sarà inferiore a nessuno». Ma il lavoro da solo non basta. «Vero, oltre alla voglia di allenarsi bene serve anche la qualità. Il presidente queste le cose le sa benissimo. Il Livorno vuole fare una politica forte con i giovani per puntare alla serie A in due anni, Novellino è qui per questo. Ma ripeto un concetto: i giovani vanno aiutati e sostenuti. Le difficoltà in un campionato prima o dopo arrivano, in quei momenti è la tenuta dell'ambiente che fa la differenza».
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