Il Tirreno

Livorno

Bonaccorsi, blitz dal sindaco

Renzo Marmugi
<b>SUMMIT. </b>Claudio Bonaccorsi (qui con Raf Addison), Michele Martinelli e il sindaco Cosimi si sono incontrati ieri in Comune
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SUMMIT. Claudio Bonaccorsi (qui con Raf Addison), Michele Martinelli e il sindaco Cosimi si sono incontrati ieri in Comune

L'ex play ha accompagnato Martinelli: «Un grande manager»

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 LIVORNO. Un tre contro tre, nel nome del basket. Non su un playground, ma in Comune. Da una parte il sindaco Cosimi, l'assessore allo sport Ritorni e il commercialista Fabrizio Giusti, uno che conosce i bilanci della palla a spicchi dai tempi della Mabo, dall'altra l'ospite Michele Martinelli e i suoi accompagnatori, Claudio Bonaccorsi e l'ex sindaco Gianfranco Lamberti. Una visita allo scopo di conoscersi e per capire se esistono (o esisteranno) dei margini per lavorare insieme al rilancio della pallacanestro targata Livorno.  Claudio "Bomba" Bonaccorsi vive a Rimini, dove gestisce un negozio di abbigliamento, ma ha il cuore sotto i Quattro Mori, anzi nel capannone di via Cecconi, visto che è uno degli animatori su Facebook del "gruppi piellini doc". «Sono venuto - dice l'ex bandiera PL - in nome della passione e dell'attaccamento alla mia città. Il possibile ripescaggio in A3 e ora la chance di fare la B dilettanti hanno risvegliato un fuocherello che sotto la cenere non è mai morto. Basta vedere il campanilismo per certi versi un po' stantio e per altri bello che ancora esiste fra Pallacanestro e Libertas. Conosco Michele Martinelli da quando giocavo a Roseto, è stato grazie a lui se ho potuto calpestare in serie A il parquet del nuovo PalaLivorno. L'idea di proporgli di dare una mano al rilancio del basket è venuta per caso. Lui ha imprenditorialità, qualità umane e professionali che ho potuto sperimentare di persona. E' un motivatore eccezionale: ricordo quando prese DiGiuliomaria dal nulla per rilanciarlo fino alla Nazionale, o quando firmò a Roseto un grande nome Nba del calibro di Abdul Rauf. Sa lavorare benissimo sulla psicologia dei giocatori, se mi concedete il paragone è un manager che possiede le qualità migliori di Luciano Moggi senza averne i lati oscuri. Il mio coinvolgimento è solo emozionale, ma da livornese doc posso prestare faccia, nome e voglia per uno sport al quale sono sempre legatissimo. A Livorno le fusioni del passato hanno portato alla ribalta sempre i soliti noti e in città noto un'avversione verso certi personaggi. Si è provato a unire le due anime del tifo con surrogati tipo Dell'Agnello, ma Sandro è diventato un grande lontano da qui. Io penso che i due simboli degli anni Ottanta siano stati Fantozzi e Bonaccorsi: rimetterli insieme in una entità nuova sarebbe l'ideale, un po' come unire Totti e Di Canio a Roma. Se poi le altre società cittadine riescono a dare una mano meglio, ma se non c'è una squadra che fa da traino non si va da nessuna parte. E la rinascita del palasport non può prescindere da una rinascita del basket. Aprirlo soltanto per la fiera del gelato o una mostra di cani mi sembra un delitto...». Un attimo, e Claudio Bonaccorsi riparte: «E' stata una bella chiacchierata, penso che Martinelli sarebbe l'ideale per il rilancio di Livorno».  Eccolo, Michele Martinelli. Al cellulare, mentre sta tornando a Roma, dove abita, questo signore di 58 anni che in quattro anni portò Roseto dalla B2 alla serie A1, diventando quindi per pochi mesi patron della Fortitudo Bologna (estate 2006-marzo 2007), poi general manager di volley a Pineto e anche nel rugby a L'Aquila, si conferma un personaggio poliedrico. In passato aveva interessi nel campo della sanità, la sua azienda attuale invece si occupa di gestione dei servizi per le proprietà immobiliari. «Innovare per risparmiare», il motto di Martinelli. Che conferma: «Sono venuto per l'amicizia che mi lega a Bonaccorsi. Sindaco e assessore allo sport ci hanno esposto la situazione attuale di Livorno, una piazza storica che merita un rilancio attraverso un programma a medio-lungo termine. Ora faremo delle riflessioni sulle risorse per capire dove possiamo andare. Portare io qualche sponsor? Conoscenze e amicizie ce l'ho, però se sul posto non si trova nulla vuol dire che l'interesse per ripartire è nullo. La ricetta base è costruire un network di soci sul territorio in modo che nessuno alla fine si faccia del male. Dieci soggetti al 10% ciascuno, non un mecenate solo che quando si stanca, poi lascia il deserto. Ci penseremo su e daremo una risposta...».  Il tempo stringe, e il sindaco per ora si mantiene al coperto, non rilascia dichiarazioni. Intanto, in mancanza di novità, il progetto Don Bosco andrà avanti. Era stato ripescato in C regionale, ora si troverà a competere due categorie sopra. Giocando magari al PalaLivorno - idea che al "major" piace da morire - ma con un budget all'osso, un roster che costi poco (a proposito, Leonardo Niccolai non andrà più alla Libertas perché è di proprietà Don Bosco e sarà uno dei dieci giocatori a referto), tanti giovani. E il primo comandamento si chiamerà "salvezza". A meno che Alessandro Cosimi non riesca a trovare qualche sponsor o dei finanziatori esterni per poter alzare l'asticella. Questo oggi passa il convento.

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