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Dell'Agnello, un sogno ad occhi aperti
Fabrizio Pucci
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BOMBER. Uno dei gol di Simone nella finale del Viareggio «Debutto tra i prof a casa mia: il massimo. Qui voglio far gol e spiccare il volo»
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LIVORNO. Abbronzato, sorridente, disteso. Simone Dell'Agnello si gode gli ultimi giorni di vacanza in compagnia della fidanzata prima di presentarsi al raduno di lunedì. Per lui sarà un giorno storico perché sancirà il suo ingresso nel calcio professionistico dopo tutta la trafila nei settori giovanili. Il «bimbo» non vede l'ora di mettersi a disposizione di Walter Novellino per dimostrare il suo valore e intanto rilascia le prime dichiarazioni da giocatore del Livorno. Simone, ci siamo. Pochi giorni e tornerai indossare la maglia amaranto. «Sì. Ormai ci siamo. Sono felicissimo di essere tornato a casa». Sei già proiettato nella nuova avventura. Come te la immagini? «Per me sarà una grande responsabilità. Giocherò nella mia città sotto gli occhi di parenti e amici. Il solo pensiero di entusiasma e mi carica. E poi sono quattro anni che manco da casa per cui sono doppiamente felice». Eri nella lista della spesa di molte squadre anche di serie A, ma l'ha spuntata il Livorno... «Ne sono felice. Spero che Livorno sia un trampolino di lancio. Iniziare la carriera con la maglia amaranto mi gratifica e mi inorgoglisce. E poi anche sul piano professionale è la scelta migliore. Ad esempio sono stato informato che anche la Fiorentina aveva domandato di me, ma solo per perfezionare uno scambio. In sostanza sarei rimasto ai margini e questo avrebbe mortificato le mie ambizioni. Decisamente meglio il Livorno in primis per il legame affettivo alla maglia e poi come opportunità». Fulvio Pea, tuo allenatore alla Primavera dell'Inter, voleva portarti con sé al Sassuolo. Gli è andata male.. «Sì. Sono legatissimo al mister. Con lui ho trascorso due anni indimenticabili. Grazie a lui sono cresciuto molto. Adesso però spero di fargli gol in campionato con l'amaranto sulla pelle». Un livornese nel Livorno. Il pensiero torna ai tempi di Protti e Lucarelli. Hai sentito i due grandi della storia amaranto? «Ho sentito Cristiano. Mi ha spiegato un po' di cose. E certe dinamiche che ci sono nel Livorno. Mi ha dato consigli preziosi. Non ho ancora parlato con Protti. Spero di farlo presto. E' un mito». Conosci qualcuno dei tuoi nuovi compagni di squadra? «No, ma non è un problema. Io mi ambiento facilmente. In questi giorni ho parlato con De Lucia che ho incontrato dalle parti di Livorno. In effetti è lui il primo con cui ho parlato». Novellino ti aspetta con fiducia.. «Personalmente non lo conosco. La sua carriera però parla da sola. Ho letto sul vostro giornale che vuole gente giovane e motivata. Ecco. Io ho entrambi i requisiti: ho 19 anni e soprattutto una voglia matta di mettermi a disposizione. Sono a Livorno per affermarmi. Poi è chiaro che c'è la speranza di spiccare il volo e magari di tornare all'Inter per la definitiva consacrazione, ma intanto darà tutto e anche di più per la squadra della mia città». Nei giorni scorsi Spinelli ha espresso un giudizio lusinghiero su di te.. «La stima del presidente fa molto piacere ed è motivo di orgoglio. Non dimentichiamoci che Spinelli è un grande intenditore di calcio e soprattutto è il massimo dirigente del Livorno. E' importantissimo essere apprezzato da lui». L'ultima stagione con l'Inter ti ha fatto conoscere anche al grande pubblico oltre che agli addetti ai lavori. Qual è il ricordo più bello? «Senza dubbio la finale del torneo di Viareggio che abbiamo vinto battendo 2-0 la Fiorentina con una mia doppietta. Come tutti ricorderete quella partita fu disputata all'Ardenza. E l'idea di tornare sul prato dell''Armando Picchi' da giocatore del Livorno mi emoziona9. Adesso una domanda banale. Hai già pensato al numero di maglia? «Entro nello spogliatoio in punta di piedi. Mica posso pretendere. Se fosse libero mi piacerebbe prendere il numero venti. Perché? Semplice: lo avevo al torneo di Viareggio e mi pare che abbia portato bene».
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