Il Tirreno

Livorno

"Sandrokan" alla riscossa

Renzo Marmugi
<b>50 ANNI.</b> La grinta di Sandro Dell&#146;Agnello, tornato in Legadue sulla panchina di Brescia
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50 ANNI. La grinta di Sandro Dell’Agnello, tornato in Legadue sulla panchina di Brescia

Dell'Agnello, ritorno a Brescia con promozione in Legadue

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 LIVORNO. "Sandrokan" alla riscossa. Era stato fermo un anno, deluso dalla pugnalata di Venezia, che l'aveva esonerato a gennaio 2010. Tempi duri per i troppo buoni, diceva uno spot d'epoca. Sandro Dell'Agnello buono non è mai stato, anzi era un ragazzo pieno di grinta, fame, determinazione. Cominciando a giocare tardi doveva bruciare le tappe, recuperare con la volontà il tempo perduto. E il suo "Cepu cestistico" l'aveva svolto alla grande: dal capannone PL di via Cecconi a Caserta, con uno scudetto e 108 presenze in nazionale, dettagli di una carriera conclusa nel 2002, a oltre quarant'anni. Poi la scelta di allenare. Due stagioni di qualità da head coach in Legadue a Livorno, l'amarezza di Venezia e, quattro mesi fa, la chiamata di Brescia, in serie A dilettanti.  «Sono arrivato a fine gennaio, in una serata di nebbia - dice "Sandrokan" - per allenare un gruppo di giocatori buono ma che in quel momento non era una squadra. "Però ci devi portare in Legadue", mi hanno detto i dirigenti. Il lavoro è stato faticoso, ma col tempo siamo lievitati, mettendo su una organizzazione difensiva di prim'ordine. E alla fine la tanto attesa promozione in Legadue è arrivata».  La Leonessa, dunque, torna nel giro che conta. Con due livornesi al timone, visto che Dell'Agnello lì ha trovato Massimiliano Giannoni, 35 anni, come lui nato alla scuola PL. «Nei giorni scorsi - continua Dell'Agnello - sono andato su per fare una chiacchierata sul futuro. Loro vorrebbero che io rimanessi, i programmi vanno approfonditi ma sono persone serissime, con tanta voglia di riportare Brescia ad alti livelli, e la cosa mi piace. A Giannoni, che mi ha aiutato tanto a capire la situazione quando sono arrivato, è già stato chiesto di restare, e spero che accetti».  La A dilettanti. «Una categoria difficile - il pensiero di "Sandrokan" - con 10-15 squadre veramente buone e 15-20 un po' sotto. E quelle buone con due americani più un comunitario potrebbero giocare per salvarsi anche in Legadue, riuscendoci. Con italiani di qualità da 80mila euro all'anno che magari al piano di sopra non ci stanno perché al lordo costerebbero il doppio, mentre qui sono dilettanti e vengono pagati con la ritenuta di acconto».  Le necessità. «Io ho sempre creduto negli americani esterni, da play ad ala piccola, e due li prenderemo fuori. Più ci vorrebbe un puntello sotto, italiano o comunitario. I lunghi che spostano sono veramente pochi, e di americani venuti in Legadue mi viene in mente solo Hines di Veroli. Ormai le partite le vinci con i piccoli: non lo dico io, ma anche gli allenatori bravi e la realtà dei fatti».  Livorno. Qualcuno degli ultimi "strangers" amaranto sarebbe buono per Brescia? «Boyette e Ostler sono sul mercato, Kemp e Anderson invece decisamente inarrivabili perché guadagnano troppo. A proposito: il primo anno col budget più basso di tutta la serie A ci davano per già retrocessi. Invece, nonostante il -4 in classifica, Livorno ha sfiorato i playoff. E nel secondo da ottobre hanno smesso di pagare gli stipendi. Bagnoli? Vero, gli abbiamo dato un po' troppi soldi, ma in due stagioni su 24 giocatori ne abbiamo sbagliato uno...Piuttosto spero che a Livorno diano una wild card per la A3. La rivalità Libertas-PL? Massimo rispetto per ciò che è stato e per la storia, ma non si vive di ricordi. Ormai contano i soldi, e se una società di Quercianella va in serie A bisognerebbe tifare tutti per lei».  La dura vita del coach. «E' un mestiere di m... - dice - perdi due partite e sei un coglione, ne vinci tre di fila e sembra che tu abbia inventato il basket. Ma lo voglio fare, mi piace troppo. Dopo aver portato Brescia in Legadue spero un giorno di essere bravo e fortunato da fare i playoff in A».

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