Italia
Quel vice coach particolare...
Francesco Parducci
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VICE. Papucci (a destra) con coach Cerri Papucci, libertassino doc, sulla panchina Pielle
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LIVORNO. Chissà se vent'anni fa (o giù di lì) Emiliano Papucci, libertassino doc, avrebbe potuto fare l'assistant coach sulla panchina della Pallacanestro Livorno, Pielle per intendersi. Ora sembra che accada, con reciproca soddisfazione. Vediamo se è vero. Ma come si sente uno che portava la figlia di pochi mesi alle partite di Basket Livorno con la maglietta gialloblù, quando nel bunker di via Cecconi risuonano a tutto volume le note di The Final Countdown? «Non è proprio esatto. La maglietta dell'Enichem a mia figlia gliela misi in curva nord al derby delle vecchie glorie. Comunque le barriere per me sono cadute nell'estate del 1991, quando ci fu la famigerata fusione. Non rinnego le mie origini cestistiche, anzi ne sono orgoglioso, ma non vedo nessuna continuità tra quel passato e questo presente. Alla Pielle c'è un gruppo di dirigenti con tantissima passione, che riescono a tenere in piedi con grande serietà questa società e coi tempi che corrono non si può guardare se su una maglia c'è un nome o un altro, quello che conta di più è lavorare in un ambiente mosso dalla passione sincera». Come vive l'esperienza di assistente di Cerri sulla panchina biancoazzurra? «Con Fabrizio ho già lavorato due anni fa con l'under 19 e per una parte di stagione anche con la serie D, con lui c'è un ottimo rapporto che non esclude il confronto e lo scambio di idee che portano sempre dei frutti. Per quanto riguarda il Palabunker devo dire che se c'è una cosa che non è stata sradicata dal basket livornese è il clima che si riesce a creare nella palestra di via Cecconi durante le partite. Tanti anni fa, quando giocavo, lo vivevo da avversario e non sapevo spiegarmelo. Ora che sono da questa parte faccio fatica ancora a capirlo: fatto è che a un certo punto, al momento giusto, si trasforma in una bolgia». Quali sono gli obiettivi della squadra? «Non abbiamo obiettivi prefissati, siamo coscienti della nostra forza e dei nostri limiti. Ripetere i playoff, sarebbe favoloso ma non dobbiamo farla diventare un'ossessione». Forza e limiti della squadra. «Abbiamo un gruppo unito, coeso, formato da ragazzi in gamba, con un giusto mix di esperienza e gioventù, l'ideale per queste categorie, un valore che credo più avanti si farà sentire. Il punto debole, come capita spesso a inizio stagione, è la tenuta mentale nell'arco dei 40 minuti: alla prima di campionato ci è costato subito caro, ma sono sicuro che i ragazzi colmeranno questa lacuna».
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