Italia
«Che bella quella palla che entrava»
re.mar.
Perticone tra cabala, dediche e tifosi. Iori: «Io e Luci, che intesa»
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Chi mangia pane e cabala ha la licenza di sorridere, chi invece non ci crede si tocchi pure. Romano Perticone in maglia amaranto aveva segnato un gol solo, il 14 marzo 2009. Stessa porta (quella verso Montenero), stesso avversario, il Cittadella. Alla fine di quel campionato il Livorno aveva preso il treno per la serie A. Destinazione paradiso. Ora siamo appena all'ottava giornata, quindi calma e gesso. Ma la coincidenza valeva la pena di essere ricordata. Anche se allora la partita (sempre in undici contro dieci) era finita 1-1 e Romano la roccia insaccò di testa. Ieri no, è piombato come un falco colpendo di tibia l'angolo spizzato da Miglionico. «Finalmente ci siamo tolti un peso - dice - spero che chi è venuto allo stadio si sia divertito. Anche noi abbiamo fatto la nostra parte, replicando sul piano della cattiveria la partita di Ascoli. Siamo migliorati tantissimo: la strada da seguire è questa, se riusciremo a ripetere simili prestazioni possiamo andare lontano». Terza stagione in amaranto, secondo gol. «Una gioia inaspettata. Voglio dedicarlo a mio padre che in estate ha passato un momento critico. Col Cittadella è venuto allo stadio e spero sia rimasto soddisfatto». Quando Perticone al 29' st è uscito lo stadio l'ha ricoperto di applausi. «Con il pubblico c'è sempre stato un bel feeling, sento di essere entrato nel cuore della gente. Forse perché i livornesi apprezzano il mio modo di giocare generoso, determinato. E quando devo dire qualcosa lo dico. In settimana, per esempio, mi è venuta voglia di lanciare un messaggio al pubblico e l'ho fatto. Era una responsabilità, ma me lo sentivo». Un'esultanza speciale, seduti sull'erba a darsi le carte, per un gol d'autore. «In settimana avevamo giocato per scherzo a black jack. E io ho avevo asso e figura, ho fatto 21...». Sei punti in due giornate. Dal quartultimo posto alle porte dei playoff. «Inutile guardare la classifica, la serie B è fatta così. Guardiamo avanti, testa bassa e pedalare. Arrivano due partite in sei giorni e non ci possiamo neanche godere più di tanto questa vittoria». Manuel Iori segue lo stesso filone. «È un Livorno che ha parecchie qualità - dice l'ex del Cittadella che dopo il gol ha evitato accuratamente di esultare - ma dobbiamo scendere in campo mettendoci sempre intensità e cattiveria, caratteristiche indispensabili per far emergere le nostre doti. Abbiamo disputato un'ottima gara, i primi 20-25' sono stati particolarmente belli, con giocate di valore sui recuperi palla. Io e Luci? Stiamo bene in coppia, e più si gioca più l'intesa si affina». Poi racconta l'episodio della mano in barriera. «Sulla punizione Piovaccari mi è venuto addosso - spiega Iori - e io ho fatto un movimento per proteggermi il viso. Sicuramente l'ho toccata, ma è stato un gesto istintivo». In tribuna d'onore c'era anche Aldo Spinelli. Dopo i disastri col Sassuolo e di Novara, finalmente ha visto dal vivo un Livorno doc. Scappando prima, ma con la gioia nel motore.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
