Il presidio
Barusso, il toro che vede amaranto
Fabrizio Pucci
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PRIMO FLASH. Barusso insieme al dg Gardini «Ho scelto Livorno perché voglio vincere un campionato»
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LIVORNO. "Add to your 'to do' list". Aggiungimi alla tua lista delle cose da fare. La frase impressa sulla maglietta che a stento fascia i muscoli di Ahmed Barusso è stata presa alla lettera dai dirigenti amaranto che hanno messo il ghanese in cima ai loro desideri da molte settimane, prima della sospirata firma che lega il centrocampista al Livorno per una stagione con la formula del prestito secco per un anno. Kuffour e Rosi. Il ragazzone di Accra si presenta con un sorrisone, ma a dispetto della stazza non esibisce modi ruvidi. Anzi. E' di una educazione che rasenta la timidezza. Parla a voce bassissima: «Sono contento di essere qui. Conosco questo ambiente perché sono venuto a giocarci con la Roma e sono rimasto favorevolmente impressionato. Inoltre di Livorno mi ha parlato bene un "mio campione". Chi? Samuel Kuffour. Ci siamo sentiti nei giorni scorsi e mi ha consigliato questa soluzione. Mercoledì, poi, ho pranzato con Aleandro Rosi. Pure lui è stato convincente anche se non ce n'era bisogno perché la scelta l'avevo già fatta tanto è vero che ho visto in tv anche la prima partita, quella con il Sassuolo. Brutta serata, quella. Ma lì ho pensato che sarei venuto volentieri a dare una mano. Forse i miei compagni di squadra alla prima di campionato hanno pensato di essere superiore agli avversari». La carriera. Barusso ripercorre le tappe della sua carriera: «Mi ha portato in Italia la scuola calcio di Franco Janich grazie al quale sono approdato al Manfredonia. Poi Rimini e l'infortunio dal quale mi sono ristabilito perfettamente». Tattticamente si adatta bene al 4-4-2 di Pillon, ma ci tiene a precisare che. «...sono a disposizione. Il modulo conta fino a un certo punto. Tra l'altro quello che pratichiamo qui è un sistema di gioco che fanno in tanti. L'importante è rispondere alle esigenze dell'allenatore. E' il campo che conta». Conosce bene la serie B, il ghanese: «L'anno scorso ho giocato con il Brescia e con il Toro, che poi si sono trovate di fronte anche in finale. Curiosamente a febbraio la prima partita con i granata l'ho disputata proprio contro i miei ex compagni. Il calcio di oggi gioca anche questi scherzi. Ma quel giorno ero concentrato sulla mia nuova squadra. Poi c'è stato l'epilogo nello spareggio. L'anno scorso ho perso, ma quest'anno voglio salire anche se il torneo è molto lungo e difficile. Se pensi di aver vita facile anche con l'ultima in classifica, hai sbagliato tutto». L'anarchico. Lo descrivono come un anarchico del centrocampo. Ahmed nega: «Non è vero che gioco come mi pare. Cerco sempre di fare quello che serve alla squadra». Strano il destino nei nuovi acquisti amaranto: dopo Dionisi e Iori anche Barusso deve ancora scontare una giornata di squalifica rimasta un eredità dalla passata stagione: «Sì. In finale playoff mi sono beccato tre turni. A dirla tutta non so neanche perché. Due li ho scontati con la Roma (in SuperCoppa di Lega e in campionato). Me ne manca uno. Con il Siena purtroppo non ci sarò. Peccato, perché quella è una partita che voglio vincere». E la questione delle maglie su misura? Barusso ci ride su e si schermisce: «Diciamo che è una leggenda metropolitana e che spesso metto quelle di taglia "small" per sembrare più grosso...».
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