Il Tirreno

Livorno

Livorno calcio
LIVORNO SPORT

Tomas va a sinistra

dal nostro inviato Renzo Marmugi

Ho avuto fortuna, però l'ho anche presa bene. E questo è un successo che veramente vale il doppio

3 MINUTI DI LETTURA





CATANIA. La Sicilia gli porta bene: il 1º ottobre 2006 era stato lui a decidere Messina-Livorno 0-1. Un gol al 93', un tiro da tre punti. Tre anni e due mesi dopo stessa isola, stesso gol, stesso peso specifico per la classifica. Tomas Danilevicius, l'uomo venuto dal Baltico, è sempre stato il "joker" nel mazzo di carte di Aldo Spinelli, convinto che in trasferta bisognerebbe sempre giocare con "Danilovic" là davanti nel modulo 4-5-1, lasciando invece Tavano e Lucarelli per le partite casalinghe. Ieri Cosmi però non ha avuto dubbi: due attaccanti insieme erano troppi per arginare la prima di Mihajlovic al "Massimino", così ha sacrificato Cellerino e non il lituano.

Intuizione perfetta. Quando le luci in sala stavano per accendersi e scorrevano già i titoli di coda del film, ecco la rasoiata di sinistro dal limite dell'area che ha fatto secco Andujar. Secondo gol stagionale dopo quello contro il Palermo, ma questo vale più di un "gratta e vinci". «Io ero spalle alla porta - racconta Tomas prima di salire sul pullman - e ho tentato la sponda per un compagno. Davanti a me c'era un giocatore del Catania che ha colpito la palla di mano (in realtà a Biagianti il pallone è carambolato sul viso, ndr), l'arbitro è stato bravo a concedere la regola del vantaggio perché la sfera era rimasta lì. Me la sono trovata sul sinistro e ho calciato subito di prima intenzione, trovando l'angolino basso. Certo, il sinistro non è il mio piede preferito ma quest'anno i miei due gol sono stati entrambi tiri mancini: in casa col Palermo e questo. Sono veramente contento...».

«La doppietta in Coppa Italia contro la Sampdoria mi aveva fatto piacere, questa volta - ovvio - il godimento è maggiore anche perché era da tanto tempo che non giocavo 90 minuti interi. Certo - sospira il numero 9 amaranto - all'inizio abbiamo un po' sofferto. De Lucia è stato molto bravo a parare quel tiro di Mascara, poi siamo cresciuti e nel secondo tempo ci abbiamo creduto di più, meglio noi del Catania. Se pareggiavamo non avremmo rubato niente, invece quel pizzico di fortuna sulla mia occasione ci ha regalato addirittura i tre punti».

Aria di montagna. Altissima e purissima. Per staccare il Catania, tenere a bada un Siena resuscitato (sei punti in due partite), salire a +2 sull'Atalanta e a una lunghezza da Bologna e Lazio. Chi se l'aspettava con questa formazione di pura emergenza?
«Certo, neppure noi - dice Tomas l'uomo venuto dal Baltico - anche perché questo era uno scontro diretto e quando fai risultato contro avversarie della tua fascia e soprattutto in trasferta il risultato vale veramente doppio. Comunque non mi illudo: abbiamo tanta strada da fare. Il nostro comandamento è uno solo: combattere, combattere, combattere».

Il pullman ha già il motore acceso, l'aereo per Firenze aspetta la comitiva amaranto. Zingari felici di ritornare a casa.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino