Livorno Calcio
Qui Chievo, la colonia amaranto
Fabrizio Pucci
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COM’ERAVAMO. Di Carlo in versione mediano di spinta con la maglia del LivornoLa bestia nera e la carica degli ex. Sembra il titolo di un cartoon, è l'etichetta che il Livorno ha incollato sul contenitore gialloblù di nome Chievo. Negli scaligeri, da sempre imbattuti contro gli amaranto, domenica tre vecchie conoscenze torneranno a respirare l'aria ardenzina
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LIVORNO. La bestia nera e la carica degli ex. Sembra il titolo di un cartoon, è l'etichetta che il Livorno ha incollato sul contenitore gialloblù di nome Chievo. Negli scaligeri, da sempre imbattuti contro gli amaranto, domenica tre vecchie conoscenze torneranno a respirare l'aria ardenzina.
Il più illustre, e il più apprezzato della piccola colonia di ex livornesi, è il tecnico Di Carlo che nel 2001 scrisse l'ultimo capitolo di una lunga e brillante carriera proprio con la maglia amaranto sulla pelle e la fascia di capitano al braccio. Un stagione intensa (la prima di Jaconi) e indimenticabile al termine della quale il Livorno sfiorò la promozione in serie B, battuto nella doppia finale dal Como. Proprio al 'Sinigaglia' il 17 giugno 2001 Di Carlo visse la sua ultima domenica da calciatore, conclusa anzitempo perché espulso. Furono 30 i gettoni di presenza collezionati da Di Carlo: un carico di esperienza messo a disposizione di una squadra destinata a spiccare il volo. Altro che vecchio calciatore alle soglie della pensione: lui fornì un contributo reale alla causa, in campo e nello spogliatoio. La lunga fase della rinascita affonda le radici nel tempo: se il Livorno oggi è in serie A in parte lo deve anche alla saggezza di 'Mimmo'. Chi ha l'amaranto nelle vene lo sa e gli è riconoscente. E Mimmo tornerà a Livorno, per la prima volta, da avversario. Compagno di squadra di Di Carlo nel primo Livorno di Jaconi era Elvis Abbruscato,che al contrario del suo allenatore di oggi, all'epoca era agli albori della carriera. Il presidente Spinelli lo prelevò dal Verona in prestito nell'Ottobre del 2000. Il ragazzo di Reggio Emilia portò con sé un carico di belle speranze, ma anche le insicurezze dei suoi 19 anni. Chiuso dal 'Dio del gol' Igor Protti e in seconda battuta anche da Lorenzini e Scichilone, ricoprì lo scomodo ruolo di quarta punta. Che avesse dei numeri, era intuibile. Come era legittimo che Elvis incontrasse delle difficoltà. Alla fine dell'anno la sua ancora scarna collezione di maglie fu arricchita da dodici casacche amaranto e da un gol, inutile sul campo dell'Arezzo che il 5 novembre 2000 rimontò con Benfari e Ricchiuti e vinse la partita.
Il terzo ex è Erjon Bogdani. Se Abbruscato evoca i ricordi di una stagione esaltante in cui furono gettate le basi del ritorno nel calcio vero, l'albanese riporta alla mente il campionato più triste degli ultimi anni: il 2007/08, quello della retrocessione in serie B. Il Livorno definì il suo arrivo in prestito, proprio dal Chievo, nelle ultime ore della sessione estiva del mercato. Sembrava un colpaccio. Ma spesso l'apparenza inganna. Eccome se inganna. Bogdani non riuscì mai a entrare nel cuore della gente. E soprattutto il pallone non riuscì (quasi) mai a entrare in porta, sospinto dall'attaccante di Tirana. Impietose le sue cifre: 28 volte in campo e appena due reti. Entrambe segnate all'Ardenza. La prima alla Juventus a partita compromessa e la seconda alla Reggina per acciuffare il più inutile dei pareggi in uno scontro diretto.
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