Pallanuoto
La mia vita in piscina
Giorgio Pasquinelli
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Francesca Romano nelle vesti di giocatrice e ora a bordo piscina in quella di tecnicoHa giocato in serie A, in serie B, in nazionale. Ha vinto più di una volta la classifica dei marcatori, nel '95 ha conquistato l'Europeo ed è arrivata a un passo dallo scudetto. Eppure a Francesca Romano non piace essere ricordata per ciò che ha vinto, vuole essere ricordata per la passione e l'impegno che ha messo in ogni attimo della sua vita. E' una persona umile, sincera, schietta, Francesca, una persona senza fronzoli. E ormai da qualche anno ha messo tutta la sua esperienza a disposizione della Pallanuoto Livorno
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LIVORNO. Ha giocato in serie A, in serie B, in nazionale. Ha vinto più di una volta la classifica dei marcatori, nel '95 ha conquistato l'Europeo ed è arrivata a un passo dallo scudetto. Eppure a Francesca Romano non piace essere ricordata per ciò che ha vinto, vuole essere ricordata per la passione e l'impegno che ha messo in ogni attimo della sua vita. E' una persona umile, sincera, schietta, Francesca, una persona senza fronzoli. E ormai da qualche anno ha messo tutta la sua esperienza a disposizione della Pallanuoto Livorno.
La carriera. La vita di Francesca è sempre stata all'insegna della piscina e dell'acqua. Il nonno, Gino Piccini, era un grande allenatore di nuoto, il babbo e il fratello giocatori di pallanuoto. Anche lei, inevitabilmente, prese fin da piccola contatto con l'acqua, prima da nuotatrice e poi, quasi per caso, nacque l'amore con il pallone, non il pallone bianco da calcio o pallavolo, ma quello giallo. Quello da pallanuoto. La sua carriera è stata lunga e costellata da una "collezione di calottine". Tante squadre ha cambiato, ma il suo cuore è sempre rimasto a Livorno. E' qui, nel 1984, che inizia la carriera. Ci resta giocando otto anni e portando la squadra dalla serie B ai playoff per lo scudetto di serie A: «Era una grande squadra quella, c'erano grandi talenti, infatti io più altre cinque ragazze andammo in pianta stabile in nazionale dove giocammo per diversi anni. Ed è lì che ho conosciuto quello che reputo il più grande allenatore di tutti i tempi, Pierluigi Formiconi. Peccato che durante i playoff per lo scudetto Livorno fu sciolto e le giocatrici lasciate libere». Da qui, però, la sua carriera spicca il volo: Bologna, Ponente Ligure, Catania, Firenze, Torino, Lerici sono alcune delle squadre in cui ha militato lasciando il segno e vincendo diverse classifiche dei marcatori.
Il ritorno. A 35 anni, dopo aver giocato l'ultima stagione nel Lerici, arriva la chiamata di Livorno. Il fratello, Federico Romano, attuale allenatore della prima squadra maschile e femminile, punta sulla sorella. Senza pensarci un attimo Francesca accetta. Con il suo aiuto e quello di altre due grandi giocatrici, Noemi Scolari e Denise Marzano, il Livorno torna ad alti livelli e nel giro di tre anni viene trascinato dal "magico trio" dalla serie B ai playoff della serie A2. Dopo i playoff Francesca si ritira, ma il suo compito non è finito.
La società. «C'è un grande progetto in questa società - spiega Francesca - ed è per questo che ho iniziato ad allenare. In questi anni c'è stata una grandissima valorizzazione del settore giovanile sia maschile che femminile. Io, Noemi e Denise siamo state ingaggiate come giocatrici per permettere a molte ragazze di crescere tatticamente e tecnicamente, e adesso sono proprio loro che giocano e vincono. Il settore maschile invece ha la prima squadra che milita in serie C, ma quest'anno un'altra squadra, che io alleno, è stata iscritta al campionato di serie D dove sono stati inseriti tutti i giovani (Under 15, 17 e 20) dalle prospettive migliori. I ragazzi affrontano così un campionato tecnicamente e fisicamente superiore a quello che avrebbero dovuto giocare nelle varie categorie. Tutto questo è stato fatto per permettere al nostro settore maschile di fare il salto di qualità ma dovremo avere pazienza e aspettare ancora qualche anno».
La piscina. La società sta cercando di riportare la pallanuoto livornese nell'olimpo, cercando anche di emulare grandi realtà liguri, «ma per arrivare ad alti livelli possiamo solo puntare sui nostri giovani, perché i soldi non ci sono e gli sponsor non si trovano, inoltre non avendo una piscina propria ci è quasi impossibile organizzare tornei per far misurare i nostri ragazzi con altre realtà».
Le speranze. La Pallanuoto Livorno vive così di tante giovani speranze, ma anche del ricordo di un grande passato. Una città come la nostra, una città di mare, di scoglio non può fare a meno di una realtà come questa che dovrebbe essere tenuta in grande considerazione anche dall'amministrazione comunale.
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