CALCIO
"Così spingo il Livorno"
Alessandro Bernini
◗
TYSON. Qui Rivas contro Torres, in alto domenica scorsa a Siena"Tyson" Rivas entusiasta: "Non ho mai visto un gruppo affiatato come questo in amaranto. Come mi trovo qui? Vuoi mettere Antignano con Milano..."
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Guarda che questo è proprio forte...» ci confidò un paio di settimane fa un giocatore amaranto. Aveva ragione, Nelson Rivas si è presentato con una partita da leccarsi i baffi.
Nelson Rivas, complimenti. Bell'impatto col campionato.
«Ma, veramente quella partita a Siena la volevo giocare in 11 contro 11. Sì, loro attaccavano, ma mica hanno combinato molto».
Oddio, il Livorno in 11 contro 11 era rimasto sempre piantato dietro.
«Ma era chiaro che loro sarebbero partiti forte. Secondo me nel secondo tempo sarebbe cambiato tutto».
Sembri ottimista.
«Molto, sai perché?»
Perché
«Dal primo giorno che sono arrivato a Livorno ho trovato un gruppo fantastico. Mi hanno accolto proprio bene, non pensavo».
Clima diverso rispetto all'Inter.
«Questo è sicuro».
E Mourinho?
«Lasciamo stare. Di lui preferisco non parlare. Altra domanda?»
Parliamo di Ruotolo.
Si vede che fino a poco tempo fa era un giocatore. Credo che il miglior biglietto da visita sia come sta giocando il Livorno: abbiamo creato sempre molte palle gol, con buona manovra. Certo, ci sono tanti giocatori nuovi e ci vorrà un po' di tempo per sistemare i meccanismi»
Tempo qui ce n'è poco...
«Ma no, il campionato è lungo. L'ideale sarebbe comunque vincere subito contro il Palermo».
Che avrà davanti Cavani, Miccoli, Pastore...
«Dipende tutto da noi».
E un po' da loro.
«No, no, dipende da noi difensori. Perché è più facile per noi fermare un attaccante, piuttosto che per un attaccante far gol. Se la difesa del Livorno non commette errori, loro non segnano».
Bella filosofia. Da diffondere ai compagni di reparto.
«La difesa ha tanti giocatori di qualità, dai giovani come Perticone a quelli esperti come Galante. Sono io che posso imparare da loro».
Modesto.
«Diciamo che credo di sapere cosa valgo e cosa voglio. Ero all'Inter, una delle più importanti società a livello mondiale, ma non giocavo. E allora appena è arrivata la chiamata del Livorno, ho accettato subito ascoltando anche i consigli di due personaggi dell'Inter».
Possiamo sapere i loro nomi».
Ivan Cordoba e Massimo Moratti».
Però...
«Ivan mi ha spiegato che questa è l'occasione buona per giocare e rilanciarmi. Moratti mi ha parlato benissimo di Livorno, della città e dei suoi tifosi».
Ci sarà da lottare per salvarsi.
«Lo so. Ma sono pronto a mettere la mia forza fisica e di volontà al servizio della squadra. E siccome vedo che tutti hanno voglia di dar battaglia, a partire da Cristiano Lucarelli, sono proprio convinto che ce la faremo a restare in serie A».
Meglio la difesa a 3 o 4?
«Io ho giocato più spesso a 4, ma in carriera ho fatto anche il centrale nella difesa a 3».
A proposito di carriera. Livorno e poi...
«Ho un contratto con l'Inter fino al 2012, se ci salviamo non escludo di valutare anche l'idea di proseguire l'avventura a Livorno. Tutto è possibile, ma prima la salvezza, per noi e per i tifosi».
E l'impatto con la città?
«Una favola»
Addirittura.
«A Milano tanta pioggia e tanta nebbia. Ora abito ad Antignano, la mattina mi alzo e vedo il sole e il mare. Sai che differenza...».
Non sarà proprio la "parabola" dell'ingegnere a Milano e del disoccupato ad Ardenza, ma poco ci manca.
Nelson Rivas, complimenti. Bell'impatto col campionato.
«Ma, veramente quella partita a Siena la volevo giocare in 11 contro 11. Sì, loro attaccavano, ma mica hanno combinato molto».
Oddio, il Livorno in 11 contro 11 era rimasto sempre piantato dietro.
«Ma era chiaro che loro sarebbero partiti forte. Secondo me nel secondo tempo sarebbe cambiato tutto».
Sembri ottimista.
«Molto, sai perché?»
Perché
«Dal primo giorno che sono arrivato a Livorno ho trovato un gruppo fantastico. Mi hanno accolto proprio bene, non pensavo».
Clima diverso rispetto all'Inter.
«Questo è sicuro».
E Mourinho?
«Lasciamo stare. Di lui preferisco non parlare. Altra domanda?»
Parliamo di Ruotolo.
Si vede che fino a poco tempo fa era un giocatore. Credo che il miglior biglietto da visita sia come sta giocando il Livorno: abbiamo creato sempre molte palle gol, con buona manovra. Certo, ci sono tanti giocatori nuovi e ci vorrà un po' di tempo per sistemare i meccanismi»
Tempo qui ce n'è poco...
«Ma no, il campionato è lungo. L'ideale sarebbe comunque vincere subito contro il Palermo».
Che avrà davanti Cavani, Miccoli, Pastore...
«Dipende tutto da noi».
E un po' da loro.
«No, no, dipende da noi difensori. Perché è più facile per noi fermare un attaccante, piuttosto che per un attaccante far gol. Se la difesa del Livorno non commette errori, loro non segnano».
Bella filosofia. Da diffondere ai compagni di reparto.
«La difesa ha tanti giocatori di qualità, dai giovani come Perticone a quelli esperti come Galante. Sono io che posso imparare da loro».
Modesto.
«Diciamo che credo di sapere cosa valgo e cosa voglio. Ero all'Inter, una delle più importanti società a livello mondiale, ma non giocavo. E allora appena è arrivata la chiamata del Livorno, ho accettato subito ascoltando anche i consigli di due personaggi dell'Inter».
Possiamo sapere i loro nomi».
Ivan Cordoba e Massimo Moratti».
Però...
«Ivan mi ha spiegato che questa è l'occasione buona per giocare e rilanciarmi. Moratti mi ha parlato benissimo di Livorno, della città e dei suoi tifosi».
Ci sarà da lottare per salvarsi.
«Lo so. Ma sono pronto a mettere la mia forza fisica e di volontà al servizio della squadra. E siccome vedo che tutti hanno voglia di dar battaglia, a partire da Cristiano Lucarelli, sono proprio convinto che ce la faremo a restare in serie A».
Meglio la difesa a 3 o 4?
«Io ho giocato più spesso a 4, ma in carriera ho fatto anche il centrale nella difesa a 3».
A proposito di carriera. Livorno e poi...
«Ho un contratto con l'Inter fino al 2012, se ci salviamo non escludo di valutare anche l'idea di proseguire l'avventura a Livorno. Tutto è possibile, ma prima la salvezza, per noi e per i tifosi».
E l'impatto con la città?
«Una favola»
Addirittura.
«A Milano tanta pioggia e tanta nebbia. Ora abito ad Antignano, la mattina mi alzo e vedo il sole e il mare. Sai che differenza...».
Non sarà proprio la "parabola" dell'ingegnere a Milano e del disoccupato ad Ardenza, ma poco ci manca.
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