Italia
CALCIO
Errore punito con molto rigore
Livorno sconfitto 0-1. Derby ad una Fiorentina cinica, c’era un penalty anche per il Livorno. L'ira di Spinelli: "Vogliono rispedirci in B". Spazio alle vostre pagelle: date i voti ai giocatori amaranto scesi in campo
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LIVORNO. Nel vuoto viola c’è un lampo: Gilardino va giù in area e Jovetic segna dal dischetto. Prima e dopo quasi solo Livorno. Beffe di un calcio dove non c’è un tribunale a far giustizia ma un campo e un pallone che non sempre rimbalza nel modo giusto.
Resta il fatto che alla cassa ci va la Fiorentina, senza aver sprecato molto energie se non per contenere, salvaguardando anche diversi titolari in ottica Champions. In questo caso il confine tra cinismo e fortuna è molto sottile, ma le grandi squadre non badano mai al sottile. In attesa di tempi migliori per il gioco, magari già da martedì col Liverpool.
LA PARTITA MINUTO PER MINUTO
Il risultato sa tanto di beffa per il Livorno. Coraggioso, grintoso, spesso a spingere anche con forze che tecnicamente non appartengono a questa squadra. E penalizzato. Perché su tre episodi dubbi nelle aree, l’arbitro vede solo quello a favore dei viola: non il possibile penalty su Cellerino, né quello probabile su Tavano travolto da Frey. Però il discorso non si può fermare qui. C’è un problema-gol e c’è la sensazione che non sempre il cuore possa bastare. Per ora la coppia Russo-Ruotolo resta al suo posto, ma è chiaro che già la trasferta di Siena diventa un esame.
IL PRESIDENTE FURIOSO "Quello era rigore"
L’episodio. Il mondo si rovescia al 29’ del secondo tempo. Cross di Vargas dalla sinistra, Diniz (entrato da poco al posto dell’infortunato Perticone) perde Gilardino e lo ferma buttandolo giù. Rigore. Sul dischetto va il fresco Jo Jo Jovetic che batte De Lucia. Per il Livorno è la fine, con la disperazione che porta Ruotolo a mettere dentro addirittura Galante come attaccante (che fa pure bene) quando la Fiorentina resta in dieci per l’espulsione (sbagliata) di Dainelli.
Lì nel mezzo. Eppure la partita l’aveva fatta il Livorno, soprattutto in mezzo al campo. Merito del centrocampo, con Mozart dominatore del duello al fosforo con Montolivo e Moro molto più guizzante (e meno falloso) di Donadel. Tant’è che Prandelli dopo una manciata di minuti della ripresa ha dovuto ridisegnare la Fiorentina, inserendo Cristiano Zanetti e Marchionni per Donadel e Jorgensen alla ricerca di maggiore sostanza.
E in effetti qualcosa di meglio la Fiorentina ha fatto nel secondo tempo. Niente di fenomenale, per carità, tant’è che De Lucia l’unica parata vera (rigore a parte) l’ha firmata su Mutu in fuorigioco.
Mutu e Gila. C’ha provato Prandelli: ha lanciato Mutu dall’inizio per dargli fiducia, per regalargli un po’ di ritmo partita. Macchè. Al momento questo è un giocatore che non sposta.
Di lui resta la triste immagine di una brutta entrata in scivolata su Raimondi, fuori tempo, figlia non della cattiveria ma della frustrazioni di chi non riesce ad entrare in partita e arriva sempre secondo sulla palla. E qualche guizzo nel secondo tempo, senza però troppa incisività.
In compenso ci pensa sempre Gilardino. Che stavolta è andato a prendere dal cestino uno dei pochi palloni arrivati in area e l’ha trasformato in un diamante.
Non solo cuore. Si è rivisto il Livorno con la clava, che corre e combatte come fosse una finale di Champions. E forse senza il miracolo di Frey su Pulzetti (eravamo al 37’ del primo tempo), il Livorno avrebbe anche segnato la sua prima rete in casa.
Non è comunque una squadra che ha il gol nel sua dna. Perché Candreva è super ma non ha i colpi di Diamanti in fase conclusiva, Lucarelli si batte ma a vuoto, e a Tavano in serie A viene concesso mezzo secondo e mezzo metro in meno rispetto alla B. E così è dura.
Resta il fatto che alla cassa ci va la Fiorentina, senza aver sprecato molto energie se non per contenere, salvaguardando anche diversi titolari in ottica Champions. In questo caso il confine tra cinismo e fortuna è molto sottile, ma le grandi squadre non badano mai al sottile. In attesa di tempi migliori per il gioco, magari già da martedì col Liverpool.
LA PARTITA MINUTO PER MINUTO
Il risultato sa tanto di beffa per il Livorno. Coraggioso, grintoso, spesso a spingere anche con forze che tecnicamente non appartengono a questa squadra. E penalizzato. Perché su tre episodi dubbi nelle aree, l’arbitro vede solo quello a favore dei viola: non il possibile penalty su Cellerino, né quello probabile su Tavano travolto da Frey. Però il discorso non si può fermare qui. C’è un problema-gol e c’è la sensazione che non sempre il cuore possa bastare. Per ora la coppia Russo-Ruotolo resta al suo posto, ma è chiaro che già la trasferta di Siena diventa un esame.
IL PRESIDENTE FURIOSO "Quello era rigore"
L’episodio. Il mondo si rovescia al 29’ del secondo tempo. Cross di Vargas dalla sinistra, Diniz (entrato da poco al posto dell’infortunato Perticone) perde Gilardino e lo ferma buttandolo giù. Rigore. Sul dischetto va il fresco Jo Jo Jovetic che batte De Lucia. Per il Livorno è la fine, con la disperazione che porta Ruotolo a mettere dentro addirittura Galante come attaccante (che fa pure bene) quando la Fiorentina resta in dieci per l’espulsione (sbagliata) di Dainelli.
Lì nel mezzo. Eppure la partita l’aveva fatta il Livorno, soprattutto in mezzo al campo. Merito del centrocampo, con Mozart dominatore del duello al fosforo con Montolivo e Moro molto più guizzante (e meno falloso) di Donadel. Tant’è che Prandelli dopo una manciata di minuti della ripresa ha dovuto ridisegnare la Fiorentina, inserendo Cristiano Zanetti e Marchionni per Donadel e Jorgensen alla ricerca di maggiore sostanza.
E in effetti qualcosa di meglio la Fiorentina ha fatto nel secondo tempo. Niente di fenomenale, per carità, tant’è che De Lucia l’unica parata vera (rigore a parte) l’ha firmata su Mutu in fuorigioco.
Mutu e Gila. C’ha provato Prandelli: ha lanciato Mutu dall’inizio per dargli fiducia, per regalargli un po’ di ritmo partita. Macchè. Al momento questo è un giocatore che non sposta.
Di lui resta la triste immagine di una brutta entrata in scivolata su Raimondi, fuori tempo, figlia non della cattiveria ma della frustrazioni di chi non riesce ad entrare in partita e arriva sempre secondo sulla palla. E qualche guizzo nel secondo tempo, senza però troppa incisività.
In compenso ci pensa sempre Gilardino. Che stavolta è andato a prendere dal cestino uno dei pochi palloni arrivati in area e l’ha trasformato in un diamante.
Non solo cuore. Si è rivisto il Livorno con la clava, che corre e combatte come fosse una finale di Champions. E forse senza il miracolo di Frey su Pulzetti (eravamo al 37’ del primo tempo), il Livorno avrebbe anche segnato la sua prima rete in casa.
Non è comunque una squadra che ha il gol nel sua dna. Perché Candreva è super ma non ha i colpi di Diamanti in fase conclusiva, Lucarelli si batte ma a vuoto, e a Tavano in serie A viene concesso mezzo secondo e mezzo metro in meno rispetto alla B. E così è dura.
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