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I mostri sacri benedicono l'intesa

Andrea Puccini
<strong>LIBERTAS.</strong> Massimo Giusti
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LIBERTAS. Massimo Giusti

I due bomber sono sicuri «In tempi di vacche magre era l'unico segnale possibile»

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LIVORNO. «Ben venga la collaborazione, anche se il campanilismo resta il sale del basket a Livorno». Un concetto al cui solo pensiero in molti puristi sarebbero rabbrividiti sino a qualche anno fa (e qualche nostalgico lo fa ancora oggi). Invece, a sorpresa, i soliti Alessandro Fantozzi e Claudio Bonaccorsi applaudono in coro all' operazione «under 19 d'Eccellenza», promossa dalle dirigenze di Libertas e Pielle.

Due figure accomunate in passato dallo stesso ruolo, dal carisma e dalla classe sul parquet, pur restando anche protagonisti agli antipodi. Eppure, concedendo il loro placet, entrambi mettono simbolicamente il sigillo sullo storico accordo. Un evento che non poteva non suscitare qualche reazione più o meno velata tra i tanti appassionati della palla a spicchi ancora presenti in città, malgrado gli attuali tempi bui e la scomparsa freschissima dello stesso Basket Livorno dal panorama nazionale dei canestri. Cancellata la realtà dell'ancora amaranto, Triglia e Vele tornano ad incarnare gli emblemi sacri di una disciplina che ha ancora fiato nei polmoni per dire la propria anche a Livorno. E anche grazie ad un patto che somiglia ad una tregua epocale tra i club cugini per eccellenza, prova a riemergere in superficie quanto prima. «Se l'accordo è studiato nell'interesse dei ragazzi dei vivai, per dare loro una possibilità ulteriore di giocare a pallacanestro in città e magari farlo a livelli più competitivi, non posso che essere favorevole - è la premessa di Fantozzi - il fatto che Pielle e Libertas restino due realtà distinte, con la loro storia e i loro ricordi, va altrettanto bene. Un'eccessiva rivalità, in un momento delicato come questo, è però da evitare. Bisogna arrendersi all'evidenza del tempo che passa».

Praticamente sulla stessa lunghezza d'onda anche «Bomba» Bonaccorsi, ormai trasferitosi a Rimini da qualche anno per curare la propria attività commerciale. «Tra il niente e qualcosa, meglio sicuramente la seconda opzione - spiega - si tratta di un segnale forte contro l'immobilismo che pare aver paralizzato una città dal prestigio cestistico infinito come Livorno. Rispetto a tante altre piazze, abbiamo dalla nostra la storia e un sacco di campioni sfornati dai vivai: non disperdiamo questo patrimonio. Vedo di buon occhio quindi qualsiasi cosa serva a dare uno scopo ai centinai di ragazzi che giocano in città, tra i quali mio nipote. E che permetta alle migliaia di tifosi di andare la domenica a godersi una bella partita al palasport piuttosto che a impegnare il tempo con una passeggiata sul lungomare. Qualsiasi cosa sia funzionale a farci tornare su palcoscenici più dignitosi. Ovviamente il cuore vorrebbe che a farlo fosse la Pl, ma so anche che senza un derby con i cugini, perderemmo parecchio gusto».

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