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La beffa del secolo, l'ombra di Modì
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Piefrancesco Ferrucci, Pietro Luridiana e Michele Ghelarducci. Sono tre amici, studenti universitari figli della Livorno bene, che in un paio di serate si sono divertiti con un Black & Decker e un piccolo blocco di arenaria a preparare una delle teste che nell'estate del 1984 tutti cercano.1 / 14
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12 luglio 1984. Si inaugura la mostra su Modigliani scultore, tra gli invitati Marcello Mastroianni. E' la prima che Livorno dedica al "suo" Modì ed apre nel centesimo compleanno dell'artista. A curarla ci sono i fratelli Durbé. Vera (nella foto) è direttrice del Museo Progressivo d'Arte Contemporanea di Villa Maria. Il fratello Dario è direttore della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Nonostante questo, su ventisei sculture universalmente riconosciute di Modigliani, ne sono arrivate a Livorno solo quattro, e una, fra l'altro, potrà rimanere solo pochi giorni2 / 14
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La prima grana scoppia subito: Vera Durbé e la figlia di Modigliani sono protagoniste di una querelle su un "Ritratto di Picasso" esposto a Livorno che, scrive Jeanne Modigliani da Parigi, non appare "in nessuna edizione attendibile". E in più lamenta di essere stata esclusa dal Comitato Scientifico della mostra. Jeanne Modigliani, figlia del grande artista livornese, morì in circostanze mai chiarite proprio nell'estate del 19843 / 14
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Tutto inizia proprio l'estate di cento anni fa, quella del 1909. Quando Amedeo Modigliani torna da Parigi a Livorno per rimettersi in salute. Qui scolpisce anche alcune teste in pietra, e fin qui i fatti sono certi. Secondo poi testimonianze esili e contraddittorie, alcuni suoi amici gli consigliano però di buttarle nel fosso, tanto sono brutte. E la leggenda vuole che Modigliani le carichi nottetempo su un carretto per scagliarle nel Fosso Reale, vicino al Mercato delle Vettovaglie. Nel 1984, Vera Burbé torna alla carica con la leggenda del 1909: si trovano quaranta milioni di lire e il 16 luglio l'escavatrice inizia a rimestare il fondo del Fosso Reale e quello ancora più torbido della leggenda. Si ridesta immediatamente l'interesse dei media.4 / 14
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Vera Durbé segue personalmente i lavori. I tre studenti gettano di notte davanti alla benna il loro blocco di arenaria e la mattina del 24 luglio pensano solo di "guardare di nascosto l'effetto che fa prima" che tutti si accorgano della bufala. Peccato la pietra scolpita ripescata non sia la loro. La burla si complica. Alle quattro del pomeriggio la benna recupera comunque anche la loro opera. Entrambe vengono magnificate da Vera Durbé: "La prima è più bella, nobilissimo il naso, la seconda sembra un dipinto...". I media di tutta Italia si gettano sulla notizia. A Parigi, Jeanne Modigliani è stata avvertita da lettere anonime che a Livorno stanno per essere ritrovate due false teste. Tace e rilascia dichiarazioni molto caute, poi parte per Livorno. Il 27 viene trovata priva di sensi ai piedi delle scale del suo appartamento. Morirà dopo alcune ore in ospedale. Una caduta accidentale e un trauma cranico letale, concludono le autorità francesi. Ma senza neppure aver disposto l'autopsia.5 / 14
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Il 24 luglio viene ritrovata la prima testa, a distanza di pochi giorni la seconda. Il 9 agosto pesca dal Fosso Reale una terza scultura. Le tre teste ritrovate vengono così esposte alla mostra di Villa Maria, che finalmente vede arrivare visitatori a frotte, da tutta Italia. Si appronta un catalogo apposito, che viene presentato domenica 2 settembre. Peccato che Panorama, in edicola il lunedì, anticipi il suo scoop da copertina: tre studenti hanno rivelato al settimanale di essere gli autori di almeno una testa, quella definita 'Modì 2'. Scoppia il putiferio6 / 14
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2 settembre. I tre giovani raccontano la beffa al settimanale Panorama. La foto li raffigura con alcuni amici prima di gettare la testa nei fossi7 / 14
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Presentazione ufficiale del catagolo dove sono rappresentate le sculture il 2 settembre. Verso le tre del pomeriggio del 7 settembre a una delle sculture (Modì 2) vengono messi i sigilli dall'ufficiale giudiziario in attesa di essere trasferita due giorni più tardi nel caveau della Banca d'Italia. La mostra livornese per il centenario di Modì finisce con un acceso parapiglia e con Vera Durbè ricoverata per un malore. Ancora niente, rispetto a quello a cui tutta Italia sta per assistere: il 10 settembre Ferrucci, Luridiana e Ghelarducci vanno su Raiuno e in poco tempo scolpiscono in diretta una replica di Modì 2. Esibiscono anche le prove fotografiche di quella che da burla è diventata un vero e proprio affaire. Ma il 13 settembre esce allo scoperto l'autore delle altre due teste, la 1 e la 3.8 / 14
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La testa gettata nei fossi9 / 14
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La falsa testa rifatta in tv10 / 14
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13 settembre. Il pittore livornese Angelo Froglia rivela di essere l'autore delle altre due teste. Froglia possiede anche un video della creazione delle teste, che nei suoi progetti doveva essere esso stesso un'opera artistica concettuale e provocatoria. Lo mostra il 15 settembre, in una saletta di una pizzeria dell'Ardenza stipata all'inverosimile di giornalisti11 / 14
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Angelo Froglia12 / 14
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Ma in questa storia c'è anche la beffa delle beffe. Nel 1991, a Giuseppe Saracino (nella foto con una scultura), uno stilista livornese, porta a riparare l'auto in un'autofficina del quartiere di Salviano dove, appoggiate su un soppalco, nota tre sculture in arenaria. Piero Carboni, il titolare, racconta una storia su quelle teste nel giardino dei suoi parenti, i Simoncini, con cui facevano i pali quando giocavano a pallone. Gli dicevano che un artista le avesse lasciate a un Simoncini venditore di limoni, detto Solicchio, perché doveva andarsene da Livorno e non poteva portarsele dietro. Quell'artista aveva affittato due stanze in via Gherardi Del Testa ed è quello l'i ndirizzo dove lavorò Modigliani per tutta l'estate del 1909. Poi venne la Guerra, vennero i bombardamenti, lo sfollamento. Carboni tornò nella Livorno devastata e fra le macerie di quelle case riconobbe le teste scolpite. Le caricò su un carretto e se le portò via. Gli bastano un paio di telefonate, a Vera Durbé e agli Archivi Modigliani, per rendersi conto che nessuno lo crederà. Prima della beffa non lo credono perché smonterebbe la leggenda del Fosso Reale, e dopo la beffa perché nessuno al mondo è più disposto a sbilanciarsi13 / 14
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Carlo Pepi in una foto del 199014 / 14
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Dalla Leggenda delle statue gettate via ad un labirinto internazionale di sospetti, segreti, soldi e inimicizie - Tutta la vicenda dell'affaire Modigliani nel racconto dello scrittore Giampaolo Simi che ripercorre quella calda, surreale estate di 25 anni fa - LEGGI IL RACCONTO
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