Il Tirreno

Livorno

Dolore e domande

Morto sulla Fi-Pi-Li a 27 anni, il giorno dell’addio a Mirko: un indagato e tanti dubbi da chiarire

di Claudia Guarino

	Mirko Arrigoni e i genitori al funerale 
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Mirko Arrigoni e i genitori al funerale 

Ai funerali del giovane livornese centinaia di persone tra amici, familiari e tifosi della Sampdoria. Intanto gli investigatori proseguono gli accertamenti per ricostruire la dinamica dello schianto

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LIVORNO. I palloncini bianchi e blu, le bandiere della Sampdoria, i cori. E il dolore. Tanto. «Non si può morire così a 27 anni». Gli amici si abbracciano, provando a darsi conforto l’un l’altro. Babbo Luca e mamma Simona si tengono per mano. E si stringono agli altri due figli: Nicola e Matteo. «Non sappiamo cosa sia successo – dice Luca Arrigoni –. Alla polizia stradale non ci dicono niente. Vorremmo saperlo». Martedì 27 ottobre ai Lupi c’erano decine di persone. Erano tutti lì per Mirko Arrigoni. Per salutare un’ultima volta il giovane livornese morto a 27 anni dopo essere stato sbalzato sull’asfalto durante il cappottamento dell’auto su cui si trovava insieme a due amici nella mattina di domenica 25 ottobre. Di come abbia fatto la macchina a ribaltarsi su un rettilineo per adesso si sa poco o niente. Con ogni probabilità, tra le altre cose, la Polstrada di Pisa cercherà di capire se ci sono telecamere che hanno ripreso qualcosa. Nel frattempo il sostituto procuratore Antonella Tenerani, sebbene non abbia disposto l’autopsia, ha aperto un fascicolo per omicidio stradale iscrivendo, come atto dovuto in caso di accertamenti irripetibili, il nome del ragazzo che si trovava alla guida dell’auto. Posto che, come sembra, nell’incidente non sarebbero coinvolti altri veicoli.

Il raccoglimento

Ma martedì 27 ottobre è stato il momento del raccoglimento e del dolore. Il viaggio verso il tempio della cremazione è stato preceduto dall’arrivo di un gruppo di ragazzi che sventolavano le bandiere della Sampdoria intonando cori in onore del loro amico che non c’è più. Mirko era tifosissimo dei blucerchiati, tanto che la curva esporrà uno striscione in suo onore, in occasione della prossima partita. Sarebbe stato contento. Poi, feretro in spalla e camminata fino al tempio. E davanti alle colonne dei Lupi pochi minuti di raccoglimento sono diventati eterni nei cuori di chi ha pianto il giovane magazziniere morto sulla Fi-Pi-Li mettendosi una mano sul cuore.

L’addio

Un amico prende la foto di Mirko che si trova sulla bara e la mostra ai presenti, alzando le mani al cielo. Ecco gli applausi. Tutti per lui, per quel “bimbo d’oro” dal ciuffo sbarazzino che adesso non c’è più. Poi la bara entra nel tempio e il sole cala. Ma non il dolore, quello no. E non le lacrime. Si cerca una consolazione abbracciandosi. E gli amici hanno deciso di organizzare una raccolta fondi – sia sulla piattaforma online su gofundme che tramite una cassetta esposta nella pizzeria Tre Canti in corso Mazzini – per aiutare la famiglia Arrigoni che, in questo momento di dolore, vorrebbe anche sapere che cosa esattamente è successo sulla superstrada. «Non lo sappiamo neanche noi», ribadisce il padre.

L’incidente

Si sa solo che Mirko era seduto al posto del passeggero e che quando l’auto si è cappottata è stato sbalzato fuori dall’abitacolo ed è finito sull’asfalto, dove è morto poco dopo per le ferite riportate. E si sa (questo quanto meno è ciò che è emerso dai primi accertamenti) che non ci sarebbero altri veicoli coinvolti.

Le indagini

Dunque, in tutto questo, resta da spiegare come abbia fatto la Twingo a cappottarsi da sola mentre stava percorrendo un’ampia strada dritta. Su questo aspetto, al di là delle varie voci che si rincorrono in città, si attendono delle risposte certe dalle indagini. Nel frattempo, e proprio per chiarire l’accaduto, la procura ha deciso di indagare il conducente dell’auto. L’unico, insieme al ragazzo seduto dietro, che potrebbe essere in grado di fornire elementi per riuscire a ricostruire quanto accaduto nella domenica mattina lungo la Fi-Pi-Li all’altezza dell’Interporto. 

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