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Nervi tesi

Livorno, la nave dei container sospetti e la protesta al porto: sequestrate le barche della Flotilla, 11 denunciati

di Claudia Guarino

	Una delle barche sequestrate
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Una delle barche sequestrate

La Sunaid X ha attraccato al Terminal Darsena Toscana dopo sei ore di stallo in rada. Usb e Gap contestano il transito di materiale militare verso Sigonella. Il prefetto Dionisi annuncia un tavolo di confronto, sospeso lo sciopero dei portuali

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LIVORNO. Mentre le barche della Flotilla portavano avanti «azioni di disturbo in mare», attivisti e lavoratori si sono piazzati all’ingresso del Terminal Darsena Toscana, dove sono poi tornati ore dopo in presidio. Il tutto per bloccare la Sunaid X, nave battente bandiera portoghese, proveniente dalla Spezia «con un carico di armi per la base americana di Sigonella». La nave è stata fatta attraccare all’accosto 14 c di Tdt nella serata di giovedì, «i portuali in sciopero – fanno sapere dall’Unione Sindacale di Base – non hanno lavorato sul carico» ma a un certo punto sono comunque partite le operazioni per lo scarico dei container. Anche perché lo sciopero è stato sospeso dopo che il prefetto Giancarlo Dionisi ha annunciato la convocazione, nei prossimi giorni, di un tavolo di confronto. I militari del Roan, reparto operativo aeronavale della guardia di finanza di Livorno, nel frattempo hanno sequestrato le tre barche della Flotilla denunciando undici attivisti per interruzione di pubblico servizio. «È gravissimo – dice Usb, che aveva già partecipato ad azioni simili in passato e che ricorda lo sciopero generale del 30 ottobre – che un porto civile venga utilizzato per movimentare materiale militare ponendo il nostro Paese in complicità con la guerra». Ma andiamo con ordine.

La nave

Nella porta container “incriminata”, secondo Usb, ci sono «quattro contenitori “sospetti” al cui interno vi sono batterie per droni, equipaggiamenti militari, gas e propellenti. L’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti utilizza la nave Sunaid X per collegare Livorno alla base militare di Sigonella, con trasporti che comprendono prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui natura non risulta maggiormente specificata. Attraverso altre linee risultano inoltre spedizioni di Humvee (mezzi militari statunitensi) e di carichi non specificati verso Camp Darby».

L’azione

E dato che «un porto civile non può essere trattato come corridoio logistico per le armi», Usb e Gruppo Autonomo Portuali hanno tentato di bloccare la nave, prima chiedendo la sospensione dell’attracco poi, quando la nave è arrivata in banchina dopo uno stallo in rada di circa sei ore, col rifiuto da parte dei lavoratori in sciopero di scaricarne il contenuto. In questa azione Usb e Gap sono stati affiancati da No Harbor for Genocide e Global Sumud Flottilla Italia, che ha impiegato tre barche in funzione di disturbo.

Il sequestro

L’intera operazione è stata supervisionata dalla prefettura di Livorno, che parla di assenza di criticità rilevanti. E, dopo il sequestro delle barche e la denuncia di undici attivisti per interruzione di pubblico servizio, la questione è passata alla procura di Livorno. Nel pomeriggio di venerdì 23 ottobre, d’altra parte, è stato organizzato un altro presidio di fronte al Terminal Darsena Toscana in vista dello sciopero del 30 ottobre.

Il presidio

Usb e Gap ribadiscono come sia «gravissimo che un porto civile venga utilizzato per movimentare materiale militare ponendo il nostro Paese in complicità con guerre che sarebbero esplicitamente vietate dalla nostra costituzione e che producono carovita crescente con aumenti del costo della benzina, dei beni alimentari e delle bollette». Anche perché «ogni miliardo speso per le armi esce dalla stessa cassa da cui dovrebbero uscire salari adeguati all’aumento dell’inflazione che a sua volta è alimentata dalle guerre». Da qui l’indizione, a livello nazionale, del prossimo sciopero per chiedere anche «il rilancio dei servizi pubblici e la restituzione al Paese di un welfare capace di assorbire almeno una parte dei danni che carovita e guerre stanno producendo. Abbassate le armi – questo lo slogan – alzate i salari».

Le richieste

Per quanto riguarda il porto di Livorno, Usb ritiene che altri carichi d’armi arriveranno in città, dunque il problema si riproporrà e, in quest’ottica, «è importante prevedere l’apertura di un tavolo con Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, che dovrebbe ispezionare la nave con i droni, terminalisti e prefettura per affrontare il problema». Giancarlo Dionisi, da parte sua, ha confermato la volontà di convocare la riunione entro la prossima settimana. Per ora, dunque, sciopero revocato. 

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