Carovita, famiglie in difficoltà tra affitto e bollette: a Livorno uno sfratto ogni due giorni – La storia di Letizia che perderà la casa l’11 novembre
Il punto dell’assessore: «Il costo della vita per molti è diventato insostenibile e non ci sono più case popolari disponibili». Nel 2026 programmate 154 esecuzioni: «Numero stabile ma sempre molto alto»
LIVORNO. Uno sfratto ogni due giorni. Con numeri che, per quanto riguarda il 2026, sono in linea con quelli dell’anno precedente. «Ma a fronte di una flessione dei casi di morosità incolpevole, si assiste a un aumento delle persone che, sebbene non abbiano perso il lavoro, con l’aumento del costo della vita non riescono più a far fronte alle spese». E, dunque, non riescono più a pagare l’affitto o le bollette. A fare il punto della situazione, in questi giorni di tensione abitativa, è l’assessore al Sociale Andrea Raspanti, che sul recente caso di Letizia, invalida sotto sfratto, dice: «La prima casa popolare disponibile con le giuste condizioni andrà a lei», che è prima nella graduatoria Erp tuttavia ha bisogno di un alloggio che sia, per esempio, privo di barriere architettoniche. Ma andiamo con ordine.
Sos alloggi
Dal post Covid, quando la media era di due sfratti al giorno, ad adesso la situazione è migliorata, ma in città le necessità abitative restano forti. Anche perché la domanda (sia di alloggi popolari che di abitazioni in affitto) supera di gran lunga la disponibilità di immobili che, conferma Raspanti, «continuano a non trovarsi». In questo contesto si inserisce chi, destinatario di uno sfratto esecutivo, rischia di finire per strada.
Il caso di Letizia
È il caso di Letizia, reso noto dal sindacato Asia Usb che ha già organizzato un picchetto in sua difesa. Letizia è invalida al 100%, si muove in carrozzina e l’11 novembre sarà sgomberata dalla casa di via Mayer in cui vive con la madre e la figlia. La donna dice di aver sempre pagato l’affitto e ha poi accettato di andarsene alla scadenza del contratto 4 + 4, sebbene in un secondo momento siano subentrati i problemi di salute che l’hanno resa invalida. Letizia, dunque, alla luce di tutto ciò chiede più tempo per riuscire a trovare un’altra sistemazione.
I numeri
Nel calendario Unep (ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti del tribunale di Livorno) risultano 154 sfratti pianificati per il 2026. E fino a ora 56 famiglie di queste 154 si sono rivolte all’ufficio casa del Comune. «Nel 2025 – racconta Raspanti – sono stati 12 i nuclei familiari ammessi al fondo per gli sfratti incolpevoli e nel 2026, con dati aggiornati a settembre, siamo a sei. Aumentano invece i casi di morosità che non rientrano nella categoria di “incolpevolezza” come lo definisce la legge ma che riguardano persone finite sotto sfratto per l’aumento del costo della vita a parità di reddito percepito».
I casi
Loro non possono accedere al fondo per la morosità incolpevole e anche se esiste un fondo dedicato questo ha disponibilità ridotte. «Nel 2025 erano 9 e quest’anno sono già 10 le famiglie che hanno usufruito del fondo di supporto – spiega l’assessore – che si attiva solo nel caso di famiglie con minori, anziani, disabilità e malattia. In generale vediamo famiglie che finiscono sotto sfratto e non possono accedere al fondo per morosità incolpevole perché non hanno perso il lavoro o avuto una riduzione drastica del reddito, né al fondo di supporto perché non hanno anziani o persone malate in casa. Ma i loro redditi non sono più sufficienti a far fronte al costo della vita».
«Serve una manovra»
In alcuni casi di particolare necessità il Comune può anche fornire un aiuto con il pagamento dell’affitto, ma c’è anche un altro problema e cioè che «non si trovano contratti d’affitto. Abbiamo per esempio un’agenzia immobiliare pubblica con un fondo di garanzia comunale, ma non troviamo proprietari disposti a mettere a disposizione alloggi. Credo che servirebbe una normativa statale in grado di regolamentare il settore e bisognerebbe puntare anche sull’edilizia a canone sostenibile». Cioè sugli alloggi pensati per chi ha un reddito troppo alto per accedere alle case popolari, ma troppo basso per sostenere i prezzi del mercato immobiliare privato. Cioè per quella categoria di lavoratori che adesso, con gli aumenti dei prezzi di qualunque cosa, fanno fatica ad arrivare a fine mese o a pagarsi un tetto sotto cui stare.
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