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Livorno e le «moschee abusive»: la Lega presenta l’esposto per chiedere di indagare

di Redazione Livorno
Carlo Ghiozzi e l'ingresso di una moschea che, secondo la Lega, è abusiva
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Carlo Ghiozzi e l'ingresso di una moschea che, secondo la Lega, è abusiva

Il capogruppo in consiglio comunale e segretario provinciale del partito Carlo Ghiozzi lo ha inviato al prefetto, al sindaco, in questura e agli uffici di palazzo civico firmandolo insieme alle eurodeputate Susanna Ceccardi, Silvia Sardone e Annamaria Cisint. Obiettivo «fare luce sugli immobili di via dell’Angiolo 40, via della Pina d’Oro 26 e piazza Garibaldi 27»

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LIVORNO. Tre fondi da controllare per verificare se vengano utilizzati come luoghi di culto islamico senza autorizzazione. La Lega – come annunciato al Tirreno nelle scorse settimane – passa all’azione e presenta un esposto indirizzato al prefetto Giancarlo Dionisi, al nuovo questore Michele Abenante, al sindaco Luca Salvetti e agli uffici comunali competenti, chiedendo sopralluoghi in via dell’Angiolo 40, via della Pina d’Oro 26 e piazza Garibaldi 27.

A firmarlo le tre europarlamentari Susanna Ceccardi, Silvia Sardone e Annamaria Cisint, del gruppo “Patriots for Europe”, insieme a Carlo Ghiozzi, capogruppo del Carroccio in consiglio comunale e segretario provinciale del partito. La richiesta arriva dopo la bocciatura, da parte della maggioranza, della mozione presentata dalla Lega sui presunti luoghi di culto islamici abusivi. «L’assessora Silvia Viviani, durante il dibattito, aveva sostenuto che, in assenza di esposti formali, non si potesse procedere ai controlli. Bene, adesso l’esposto c’è – dichiarano i firmatari –. Non ci sono più giustificazioni: l’amministrazione deve effettuare le verifiche richieste e dare risposte concrete».

L’obiettivo è accertare l’effettivo utilizzo dei tre immobili, la compatibilità con il piano operativo comunale, le destinazioni d’uso e il rispetto delle norme edilizie, igienico-sanitarie e di sicurezza. I firmatari chiedono che i sopralluoghi vengano effettuati, se possibile, nei giorni in cui sia più facile verificare l’eventuale svolgimento della preghiera collettiva. Qualora fossero riscontrate violazioni, sollecitano l’adozione dei provvedimenti previsti dalla legge, compresa la cessazione dell’utilizzo abusivo nei casi consentiti. «Non è una battaglia contro una religione – precisano gli esponenti leghisti –. L’articolo 19 della Costituzione garantisce a tutti la libertà religiosa, ma questo diritto deve essere esercitato nel rispetto delle leggi italiane».

Secondo i firmatari, la denominazione di associazione culturale non sarebbe sufficiente a escludere la necessità di verifiche, perché a contare è l’attività effettivamente svolta nei locali. Nell’esposto vengono richiamate anche le pronunce del Consiglio di Stato relative al caso di Monfalcone, sul rapporto tra libertà di culto e destinazioni urbanistiche.

Nel documento trova spazio anche la vicenda della dodicenne livornese che, come riportato dal Tirreno, era stata minacciata al Parterre perché non indossava abiti conformi a determinate prescrizioni religiose. I firmatari chiedono che venga verificata l’eventuale esistenza di collegamenti documentabili tra le persone coinvolte, le associazioni e i luoghi di aggregazione religiosa. «Sono episodi gravissimi, sui quali spetta alla magistratura accertare le responsabilità», affermano, sollecitando interventi qualora emergessero condotte di istigazione alla violenza o alla coercizione.

Ceccardi, Sardone, Cisint e Ghiozzi tornano quindi ad attaccare Salvetti, ricordando la battuta sulle «ghiande» pronunciata durante il dibattito sulla mozione. «Adesso, utilizzando proprio la sua espressione, diciamo che le “ghiande” dovrà farle lui, portando risultati e risposte concrete ai cittadini», sostengono, criticando i video pubblicati dal primo cittadino davanti ai locali segnalati durante la “Festa dello sport”. La Lega annuncia infine che tra un mese presenterà un’interpellanza in consiglio per conoscere gli esiti dell’esposto, i controlli effettuati e gli eventuali provvedimenti adottati. «Le rassicurazioni politiche non sostituiscono i controlli urbanistici, edilizi e di sicurezza», concludono i firmatari, chiedendo che le eventuali irregolarità siano accertate dagli uffici di palazzo civico.

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