Truffe a Livorno, il vicino-eroe di viale Fabbricotti: «Quel silenzio mi ha insospettito»
Parla il dirimpettaio che consentito l’arresto dei due malviventi: «Quella donna la conosco da 27 anni, quando l’ho vista, ho capito». La polizia, l’identikit e il blitz: ecco come sono stati rintracciati i truffatori
LIVORNO. «Il silenzio dall’altra parte della cornetta mi ha dato la certezza che qualcosa non tornava». È stata quell’attesa, ancor più delle parole della vicina, a insospettirlo. Un vuoto comunicativo che, alla fine, si è rivelato decisivo. Perché mentre nell’appartamento di viale Fabbricotti una donna di 65 anni era ancora al telefono con i truffatori che, attraverso l’arrivo di un falso carabiniere, le avevano appena portato via tutto l’oro, lui ha capito che dall’altra parte non potevano esserci i veri militari dell’Arma.
Così ha preso il suo cellulare e ha chiamato il 112. Una telefonata che, nel giro di pochi minuti, ha fatto arrivare le volanti della polizia e ha permesso agli agenti di acquisire l’identikit del malvivente, un quarantanovenne napoletano, poi arrestato nel giro di poche decine di minuti. E da lì, grazie anche alle immagini delle telecamere, è scattata la caccia alla complice, una quarantaquattrenne partenopea fermata a Santa Maria Novella con il bottino. Il vicino conosce la vittima da 27 anni. «Ha visto nascere i miei figli e mio nipote – racconta –. Per questo mi ha fatto particolarmente male vederla in difficoltà, con la madre in fin di vita e poi deceduta, e allo stesso tempo piacere poterle dare una mano e far arrestare questi criminali».
Ma quella mattina, quando tutto è cominciato, lui non era in casa. Era al lavoro, nel quartiere della Rosa. Erano le 9,55 quando sua moglie, che aveva sentito le urla dalle pareti accanto, lo ha contattato. «Mi ha detto: “Hanno rubato tutto alla vicina. È entrato un uomo che si è spacciato per carabiniere e le ha portato via tutto”». A quel punto è tornato verso casa. «Ero convinto che avessero già chiamato le forze dell’ordine. Pensavo che fosse tutto avviato e che dovessi soltanto rientrare».
Quando è arrivato, però, si è trovato davanti una situazione diversa da quella che immaginava. La sessantacinquenne aveva ancora il telefono fisso in mano. Era agitata, confusa, e continuava a parlare con qualcuno. «Non riuscivo a capire cosa le stessero dicendo. Lei ripeteva: “Sono in confusione, mi hanno portato via tutto”. Poi si è alzata ed è andata in camera da letto». E lui ha cercato di capire chi si celasse dall’altra parte della cornetta. «Mi era stato detto dalla badante della madre che parlava con i carabinieri. Io le avevo dato anche questa indicazione, pensando che avesse chiamato il 112». Ma qualcosa non quadrava. «Ho preso il telefono e ho detto: “Pronto, pronto?”. Dall’altra parte, però, non rispondeva nessuno. Solo silenzio».
È stato quello il momento in cui ha capito che c’era qualcosa di strano. «Quel silenzio mi ha dato la certezza». Poi la donna gli ha riferito che dall’altra parte della linea sostenevano di essere i carabinieri della Spezia, gli stessi che l’avevano convinta di un reato compiuto con la sua auto (inizialmente avevano sostenuto che fosse quella del padre, ma era morto da oltre 20 anni ndr). «Hanno chiamato loro». Ed è stato allora che il sospetto è diventato certezza assoluta. «A quel punto sono andato nell’altra stanza e ho chiamato il 112». Sono passati pochissimi minuti. «Alle 10.07 ho chiamato il 112. La polizia è arrivata al più tardi alle 10,15».
Gli agenti delle volanti sono entrati nell’appartamento e hanno raccolto le prime informazioni. La vittima ha raccontato cosa le era appena successo, descrivendo l’uomo che si era presentato alla porta – «calvo, con giacchetto blu, pantaloni scuri e un borsello nero» – fingendosi un militare dell’Arma. I poliziotti hanno acquisito l’identikit e sono partiti con le ricerche. Nel frattempo, però, il telefono era stato fondamentale anche per i malviventi. Tenere la sessantacinquenne occupata serviva a impedirle di chiamare i veri carabinieri e di rendersi conto immediatamente del raggiro. Il vicino, invece, ha fatto esattamente quello che i truffatori non volevano: ha interrotto la loro strategia, allertando le forze dell’ordine.
Da quel momento la vicenda ha preso un’altra direzione. Quella buona. Gli agenti hanno inviato ai colleghi della polizia ferroviaria la descrizione del colpevole. Gli investigatori, anche sulla base delle immagini delle telecamere, hanno ricostruito gli spostamenti dell’uomo e della donna che era con lui. I due erano arrivati insieme a Livorno in treno verso le 9, avevano raggiunto viale Fabbricotti in taxi e, dopo la truffa, si erano separati. Lui era rimasto in città, nei giardinetti di piazza Dante. Lei, invece, era ripartita verso Firenze con l’oro (34 grammi di monili, oltre a 300 euro in contanti.
È proprio nel parco all’inizio di viale Carducci che la polfer ha trovato il quarantanovenne napoletano. Corrispondeva all’identikit fornito dalla vittima. È stato identificato e arrestato. Nel frattempo gli investigatori avevano ricostruito anche il percorso della complice. La donna era diretta a Santa Maria Novella e da lì avrebbe proseguito verso Napoli. Gli agenti della polizia ferroviaria l’hanno quindi individuata e fermata poco prima che potesse allontanarsi definitivamente. «Sono contento di quello che è successo – dice oggi il vicino – perché conosco la mia vicina da tanti anni. Mi ha fatto piacere poterle dare una mano».
Non cerca meriti particolari. Racconta quei minuti come una sequenza di piccoli dubbi diventati, uno dopo l’altro, sempre più concreti. Fino alla granitica certezza. Prima la telefonata della moglie. Poi la sessantacinquenne sconvolta. Il telefono fisso ancora occupato. Quelle parole sui carabinieri della Spezia. E infine il silenzio dall’altra parte della cornetta. «Io volevo soltanto capire cosa fosse successo e fare arrivare qualcuno». Ma quella telefonata al 112 ha fatto molto di più. Ha permesso agli agenti di intervenire quando il truffatore era appena fuggito, di raccogliere rapidamente la descrizione dei tratti somatici e di attivare i colleghi della polfer. Nel giro di poco tempo il primo arresto, poi il secondo. E tutto l’oro restituito alla proprietaria.
La signora, insieme alla badante che si trovava in casa, è stata accompagnata al pronto soccorso per essere visitata. Era sotto choc. Ma per fortuna è tornata a casa dopo poche ore. Quei momenti, racconta il vicino, sono stati terribili. «Era completamente confusa. Le avevano portato via tutto e non riusciva nemmeno a capire bene cosa fosse successo». Per lui il sollievo di aver collaborato all’arresto per rapina impropria (la vittima è stata spintonata contro il muro ndr). È stato fondamentale, perché senza la sua prontezza di riflessi quell’oro sarebbe sparito in Campania. «La conosco da 27 anni, sono contento che la vicenda si sia conclusa nel migliore dei modi».
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