Livorno, truffe agli anziani a Livorno: il call center e i "manovali" - Come funzionano
I guadagni, purtroppo, sono quotidiani: le indagini stanno dimostrando che i "trasfertisti" partono spesso in treno da Napoli nelle varie piazze da saccheggiare
LIVORNO. Le indagini degli ultimi anni fanno emergere un quadro ben preciso e dettagliato. Dietro le truffe agli anziani – ma non solo: nell’ultima occasione la vittima aveva 65 anni – c’è quasi sempre la malavita organizzata. Una certezza, come sono ormai noti i molteplici ruoli che i criminali recitano ogni volta. Falsi carabinieri, finti poliziotti o addetti fasulli del servizio idrico o del gas – questi alcuni dei vari “travestimenti” adottati per guadagnare la fiducia delle vittime – che arrivano in treno alla stazione di Livorno centrale in attesa di istruzioni su dove colpire. Sì, perché anche loro – ultimi anelli di una catena ben collaudata – usano costantemente il telefono. Non per chiamare i cittadini da raggirare, ma per comunicare con lo stesso call center di malviventi che contatta i proprietari degli appartamenti da svaligiare paventando irreali incidenti ai familiari o auto coinvolte in rapine per arrivare alla stessa conclusione: mettere da parte l’oro per una ricognizione o per far fronte alle spese impreviste dovute all’arresto del parente di turno e consegnarlo al collaboratore «che fra poco suonerà alla porta». Che sotto l’abitazione arriverà in taxi. Sempre in taxi. Una costante.
Il modus operandi
È questo il modus operandi adottato dai truffatori che colpiscono la nostra città. Ed è ipotizzabile che lo schema valga dovunque. Chi è stato arrestato, almeno nel recente passato, è finito in manette su un treno, sulla banchina o comunque nei dintorni delle stazioni. Pronto a colpire di nuovo o a scappare. Mai su un mezzo proprio, sempre in fuga su un convoglio, nonostante gli scali ferroviari siano pieni zeppi di telecamere. Livorno, Santa Maria Novella e infine la coincidenza di un Frecciarossa per Napoli. Questo il percorso. Ed è lì che doveva arrivare chi è stato fermato. Perché la base logistica delle truffe sembrerebbe essere il capoluogo campano. Stava puntando verso sud anche la donna di 44 anni arrestata dalla polfer a Firenze, colei che stava portando via i preziosi della sessantacinquenne (34 grammi di oro e 300 euro in contanti) raggirata dal complice in viale Fabbricotti. Lui, che ci ha messo la faccia, appena conclusa la truffa si è disfatto dell’oro consegnandolo alla quarantaquattrenne, proprio per agevolare la sua fuga, essendo teoricamente meno identificabile di lui. Anche se poi, grazie alle telecamere e al fatto che il giorno era stata fermata per un controllo a Firenze, sarà riconosciuta anche lei, intercettata e arrestata. Si sono allontanati dall’appartamento svaligiato su due diversi taxi, con lui rimasto nei giardinetti di piazza Dante in attesa di istruzioni e poi finito in manette grazie all’operazione lampo di volanti e polfer.
Attenzione a chi chiama
Ma è il primo contatto a fare la differenza, quello di chi chiama dal maledetto call center. Che riesce a sfruttare le fragilità delle vittime, mandandole in confusione e riuscendo, spesso, a far fare loro qualsiasi cosa. Azioni che, razionalmente, mai farebbero. Spesso, grazie alla personalizzazione dei mittenti, riescono a mascherare il numero, che può apparire identico a una stazione dei carabinieri. Spesso contattano i fissi a casa, spulciando negli elenchi sul web. Poi fanno il resto. Riuscendo, dall’altra parte della cornetta, a mandare in scena un film che si conclude del peggiore dei modi. Con un appartamento svaligiato. Anche se in viale Fabbricotti, il finale, è stato diverso: un doppio arresto.
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