Livorno, tentato omicidio fuori dall’Appendaun: in due rinviati a giudizio – Dalla lite agli arresti: i momenti chiave
Una ragazza colpita dall’auto-ariete fu gravemente ferita all’esterno del locale. Per l’ex pugile livornese Federico Gonzaga via al dibattimento, per la compagna alla guida il rito sarà abbreviato
LIVORNO. Saranno processati con l’accusa di tentato omicidio per la notte di violenza fuori dall’Appendaun, quando un’auto si lanciò contro un gruppo di ragazzi e una diciassettenne rimase con la gamba schiacciata tra la macchina e il muro. La procura ha ottenuto il rinvio a giudizio di Federico Gonzaga - 39 anni ed ex pugile - e della trentacinquenne Ievanet Cambara Zorril, la donna che quella notte era alla guida del mezzo. Per entrambi l’accusa è di tentato omicidio. Quest’ultima ha però chiesto il rito abbreviato e di essere ascoltata. Il processo dovrà stabilire quanto accaduto nella notte fra il 28 e il 29 settembre di un anno fa, iniziata con la lite fuori dalla discoteca di via Provinciale Pisana e degenerata nel giro di pochi minuti. Al centro dell’inchiesta c’è soprattutto la posizione di Gonzaga, inizialmente arrestato con l’accusa di lesioni gravi e poi chiamato a rispondere, dopo nuove testimonianze, anche per tentato omicidio in concorso con la compagna.
La lite
Secondo la ricostruzione degli investigatori, tutto sarebbe cominciato poco dopo le 4,30, quando l’ex pugile avrebbe avuto una discussione con una donna all’esterno del locale. Una diciassettenne, che si trovava insieme alle sorelle, sarebbe intervenuta per aiutarla. Da lì sarebbe nato un alterco tra il gruppo e l’ex boxeur. La ragazza, secondo quanto ricostruito dalla polizia di Stato, avrebbe anche provato a chiamare il 112, ma il suo telefono sarebbe stato scaraventato via da Gonzaga. Lei e le sorelle si sarebbero quindi allontanate, chiamando alcuni amici. A quel punto, secondo l’accusa, il trentanovenne si sarebbe diretto verso il vicino bar Bon Ton, dove avrebbe raggiunto la compagna. I due sarebbero quindi tornati verso il gruppo a bordo dell’auto, di proprietà del padre dell’ex boxeur, guidata da Cambara Zorril.
L’auto contro i ragazzi
Ed è qui che la situazione degenera ulteriormente. Secondo l’accusa, la donna punta la macchina contro la comitiva, effettuando più manovre in una strada laterale vicino all’officina "Avd Service". Come si vede anche da alcuni filmati registrati in quei concitati istanti, la trentacinquenne si scaglia contro alcuni dei giovani e, durante le manovre, con una parte della carrozzeria colpisce la diciassettenne, rimasta incastrata tra la macchina, un mezzo parcheggiato e il muro. La giovane riporterà la frattura scomposta di tibia e perone e una grave lesione alla gamba, con un’importante perdita di sangue. Per salvarla decisivo l’intervento di un amico, che riesce a liberarla e ad allontanarla. La ragazza viene quindi trasportata in ospedale e sottoposta a diversi interventi chirurgici.
Gli arresti
Quella notte la polizia arresta entrambi. Cambara Zorril, che era al volante, finisce ai domiciliari con l’accusa di tentato omicidio. Gonzaga - che aveva già il braccialetto elettronico legato a un’inchiesta per maltrattamenti - viene invece fermato per lesioni e sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora, oltre alla permanenza notturna in casa. La posizione dell’ex pugile è poi cambiata nel corso dell’inchiesta. La procura, coordinata dalla pm Ezia Mancusi, gli contesterà anche il concorso nel tentato omicidio sulla base anche delle dichiarazioni di due testimoni, ascoltati nuovamente dagli investigatori e che avrebbero collocato l’ex boxeur all’interno dell’abitacolo al momento dell’investimento.
La difesa
Una circostanza che la difesa contesta con decisione. L’avvocato Luca Cianferoni, che assiste entrambi, sostiene infatti che Gonzaga non si trovasse nell’auto durante l’investimento e che non abbia quindi partecipato al tentato omicidio. La difesa aveva ottenuto un pronunciamento favorevole sul fronte cautelare. La prima sezione penale della Cassazione aveva infatti annullato con rinvio l’ordinanza del tribunale del riesame, che aveva confermato nei confronti del trentanovenne l’obbligo di dimora, disponendo una nuova valutazione. In ogni caso il giudice dell’udienza preliminare ha ritenuto di rinviarlo a giudizio anche per il più grave reato. E nei prossimi mesi per lui prenderà il via il dibattimento, mentre per la compagna l’iter sarà differente: ha scelto infatti il rito abbreviato, con lo sconto automatico di un terzo della pena in caso di condanna, e ha chiesto di essere ascoltata. In camera di consiglio, inoltre, saranno visionati anche i filmati in mano all’accusa.
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