Livorno, c’è un indagato per i rifiuti sotterrati nel cantiere del Rio Maggiore: chi è e cosa sta emergendo dalle indagini
Gli inquirenti vogliono capire se con la terra siano stati sotterrati anche altri materiali. Intanto il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il sequestro preventivo
LIVORNO. C’è un indagato per l’abbandono dei rifiuti nel cantiere post-alluvione sul Rio Maggiore a Livorno. È l’ingegnere e direttore tecnico dei lavori Fabio D’Angelo, riconducibile alla ditta campana che ha in subappalto la grande opera fra via Cattaneo e via dei Pensieri dalla “I.G.C.” di Meletto, in provincia di Catania, la quale vinse la gara d’appalto da quasi dieci milioni di euro indetta dal Genio civile della Regione Toscana. La società in questione è la TecnoWellpoint di Limatola (nel Beneventano: l’anno scorso 75.402 euro di utili e 3.753.664 di fatturato). Anche se il professionista, che nel pomeriggio di lunedì 28 settembre stava lavorando in un’area non sotto sequestro dall’altra parte di via Cattaneo, indossava la divisa dell’E.D.C. (Earthmoving Dewatering Construction, 4.850 euro di utili nel 2024, per un giro d’affari complessivo di 247.593), comunque riconducibile alla stessa galassia imprenditoriale di Limatola, piccolo comune della provincia di Benevento.
«Noi estranei»
Il responsabile della società – che proprio per l’abbandono della spazzatura fra i cumuli di terra ha presentato denuncia contro ignoti, dato che nega qualsiasi responsabilità in merito a quanto accaduto – è pronto, appena l’autorità giudiziaria glielo consentirà, a rimuovere tutto con dei cassoni scarrabili. Confida che nei prossimi giorni possa esserci il dissequestro, in modo da procedere spedito con i lavori. La linea difensiva è che qualcuno, non si sa chi, abbia trasferito lì quel materiale violando l’ingresso dell’area. Evidentemente sarebbe successo tutto martedì 22 settembre, quando dopo le segnalazioni dei residenti c’è stato il blitz della polizia provinciale, visto che la terra ora mischiata ai resti di ogni genere – principalmente scarti di demolizioni edilizie, plastica e metalli – secondo l’ingegnere del Genio civile regionale Enzo Di Carlo all’arrivo fra via Cattaneo e via dei Pensieri era “pulita”.
Sequestri confermati
Nel frattempo il sequestro preventivo messo a segno dalla polizia provinciale, diretta dal comandante Maurizio Trusendi, è stato convalidato dalla procura e dal giudice per le indagini preliminari. La titolare del fascicolo è la pubblico ministero Alessandra Fera. Per questo, nei giorni scorsi, i cartelli sulle fettucce bianche e rosse che circondano i cumuli sono stati sostituiti, avvisando del nuovo provvedimento in vigore. Fonti vicine all’azienda subappaltatrice confidano – come anticipato – in un dissequestro rapido, in modo da proseguire i lavori tanto attesi dalla cittadinanza il più rapidamente possibile. Novità, in questo senso, potrebbero arrivare nelle prossime settimane.
Le indagini
Il lavoro della procura, in ogni caso, è solo all’inizio. Gli inquirenti vogliono infatti capire se in questo lotto post-alluvione – parliamo di un progetto complessivo di 9.843.847,11 euro, aggiudicato per l’esecuzione a 5.004.442,42 dopo un ribasso del 34,726% rispetto alla base di gara – siano stati interrati i rifiuti. Vogliono appurare, in pratica, se quanto scoperto – anche se l’azienda lo smentisce con forza – rappresenti in qualche modo una prassi consolidata. Il Genio civile, nei giorni scorsi, al Tirreno ha sostenuto di no, prendendo le difese dell’impresa beneventana, che sta continuando a operare in altri punti del cantiere non oggetto di approfondimenti. «Di certo il materiale trovato non proviene dall’area dei lavori. E tendo a escludere che possa essere stato messo lì dalla ditta. Vorrei d’altra parte precisare che non è stato sequestrato l’intero cantiere ma sono state delimitate le aree in cui erano presenti i cumuli di terra con i rifiuti», furono le parole dell’ingegner Enzo Di Carlo.
Le segnalazioni
«Ho chiamato la polizia perché non era la prima volta che accadeva. Li avevo già visti interrare delle bottiglie. E quando hanno iniziato coi camion da via Cattaneo a scaricare questa terra dove c’era di tutto non era più possibile far finta di niente. Noi ci viviamo qui. La plastica è pericolosa. E se degradandosi finisce nelle falde acquifere?», aveva invece sostenuto una residente, la stessa che ha avvisato i poliziotti. Anche l’ex consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Enrico Cantone, che abita in piazzale Montello aveva inviato un esposto alle autorità. «Lo scorso 27 maggio – scrive sui social – avevo inviato una diffida via Pec al Genio civile e mi risposero ammettendo che “il terreno era stato rialzato e si sarebbe assestato con le prime precipitazioni”. Non mi sono fidato. Il 16 giugno ho preso tutto il fascicolo e ho depositato un formale esposto-denuncia ai carabinieri di Ardenza. Ho poi inviato una memoria integrativa, chiedendo di estendere i carotaggi e le verifiche ispettive dei tecnici anche al tratto di argine sopraelevato davanti a piazzale Montello e via Rodocanacchi. Ma c'è di più: ho chiesto formalmente che nei futuri lavori di bonifica e ripristino vengano tutelati al 100% i giovani alberi appena piantati nel parco fluviale. Non devono essere eradicati o distrutti per gli errori della ditta. Ho suggerito di contenerli creando aiuole protettive in mattoni di tufo posati a secco, che garantiscono stabilità e permeabilità, evitando categoricamente sbrigative e dannose colate di cemento o asfalto».
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