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Livorno, follia al "Dollino": in otto scappano senza pagare un conto da 547 euro

di Stefano Taglione
Il "Dollino in piazza" di Fabio Corsi
Il "Dollino in piazza" di Fabio Corsi

Uno dei clienti "scrocconi" sarebbe un imprenditore livornese: «Il tuo datore di lavoro ha lasciato una fattura insoluta, il conto lo scalerai da lì», avrebbe detto alla direttrice del locale di piazza Grande. Fra le portate mangiate senza pagare spaghetti alle vongole, bistecche, taglieri di salumi, tiramisù e cheesecake. Il titolare Fabio Corsi: «Fino a poco prima ero a un tavolo vicino, non si è neanche lamentato...»

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LIVORNO. «Il tuo datore di lavoro ha lasciato una fattura insoluta, il conto lo scalerai da lì». Con altre sette persone ha cenato al “Dollino” di piazza Grande, in pieno centro, mangiando dall’antipasto al dessert. Taglieri toscani (sette, oltre a un «originale misto»), spaghetti alle vongole, pici cacio e pepe (tre), spaghetti alla carbonara, due bistecche, ariste di maiale, tagliate (due, una con le patate arrosto e l’altra con rucola e grana) e patate arrosto. Non solo: tiramisù, cheesecake (due), profiterole (quattro) e il vinsanto per festeggiare, per un conto complessivo di 547 euro. Mancavano, insomma, solo i caffè

Poi, in compagnia di tutta la comitiva, è fuggito. Giustificando il conto non saldato col credito da riscuotere, «di cui non ho assolutamente memoria e comunque, nel caso, sarà assai inferiore rispetto al prezzo che gli otto dovevano corrispondermi», spiega il titolare del locale, il ristoratore livornese Fabio Corsi, fino a poco prima a due passi dalla “tavolata degli scrocconi”.

È dovuta intervenire la polizia di Stato con le volanti al “Dollino” di piazza Grande, dopo che ben otto persone nella serata di venerdì 18 settembre sono scappate dal ristorante senza onorare il debito. Il proprietario, che stava mangiando a due tavoli di distanza, è basito. Senza parole. «Uno dei clienti che non ha pagato lo conosco personalmente – le sue parole – e prima della cena ci siamo perfino salutati. Non mi ha detto niente, neanche un lamento su questo presunto disagio. Poi, al momento di pagare, ha fatto la scenata. Io non c’ero già più, mi ha visto andare via in macchina, sono stato avvertito dalla direttrice al telefono. Mi ha chiamato, passandomelo, io gli ho intimato di pagare, spiegandogli che altrimenti avrei chiamato le forze dell’ordine. Così ho fatto, ma al loro arrivo quest’uomo, con tutti i suoi amici, si era già allontanato. Non sono riusciti quindi a identificarli». La persona in questione, che Corsi conosce abbastanza bene, sarebbe un commerciante livornese. Ha rivelato la sua identità ai poliziotti, in modo che possano poi eventualmente indagarlo per il reato ipotizzato, che è insolvenza fraudolenta (prevede la reclusione fino a due anni o la multa fino a 516 euro).

Il ristoratore del centro, agli inquirenti, ha fornito lo scontrino e presto consegnerà anche le immagini delle telecamere (ci sono anche quelle pubbliche della piazza, oltre a quelle private del locale). È esasperato, il ristoratore. «Non ne posso più di queste persone che rubano – racconta – ed è dura andare avanti. Mi fa rabbia pensare ai miei dipendenti rimasti in cucina fino a mezzanotte aspettando che i commensali finissero di cenare, visto che solitamente alle 22,30 l’attività fra i fornelli si interrompe. Non è giusto. Ci hanno fatto lavorare più del dovuto e non hanno voluto neanche pagare. Siamo tutti veramente esasperati, sia io che la mia compagna, che è socia dell’attività insieme a me», è lo sfogo dell’imprenditore livornese, che ora dopo la denuncia spera di recuperare il credito.

Nella querela che ha sporto nella mattinata di sabato 19 settembre all’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, in viale Boccaccio, il titolare del “Dollino in piazza” scrive che gli avventori «dopo aver consumato tutte le portate richieste si sono alzati andando via senza pagare. Il conto – le sue parole – è arrivato a 547 euro. Uno degli otto clienti lo conosco, infatti è il titolare di un’attività commerciale, il quale mentre andava via ha messo a conoscenza la cassiera che non avrebbe pagato perché a suo dire io avevo un credito con lui, anche se questo è da verificare. Ma se comunque vi è – prosegue – questo credito non arriverebbe certo ai 547 euro spesi. Ho chiamato io le forze dell’ordine, sono intervenute tempestivamente, ma purtroppo i signori erano già andati via».

Adesso a indagare saranno i poliziotti della Squadra mobile, diretti dal vicequestore Riccardo Signorelli, chiamati a fare luce sull’insolvenza fraudolenta di cui il commerciante – secondo la ricostruzione di Corsi – si è reso protagonista. Anche ipotizzando che vantasse tale credito, ai fini della legge, certamente non avrebbe potuto incassarlo in questo modo, cioè presentandosi al ristorante, mangiando insieme ai suoi amici (che comunque con Corsi non vantavano alcun credito) e non pagando il conto.

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