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Livorno, il Tar azzera i vincoli paesaggistici in porto: «Sulle banchine decide l’Authority»

di Martina Trivigno
Livorno, il Tar azzera i vincoli paesaggistici in porto: «Sulle banchine decide l’Authority»

Per i giudici amministrativi il Comune è andato oltre le proprie competenze

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LIVORNO. Il Comune di Livorno non aveva competenza per estendere, attraverso il proprio Piano operativo, il vincolo paesaggistico di fascia costiera alle aree portuali e retro-portuali. È questo il punto centrale della sentenza numero 1740 di ieri con cui il Tar della Toscana ha accolto i ricorsi presentati dall’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, Porta Medicea Srl e Confindustria Toscana centro e costa, affiancata da un pool di imprese terminaliste e concessionarie. Una decisione che incide direttamente sulla pianificazione del porto e che, soprattutto, rimette al centro il ruolo del Piano regolatore portuale. I giudici amministrativi hanno infatti dichiarato la nullità, «per difetto assoluto di attribuzione», degli atti del Comune limitatamente alla parte in cui riguardano le aree portuali e retro-portuali. Non viene dunque annullata per intero la delibera del consiglio comunale numero 146 del 28 luglio 2025, ma viene meno la parte con cui Palazzo Civico aveva ricompreso quelle aree nel perimetro della propria pianificazione.


La vicenda nasce dal confronto maturato durante la procedura di conformazione del Piano operativo comunale al Piano di indirizzo territoriale con valenza di Piano paesaggistico regionale. Al centro c’era l’applicazione dell’articolo 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio e, in particolare, della norma che consente in determinate condizioni di escludere dal vincolo alcune aree già interessate da strumenti urbanistici e dalle relative trasformazioni. Su questo punto Regione Toscana e Soprintendenza erano arrivate a conclusioni opposte: la Regione riteneva che per le aree portuali ricorressero le condizioni per la deroga; il ministero della Cultura, invece, aveva sostenuto che non vi fosse certezza sufficiente sulla concreta attuazione delle previsioni del piano e che, quindi, non fosse possibile escludere quelle aree dalla tutela paesaggistica. Il dissenso aveva impedito una validazione congiunta e alla fine il Comune, con la delibera del luglio 2025, aveva aggiornato la propria cartografia e inserito nel perimetro del vincolo anche le aree operative portuali e retro-portuali. Una mossa dettata dall’esigenza di piegarsi ai vincoli della Soprintendenza, nonostante in passato avesse già fatto fronte comune con Regione e Authority per tentare di spiegare al ministero della Cultura l’inapplicabilità di quelle tutele alle aree di stampo industriale. 


Così, esprimendosi sul ricorso, la risposta dei giudici amministrativi è netta: dopo le modifiche introdotte alla legge 84 del 1994, la pianificazione delle aree portuali e retro-portuali è «competenza esclusiva dell’Autorità di sistema portuale», che vi provvede attraverso il Piano regolatore portuale che, sottolinea il Tar, è oggi «l’unico strumento di pianificazione e di governo del territorio» nel proprio perimetro di competenza. Per il Tar, dunque, nel 2025 il Comune non poteva occuparsi direttamente delle aree portuali e retro-portuali attraverso il Piano operativo. 
Né poteva farlo sulla base dell’intesa sottoscritta con l’Authority nel novembre 2023. Quell’accordo, osservano i giudici, consentiva al Comune una disciplina transitoria soltanto per le nuove aree entrate nel perimetro portuale attraverso il Documento di pianificazione strategica di sistema, e comunque con l’obiettivo di non pregiudicarne l’utilizzo per finalità portuali. Il Comune, secondo il Tar, è andato oltre quei limiti, estendendo la propria pianificazione all’intero ambito portuale e introducendo un vincolo destinato a incidere sulle possibilità di trasformazione delle aree. 


La sentenza, tuttavia, non equivale alla cancellazione automatica del vincolo paesaggistico dal porto. «La pronuncia non consegna al porto una zona franca dal paesaggio: gli restituisce la sede propria in cui il paesaggio va tutelato, che è il piano regolatore portuale — commenta il presidente dell’Authority, Davide Gariglio – . È la stessa direzione che il Parlamento ha indicato con la legge sulla valorizzazione della risorsa mare, riconoscendo che le aree portuali fortemente infrastrutturate non sono paesaggio costiero intatto e affidando al piano regolatore portuale la loro delimitazione. Per le imprese significa la rimozione di un aggravio procedimentale che rischiava di fermare investimenti già programmati; per l’Autorità significa una responsabilità in più, perché quella pianificazione ora va portata a compimento nei tempi che il sistema portuale richiede. Procederemo all’adeguamento del piano regolatore vigente al documento di pianificazione strategica di sistema approvato con decreto ministeriale dell’11 luglio 2024, e all’individuazione, in quella sede e nel confronto con la Regione Toscana, il Comune di Livorno e il ministero della Cultura, delle aree interessate da rilevante e significativa infrastrutturazione. Ringraziamo gli avvocati per il lavoro fatto».


Soddisfatto anche il sindaco Luca Salvetti. «Siamo soddisfatti di questo pronunciamento perché fin dall'inizio avevamo detto che l’area portuale, con il suo ruolo strategico per il lavoro e lo sviluppo dell’economia cittadina, non poteva essere frenata da ulteriori procedure in questo modo – conclude il sindaco – . Insomma, era necessario superare le criticità rappresentate dall’estensione del vincolo paesaggistico all'ambito del porto e così è avvenuto. Resta inteso che le tutele sul paesaggio e sulle aree urbane devono comunque rimanere il nostro riferimento primario nella gestione del nostro territorio all'insegna del buon senso e della sostenibilità».

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