Il Tirreno

Livorno

L’operazione

Livorno, fermati in porto 65 chili di cocaina fra le banane: valevano 20 milioni – Video

di Redazione Livorno

	Il sequestro della finanza
Il sequestro della finanza

Blitz di guardia di finanza e Agenzia delle dogane: erano suddivisi in 57 panetti e nascosti in un container refrigerato partito dal porto ecuadoregno di Guayaquil

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Sessantacinque chili di cocaina, suddivisi in 57 panetti, nascosti all’interno di un container refrigerato carico di banane provenienti dal porto ecuadoregno di Guayaquil. Sul mercato potevano fruttare 20 milioni di euro. 

È il maxi-sequestro messo a segno sul porto di Livorno dalla guardia di finanza e dai funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nell’ambito dei controlli sulle merci in arrivo dal Sud America.

A far scattare l’ispezione è stata l’attività di analisi dei rischi sul traffico merci in entrata nello scalo. I militari del Gruppo di Livorno e i funzionari della sezione antifrode hanno individuato il container ritenendolo meritevole di ulteriori accertamenti. La scansione radiogena ha permesso di rilevare delle anomalie e, con l’intervento delle unità cinofile delle fiamme gialle, è stata individuata la presenza di un vano ricavato nei pressi dell’alloggiamento del motore refrigerante.

Il container è stato quindi svuotato e sottoposto a un controllo più approfondito. Per raggiungere il nascondiglio è stato necessario smontare alcune lastre di piombo che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, erano state sistemate proprio con l’obiettivo di eludere i controlli radiogeni. All’interno del vano sono stati trovati i 57 panetti di cocaina, avvolti da abbondante carta di alluminio.

Una tecnica studiata, dunque, per cercare di superare i controlli nel porto e far arrivare la droga sul mercato. Il carico, secondo le prime stime, avrebbe avuto un valore di circa 20 milioni di euro una volta immesso nelle piazze di spaccio.

«A seguito di scansione radiogena del contenitore, attraverso gli avanzati sistemi a disposizione della dogana, e l’intervento di unità cinofile della guardia di finanza – si legge in una nota – è stato possibile riscontrare la presenza di un vano creato vicino all’alloggiamento del motore refrigerante. Il container pertanto è stato svuotato, sono state smontate alcune lastre di piombo sistemate con l’intento di superare la scansione del contenitore e sono stati rinvenuti i panetti, avvolti da abbondante carta di alluminio».

Il sequestro, sottolineano guardia di finanza e Dogane, è «il risultato della stretta collaborazione tra i due organismi e dei controlli quotidiani effettuati nell’area portuale. Un’attività che punta proprio a individuare, tra le numerose spedizioni provenienti dal Sud America, quelle utilizzate per nascondere partite di stupefacenti». La droga, dopo il campionamento e le analisi, sarà distrutta in un inceneritore

«Desidero esprimere il mio più vivo apprezzamento e un particolare ringraziamento alla guardia di finanza per questo importantissimo risultato, conseguito in stretta collaborazione con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. È il frutto – le parole del prefetto Giancarlo Dionisi – di un lavoro straordinario, quotidiano e spesso silenzioso, che le fiamme gialle svolgono con grande professionalità e capacità investigativa non soltanto in questa occasione, ma da tempo, assicurando una presenza costante anche all’interno delle aree portuali. Un’attività che ha già prodotto risultati significativi e che continueremo a sostenere con la massima determinazione. Il porto di Livorno non può e non deve diventare una porta d’ingresso per i traffici della criminalità organizzata: chi pensa di poter utilizzare uno dei principali scali italiani per introdurre droga nel nostro Paese deve sapere che troverà uno Stato presente, organizzato e capace di colpire.»

«Questi risultati dimostrano anche quanto sia decisiva la capacità di fare squadra. guardia di finanza, polizia di Stato, Arma dei carabinieri e tutte le altre componenti del sistema di sicurezza, insieme all’Agenzia delle Dogane e agli enti che esercitano competenze nelle aree portuali, devono concorrere, ciascuno secondo le proprie attribuzioni, a un controllo sempre più capillare ed efficace. La prefettura continuerà a garantire il massimo coordinamento e sostegno a questa sinergia, perché il controllo del territorio non finisce ai cancelli dei porti: Livorno e Piombino sono infrastrutture strategiche e le loro aree portuali sono parte integrante del sistema provinciale di sicurezza. Su territori così vasti e complessi servono, simbolicamente e concretamente, “mille occhi in più”. Per questo occorre puntare con ancora maggiore decisione sull’innovazione tecnologica, valorizzando i sistemi avanzati già disponibili e incrementando strumenti come i droni per la sorveglianza delle aree portuali. La criminalità evolve rapidamente: la risposta dello Stato deve evolvere ancora più velocemente».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
L'intervista

Michela Vittoria Brambilla: «La Regione Toscana fermi la strage crudele di caprioli»

di Cristiano Marcacci