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Livorno, dal Ju jitsu al dottorato in storia dell’arte: Andreini vola su Rai 1 all’Eredità Summer

di Greta Leone

	A sx Cristian Andreini, a dx l'atleta e artista con Rachele Giovannini
A sx Cristian Andreini, a dx l'atleta e artista con Rachele Giovannini

Il livornese ha pubblicato il suo primo libro e a maggio ha aperto uno studio artistico in città

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LIVORNO. «Ju jitsu significa la dolce arte, la dolce via. E credo che sia qualcosa che vada perseguito nella vita». Inizia così il racconto di Cristian Andreini, 26 anni, livornese, storico dell’arte, artista, dottorando e istruttore di arti marziali.

Un percorso apparentemente fatto di strade diverse, ma che in realtà si incontrano continuamente: il Ju jitsu, la ricerca sul Giappone, la pittura e, più recentemente, la televisione.

L’ultima vetrina è stata quella di L’Eredità Summer, andata in onda il 7 agosto su Rai 1 e condotta da Marco Liorni, dove Andreini, insieme alla compagna di allenamenti Rachele Giovannini, 30 anni, podologa, è stato protagonista di un’esibizione di arti marziali e acrobazie, ribattezzato dalla produzione “Ninja Free Style”.

«È stata veramente una bellissima esperienza», racconta l’artista. I due sono stati chiamati come ospiti all’interno del “gioco delle porte” e hanno mostrato il loro numero di fronte a tutti i concorrenti che sceglievano la loro porta, con tanto di quesito finale sulla disciplina.

Per Andreini, la partecipazione è stata importante perché, dopo altre esperienze come Italia’s Got Talent e Tu sì que vales, è stata la prima volta che una sua esibizione è andata in onda: «È stata la prima volta in cui ci hanno trattato davvero bene e soprattutto la prima in cui siamo stati trasmessi in tv», afferma.

Una passione, quella per le arti marziali, che accompagna Andreini da quando aveva sette anni. Quasi vent’anni trascorsi allo Zen Club di Livorno, dove oggi continua ad allenarsi e a insegnare. Il suo percorso è stato seguito dal maestro Maurizio Silvestri, figura di riferimento e decimo Dan e dal figlio, Michele Silvestri, titolare di Ninja Cave.

L’artista livornese è stato “atleta dell’anno” per tre anni consecutivi, dal 2013 al 2015, e ha conquistato numerosi premi, alcuni condivisi con Giovannini, tra cui: il bronzo ai campionati del mondo di Madrid nel 2016; il bronzo ai mondiali di WTKA nel 2018 e l’oro nel 2019 e il Premio Miglior Atleta Emergente UNVS nel 2021.

La loro specialità è il Demo Team, categoria dedicata alle dimostrazioni, dove tecnica, combattimento, acrobazia e spettacolo si fondono.

Proprio il Ju jitsu è stato il primo ponte verso il Giappone: «Sono nato e cresciuto in una palestra», spiega Andreini.

Il paese d’origine della disciplina è diventato prima un sogno e poi una destinazione concreta per gli studi. Dopo la laurea triennale e magistrale in Storia dell’arte all’Università di Pisa, ha trascorso due mesi a Tokyo grazie a una borsa di studio internazionale, sviluppata con Sonia Maffei (Università di Pisa) e Yoshie Kojima (Waseda University).

La ricerca condotta in quell’occasione è diventata la sua tesi magistrale e successivamente il suo primo libro, pubblicato a settembre del 2025 da Ctl Editore, intitolato “Il Giappone attraverso gli occhi di un gesuita: da Gaspar Vilela all’arte Nanban”.

Nell’opera si racconta il Giappone del Cinquecento attraverso la figura del gesuita portoghese Gaspar Vilela e il rapporto tra Oriente e Occidente durante il cosiddetto “secolo cristiano”.

Templi, giardini, statue, feste e tradizioni diventano così il terreno di incontro tra culture lontane.

Un interesse che per Andreini nasce dall’incontro tra lo studio dell’arte e il lungo rapporto con la cultura giapponese, maturato attraverso le arti marziali: «Credo che la cosa che mi affascina di più del Ju jitsu sia il senso di rispetto e gratitudine verso tutto quello che impari nella disciplina».

Un legame talmente forte da essere diventato un tatuaggio, sul polso destro, che appoggia idealmente sul cuore durante l’inno nazionale.

Oggi Andreini continua il suo percorso accademico come dottorando alla Universitat Oberta de Catalunya di Barcellona, dove segue il corso a distanza e, insieme alla ricerca, affianca la sua parte artistica.

Diplomato al liceo artistico Cecioni, ha continuato a coltivare la pittura e il disegno anche fuori dalla scuola, arrivando a sviluppare autonomamente una propria ricerca nella pittura digitale: «Il procedimento è lo stesso della pittura: bozzetto, chiaroscuro e poi dipingi. Io lo faccio sull’iPad».

Da maggio ha aperto il suo spazio, “Andreini Art Studio”, dove realizza opere e lavora anche su commissione.

A questo si aggiunge l’impegno nel comitato scientifico delle Terme del Corallo, il Centro di Studi per il Liberty. Sport, arte, ricerca e divulgazione diventano così tasselli dello stesso percorso. «Per me il Ju jitsu non è soltanto uno sport: è uno stile di vita», conclude.

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