Il Tirreno

Livorno

Il racconto

Livorno, porto Mediceo blindato per lo yacht dell’ambasciatore Usa, Tilman Fertitta: a bordo la diplomazia, fuori la contestazione

di Juna Goti

	Lo yacht di Fertitta, lo striscione di protesta e il ponte dei Francesi chiuso (foto Stick)
Lo yacht di Fertitta, lo striscione di protesta e il ponte dei Francesi chiuso (foto Stick)

Tappa toscana del suo tour lungo le coste italiane: a bordo è salito anche il governatore della Toscana, Eugenio Giani. Il sindaco Salvetti ha declinato l’invito: «Difficile per me brindare in barca in questo scenario»

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LIVORNO. Due piattaforme per elicotteri, 117 metri di lunghezza, design di lusso, servizi di ogni tipo. Quando ieri mattina il mega yacht Boardwalk del miliardario - ambasciatore Usa Tilman J. Fertitta ha fatto tappa a Livorno, mezzo porto Mediceo è stato blindato. L’imbarcazione è stata ormeggiata al molo Capitaneria, da dove ripartirà oggi. Così il ponte dei Francesi è rimasto chiuso per ore, presidiato da un massiccio schieramento di forze di polizia. Il calibro del personaggio e le tensioni globali hanno infatti richiesto uno standard di sicurezza calibrato non tanto su possibili contestazioni locali, quanto su eventuali azioni di carattere internazionale.

A bordo, nel pomeriggio, varie autorità di diversi territori della regione, invitate dall’ambasciatore a partecipare a questa tappa toscana del suo tour lungo le coste italiane: l’ha chiamato “diplomazia della costa”, per celebrare i 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti.

Fuori, all’ombra dei Quattro Mori, la contestazione con la presenza di varie realtà: da Azione Livorno antifascista a Usb e Scuola di Carta, il mondo proPal, qualche partito e associazione di sinistra e ambientalista. Non più di un centinaio di persone, che hanno manifestato pacificamente e alla fine hanno appeso uno striscione con la scritta: “Usa portatore di guerra, Livorno vi odia”. Il volantino del sit-in recitava invece: “Ambasciatore di guerra e genocidio, Livorno non ti vuole”. Da Pisa è arrivato qualche rappresentante del Movimento No Base, per dire che «era doveroso esserci», che è «questione di pace nel mondo, ma anche di sicurezza dei nostri territori», che «da qui passano ogni giorno le armi», che «Camp Darby è una polveriera a cielo aperto». Livornesi le Donne in Nero che ogni sabato protestano in piazza Grande, «come forma di lotta internazionale e pacifica contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi».

A bordo dello yacht è salito anche il governatore della Toscana, Eugenio Giani. Non c’era, invece, il sindaco di casa, Luca Salvetti. «Livorno ha contestato la presenza dell’ambasciatore? Francamente era difficile prevedere il contrario», ha poi risposto al Tirreno: «Questa è una città che ha manifestato per la pace e contro la politica di aggressione di qualsiasi Paese nei confronti di altri Paesi e popoli. Da questo punto di vista gli Stati Uniti di Donald Trump sono tra le nazioni da annoverare in questa deplorevole lista. Io non sono andato anche perché penso che chi vuole intrattenere rapporti istituzionali con la città possa venire a Palazzo Comunale, come è accaduto per tantissimi rappresentanti di molti Paesi. Nel caso sarei disponibilissimo a raccontare la nostra città, la sua apertura verso i popoli del mondo, la sua sensibilità verso i drammi di nazioni che vivono guerre e aggressioni e di come la nostra città abbia saputo reagire in questi anni alle atrocità che colpiscono popolazioni e stati. Di sicuro, in un quadro come questo, è impensabile per me andare invitato a bordo di un super yacht tra brindisi e strette di mano, come se in giro per il mondo non stesse accadendo niente».

«Livorno è un porto importante per l'Italia e per gli Stati Uniti, con Camp Darby e tutte le grandi aziende che si trovano in questa zona», ha invece dichiarato sul gigante del mare Fertitta. «Gli italiani – ha aggiunto – sono bravissimi nella manifattura ed è per questo che le aziende americane hanno 22mila dipendenti in questa regione». L’ambasciatore Usa, parlando con i giornalisti, ha ripetuto che «Camp Darby è una risorsa straordinaria per la Nato e per la sicurezza non solo dell'Italia, ma di tutta questa regione», che è una delle «basi principali di approvvigionamento logistico per l’alleanza atlantica» e che «l’Italia e la Toscana dovrebbero essere molto orgogliose» di averla. Parlando poi del consolato americano a Firenze, «è stata la mia prima battaglia» e «finché sarò ambasciatore farò tutto il necessario per assicurarmi che rimanga aperto». 
 

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