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Livorno

Lutto

Livorno, è morto Romano Bulleri: addio al re degli allibratori – Il Caprilli, l’amore per l’arte e le “sorprese” ai Bagni Lido

di Stefano Taglione

	Romano Bulleri
Romano Bulleri

La scomparsa di una figura amatissima dal quartiere e dagli ippodromi lascia un vuoto profondo: storie di amicizie, arte, cucina e vita quotidiana si intrecciano nei ricordi di chi lo ha conosciuto, restituendo l’immagine di un uomo generoso, ironico e capace di trasformare ogni luogo in una piccola comunità attorno a sé

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LIVORNO. Era il “re” degli allibratori: «Prendeva le scommesse in tutti gli ippodromi della Toscana, era famoso in tutta Italia e quando le corse erano in contemporanea io andavo a dargli una mano al “picchetto”», racconta l’amico Giovanni Ghezzani.

L’addio a Romano Bulleri

Livorno piange Romano Bulleri, anima di Borgo, morto domenica 16 agosto a 89 anni. Abitava in via Verdi. Era un’autorità negli ippodromi, non ultimo al Caprilli, dove col suo banchino (il “picchetto” appunto, perché era detto «il picchettaro» ndr) raccoglieva le scommesse sulle competizioni dei cavalli. Appassionato d'arte e sposato da 42 anni con Maria Grazia Coppola.

Il ricordo della figlia Benedetta

A ricordarlo è la figlia Benedetta Bulleri, 32 anni da pochi giorni, alla quale proprio a fine luglio ha regalato l’ultimo nipote. «Mio padre era una persona buona – racconta – e di un’umanità incredibile. Aiutava tutti, non si peritava a dare una mano a chi gliela chiedeva, alle persone che avevano bisogno».

La passione per l’arte

Autentico intenditore d’arte, collezionava quadri d’autore, di Renato Natali e Mario Madiai ad esempio. Nel corso della sua vita ha acquistato e poi rivenduto anche una Testa di Modì, scolpita dallo scultore Angelo Froglia. Nel settembre del 2010, una delle teste, comparse su Ebay al prezzo di 200.000 euro, addirittura ne possedeva una nella sua collezione privata di Hammamet, in Tunisia, Bettino Craxi. Lo rivela l’amico Ghezzani: «Sì, ce l’ha avuta lui per parecchio tempo – commenta – proprio perché era un grandissimo appassionato d’arte. Nel suo lavoro di allibratore, parliamo di un mondo non certo facile, era molto rispettato. Non era semplice riuscire a emergere in quell’ambiente, assai difficile, ma lui ci è riuscito. Era presente, oltre che a Livorno, anche negli ippodromi di San Rossore, Firenze e Montecatini Terme ad esempio. Io gli andavo a dare una mano perché di sicuro non si poteva sdoppiare quando lo stesso giorno si correvano più corse».

Gli anni in Borgo e la vita quotidiana

In Borgo, ricorda la figlia Benedetta, «ha fatto anche il “cenciaio”, vendeva il rame». Del padre sottolinea anche «l’abilità fra i fornelli». «Era un cuoco eccezionale – specifica – e sapeva cucinare benissimo il pesce, praticamente ogni piatto. Ai Bagni Lido, che frequentava insieme a me, arrivava sempre con le “pentolate” di riso nero o acciughe fritte. Cucinava per tutti, per noi familiari e i suoi amici. Devo dire che si è goduto veramente la vita».

Le carte, l’ironia e la famiglia

Un’altra sua passione erano le carte. Era un grande giocatore: «In molti in queste ore – prosegue la figlia – mi stanno dicendo che non riuscivano mai a strappargli il “Settebello”. Mio babbo era una persona ironica, con la battuta sempre pronta. Viveva per il nipote, mio figlio, e da 20 giorni gliene ho regalato un altro che per fortuna ha fatto in tempo a conoscerlo. Sono molto contenta. Mio padre era splendido e mi mancherà moltissimo».

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