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Bagni a Livorno, il Comune prepara le gare. Ecco quanto pagano di concessione: tutti i dati

di Juna Goti

	L'ingresso dei Pancaldi
L'ingresso dei Pancaldi

Ai Pancaldi la concessione più cara: 81mila euro di canone più l’imposta regionale. In fondo all’articolo la tabella completa

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LIVORNO. Quanto i livornesi pagano per ombrelloni, cabine e lettini è scritto all’ingresso di ogni stabilimento balneare. Ma quanto pagano di concessione i gestori dei Bagni? È una domanda che spesso si sente ripetere tra un tuffo e un gelato, soprattutto in questa stagione caldissima che precede le famose gare, con lo schema di bando nazionale in dirittura di arrivo a vent’anni dall’approvazione della direttiva europea Bolkestein. I dati che pubblichiamo sono dell’ufficio Demanio marittimo del Comune.

Con una premessa: per il canone il municipio fa da esattore ma non riscuote un euro. I soldi delle concessioni demaniali marittime vanno allo Stato. Ed è lo stesso Stato a determinare di anno in anno i canoni richiesti. Per i balneari gli ultimi valori definiti sono quelli riferiti al 2025. Si aggiunge un 25 per cento di tassa che va alla Regione, e solo in parte viene trasferito ai Comuni per le attività di gestione amministrativa.

Lo precisano subito dall’ufficio: «Il canone è determinato sulla base delle indicazioni del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ed è versato interamente allo Stato. Il 25 per cento, invece, è versato alla Regione Toscana a titolo di imposta regionale. Gli importi sono determinati in via provvisoria e possono essere soggetti a revisione qualora intervengono diverse determinazioni dello stesso Ministero».

I canoni

Fatta questa premessa vediamo le cifre. A pagare la somma più alta tra gli undici concessionari di Livorno e Quercianella sono gli storici Bagni Pancaldi, che sono anche i più grandi: 81.507 euro all’anno, più 19.913 euro di imposta regionale. In tutto fanno circa 100mila euro. Va detto che nel 2022, quando dal calcolo delle concessioni erano già stati cancellati i valori Omi, ai Pancaldi erano stati chiesti 62.402 euro di canone, come riportato nel febbraio di quell’anno dal Tirreno. In tre anni, con l’aggiornamento Istat, il valore della concessione è quindi salito di quasi 20mila euro. Un incremento che in percentuale ha riguardato anche gli altri stabilimenti.

Subito dopo i Pancaldi ci sono ancora i Fiume: 62.828 euro, più 15.707 di tassa regionale. Poi i Lido (poco più di 53.500 euro totali), i Tirreno (38.065 euro, più 9.516 di tassa toscana), gli ex Pejani (complessivamente 33.267 euro), i Nettuno (33.105 euro tra canone statale e tassa regionale), i Roma (23.432 più 5.858 euro). Segue una carrellata di canoni che a conti fatti valgono l’incasso di appena un paio di cabine o ombrelloni: i Rex (Bagno in che ha una formula ibrida, perché è anche condhotel) deve versare meno di 8.135 euro tra canone e tassa, il Cala Bianca di Quercianella 5.715 euro (più 1.428 di imposta), i Paolieri poco più di 4mila euro totali, idem Il Rogiolo.

Il bando-tipo nazionale

Ma a che punto sono le gare annunciate più volte in tutta Italia negli ultimi anni, in risposta alla Bolkestein? Il decreto legge 32 dello scorso 11 marzo, che ha introdotto le “disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni”, è stato convertito in legge a maggio. L’articolo 8 prevedeva che entro 30 giorni il ministero predisponesse uno schema di bando-tipo per guidare l'avvio delle procedure selettive di affidamento delle concessioni turistico-ricreative su scala nazionale. È a quel bando tipo che il governo sta ancora lavorando, con lo spinosissimo capitolo degli indennizzi per i gestori che fino a oggi hanno investito negli stabilimenti. L’ultima nota ufficiale sul sito del Mit è del 13 luglio: «Questo pomeriggio il ministro Matteo Salvini ha partecipato al tavolo di consultazione per la redazione del bando tipo dei balneari, che dopo decenni di attesa metterà ordine sul tema delle concessioni demaniali marittime. Lo schema del bando, redatto in sede tecnica nei gruppi di lavoro con gli enti territoriali e sottoposto alla consultazione delle associazioni di categoria, è stato oggetto del più ampio confronto per arrivare alla definizione definitiva del documento nel più breve tempo possibile, dopo il vaglio politico della Conferenza unificata. Un intervento normativo che accompagnerà i rinnovi delle concessioni demaniali e che mira a superare le attuali criticità attraverso la definizione di regole condivise e uniformi».

Gare entro giugno 2027

«Il confronto in sede di Conferenza unificata, che ha coinvolto Comuni, Regioni, associazioni di categoria, è ancora in corso», chiariscono così il dirigente della protezione civile e la responsabile dell’ufficio Demanio marittimo del Comune, Lorenzo Lazzerini e Valentina Turelli: «Nel frattempo a Livorno è aperto dal 2023 il Tavolo Bolkestein, che coinvolge i titolari delle concessioni, i sindacati, le associazioni di categoria e varie professionalità». L’ultima volta si è riunito a fine maggio. Tutti i Comuni sono in attesa dello schema-tipo di bando nazionale. «Ma in ogni caso, che esca o che non esca – precisano dall’ufficio – entro giugno del 2027 noi dobbiamo pubblicare le gare per le concessioni, quindi stiamo facendo le attività propedeutiche». Detto in modo più tecnico: «Per gli undici stabilimenti non ci sarà alcun rinnovo automatico, le occupazioni in atto continuano ai fini della programmazione delle procedure selettive per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime a fini turistico-ricreativi». La legge dice che le nuove concessione varranno da cinque a vent’anni, dipenderà dal tipo di investimenti. A rigor di logica i gestori resteranno gli stessi anche la prossima estate.

Gli obiettivi politici

«Al netto della parte tecnica – evidenzia l’assessora Viola Ferroni, che ha la delega al Demanio – noi abbiamo sempre portato avanti due obiettivi che cercheremo di trasferite nelle procedure. Il primo: la valorizzazione della tradizione livornese, perché a Livorno gli stabilimenti balneari sono dei livornesi, rappresentano un tema identitario della città, niente a che vedere con gli aspetti turistici propri di questa materia e di altre realtà. Per quanto possibile cercheremo di evitare che questa tradizione si perda con questo passaggio, che ci deve essere. Secondo: qualora ce ne sarà la possibilità, daremo più punteggio a chi presenterà progetti finalizzati a migliorare l’accessibilità dei Bagni e ad abbattere le barriere architettoniche, perché gli investimenti siano davvero per tutti». 

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