Livorno, si è spenta a 52 anni Evelyn Veludo: «Destino infame, ma era come il sole»
La vita si era accanita su di lei con lutti davvero gravissimi, eppure l’ha sempre affrontata con il sorriso
LIVORNO. Evelyn era il sole. Evelyn era il sole, nonostante tutto. Nonostante la vita le avesse riservato una serie di prove terribili e ingiuste, Evelyn Veludo, scomparsa sabato scorso dopo una breve ma implacabile malattia, affrontava il suo quotidiano sempre con il sorriso e un’allegria travolgente, contagiosa, che la facevano amare e benvolere da tutti davvero, e non per retorica.
Evelyn era, a suo modo, una ragazza di altri tempi, “poco social”, perché le amicizie e gli affetti li coltivava come si faceva una volta: nella realtà, con gli abbracci, le cene, le telefonate, i contatti veri, e per questo, adesso, una città intera la piange.
Nata a Livorno nel 1974, 52 anni, bimba di Acquaviva/Pancaldi negli anni Settanta e Ottanta quando le famiglie erano veri e propri “clan” allargati (il suo comprendeva i Veludo, i Sardi, i Roccasecca, i Forsi, con un numero sterminato di zii e cugini), aveva imparato fin da subito che la lotteria del destino le aveva riservato una serie di biglietti sfortunati: lei e la sorella minore Elisabetta, di quattro anni più giovane, erano nate affette da una patologia genetica rarissima al fegato, curata, in Europa, solo a Parigi.
Pochi casi in tutto il mondo ma due nella stessa famiglia. Come se non bastasse la spada di Damocle di convivere con una malattia sconosciuta anche alla scienza, è nel 1995 che per la famiglia di Evelyn arriva la prima di una serie di tragedie: la sorella Elisabetta muore a 16 anni mentre sta per essere trapiantata d’urgenza nell’Île de France.
Qualche anno dopo muore letteralmente di crepacuore il padre Livio che, di fatto, non aveva mai superato il dolore della morte prematura della secondogenita.
Basterebbe questo per segnare la vita di chiunque, ma il destino non aveva ancora finito di accanirsi su Evelyn: nel 2015, durante una vacanza a Roma con la mamma Gabriella, quest’ultima si accascia e muore improvvisamente al binario della stazione mentre stanno per prendere il treno di ritorno.
Nonostante tutto, Evelyn, coi suoi grandissimi occhi verdi (o azzurri? Lei diceva “verdi”, gli amici “azzurri”, tanto che per scherzare era nato il “Verde Evelyn”), autentici specchi dell’anima, la sua simpatia travolgente, la sua energia, era andata avanti, vivendo una vita normale (era impiegata alla “Grimaldi Lines”), circondandosi, appunto, dell’affetto delle persone a lei più care, che oggi lascia nella disperazione. Soprattutto il marito, Federico Nordio, sposato nell’ottobre scorso e l’amato cane Chuito, un meticcio trovato alle Bahamas. È proprio subito dopo il matrimonio che comincia l’ultimo calvario di Evelyn.
A febbraio, prima di partire per il controllo annuale di Parigi per la sua patologia, scopre che un tumore molto aggressivo le ha attaccato il pancreas. Ovviamente, non si era arresa; anzi, Evelyn ha fatto tutto il necessario per vivere circondata dai suoi cari il più possibile, senza perdere un minuto del tempo che le restava. Nessuno pensava che l’epilogo potesse essere così terribile e repentino.
Sono centinaia i messaggi di cordoglio che sono stati scritti per Evelyn in queste ore sul web, uno più struggente dell’altro. «Non hai mai avuto pace nella vita», scrive Fabio Senesi su Facebook, «Ora goditi la tua serenità con Elisabetta, babbo Livio, mamma Gabry e tutti gli altri che ti aspettano, vedrai che il tuo amico Valerino, di là, ti farà impazzire di scherzi come faceva qui». Su tutti, colpisce il racconto di una delle sue amiche, Ilaria Agostinelli: «Per i suoi 50 anni, due anni fa, le abbiamo regalato un paio di orecchini a forma di foglia di ginkgo, proprio il ginkgo biloba. Era stato scelto questo albero perché è uno degli alberi più antichi del mondo e, a Hiroshima, è sopravvissuto alla bomba atomica: bruciò completamente, ma l’anno successivo rigermogliò, diventando simbolo di resilienza e di speranza, generando il termine di “hibakujumoku”, alberi miracolosi».
Ed Evelyn era tutto questo, un miracoloso simbolo di ostinata resistenza per tutti quelli che nella sua vita ha toccato o sfiorato.
L’ultimo saluto alle 10,30 di oggi (lunedì 20 luglio) alla camera mortuaria dell’ospedale, seguirà il trasferimento al cimitero della purificazione.
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