Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Massimo Angeletti: «In troppi corrono nelle ore calde, ecco quando fare sport»

di Martina Trivigno
Massimo Angeletti: «In troppi corrono nelle ore calde, ecco quando fare sport»

L’allarme del medico: «Temperature anomale, occhio ad anziani e bimbi»

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LIVORNO. «Mi capita spesso di vedere livornesi correre o andare in bici sul lungomare proprio quando il caldo e l'umidità raggiungono i livelli più alti. Fare attività fisica è fondamentale, ma non nelle ore centrali della giornata: in questo modo, infatti, può diventare pericoloso». Così Massimo Angeletti, coordinatore dei medici di famiglia livornesi e segretario della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) di Livorno, dà alcuni consigli su come affrontare il caldo di questi giorni.

Dottor Angeletti, il ministero della Salute ha diffuso le raccomandazioni per affrontare l'ondata di calore. Sono le stesse che sentiamo ogni estate, ma continuano a essere così importanti?

«Sì, perché sono indicazioni semplici ma estremamente efficaci. Rischiano di sembrare scontate, ma se venissero davvero seguite risolverebbero il 90-95 per cento dei problemi legati alle ondate di calore. Oggi ci troviamo di fronte a temperature anomale che mettono a rischio soprattutto le persone più fragili: anziani, bambini e chi soffre di più patologie».

Da dove bisogna partire?

«Dall’idratazione. Bere abbondantemente è la prima forma di prevenzione, perché la disidratazione mette sotto sforzo il sistema cardiovascolare e quello renale. Accanto a questo è importante seguire un’alimentazione leggera, evitando pasti troppo pesanti, grassi o ricchi di alimenti processati. Anche l’eccesso di alcol, tè e caffè può rappresentare un ulteriore stress per l’organismo in giornate di caldo intenso».

C’è un aspetto che spesso viene sottovalutato?

«La conservazione dei farmaci e degli alimenti. I medicinali devono essere tenuti a temperatura adeguata: difficilmente diventano dannosi, ma il caldo può ridurne l’efficacia: per chi assume terapie importanti questo può avere conseguenze. Lo stesso vale per gli alimenti, che con temperature elevate si deteriorano più facilmente aumentando il rischio di tossinfezioni alimentari».

Ha parlato dell’attività fisica. Qual è l'errore più frequente?

«Vedere persone che corrono o pedalano nelle ore più calde della giornata. Il mare è una risorsa straordinaria per Livorno, ma questo non significa esporsi al sole nelle fasce orarie più critiche. L’attività fisica va benissimo, purché venga praticata la mattina presto o la sera. Le stesse istituzioni stanno richiamando l’attenzione su questo tema: la Regione Toscana ha previsto limitazioni per alcune attività lavorative nelle ore più calde e il Comune ha adottato provvedimenti per anticipare l’uscita da scuola in modo da evitare l’esposizione al calore nelle ore centrali della giornata».

Gli anziani restano i più esposti?

«Senza dubbio. È importante mantenerli in ambienti freschi e con una temperatura stabile. Se si usa il condizionatore, la differenza tra interno ed esterno non dovrebbe superare i cinque-sette gradi. Anche i ventilatori possono essere utili, purché non vengano puntati direttamente sulla persona. E naturalmente bisogna ricordare agli anziani di bere con regolarità, anche quando non avvertono lo stimolo della sete».

E per i bambini?

«Le regole sono molto simili, c’è però da tenere conto che hanno un sistema di termoregolazione meno efficiente rispetto all’adulto e spesso, soprattutto se piccoli, non riescono a manifestare il disagio. Devono bere frequentemente, restare all’ombra nelle ore più calde, indossare un cappellino e non essere mai lasciati in auto, nemmeno per pochi minuti».

Quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare in caso di colpo di calore?

«Il colpo di calore è l’evenienza più seria, anche se fortunatamente rara. Si manifesta con temperatura corporea molto elevata, pelle arrossata, confusione e stato di malessere. In questi casi bisogna portare subito la persona in un ambiente fresco, iniziare ad abbassare la temperatura corporea e richiedere assistenza sanitaria. Non bisogna creare allarmismi, ma conoscere questi sintomi permette di intervenire tempestivamente e prevenire conseguenze più gravi».



 

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