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L’intervista

Livorno, Salvetti sull’intitolazione dello stadio a Protti: «Nessun derby con Picchi, ecco cosa faremo per ricordare Igor»

di Giulio Corsi

	La commozione del sindaco Salvetti (foto Andrea Dani) e una simulazione della statua per Protti
La commozione del sindaco Salvetti (foto Andrea Dani) e una simulazione della statua per Protti

Il primo cittadino: «Voglio realizzare una statua di Protti da posizionare in piazzale Montello, così come ho visto negli stadi inglesi quando si ricorda la persona più importante della storia del club»

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LIVORNO. Qualcuno non ha dubbi: va cambiato il nome allo stadio. Altri pensano a un referendum, un po’ come quello che nel 2013 andò in scena per battezzare il PalaLivorno, che fino ad allora aveva portato solo il nome dello sponsor Algida: si votò attraverso il Tirreno, la scelta era tra Antonio Gramsci, indimenticabile leader della sinistra, uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano nella scissione del 1921 al congresso di Livorno, e Amedeo Modigliani, due figure così grandi ma così diverse (e pure così lontane dalla storia sportiva). Stravinse manco a dirlo il livornese Modì e il fiorentino Massimo Gramigni, socio di maggioranza della società che gestisce l’impianto di Porta a Terra, che anni prima aveva intitolato il Palasport di Firenze a Nelson Mandela e aveva proposto il nome di Gramsci, accettò il verdetto: da allora il tempio del basket diventò Modigliani Forum.

Nessun derby

Stavolta però non ci sarà alcun voto. E difficilmente ci sarà un derby "fratricida" tra due personaggi che hanno fatto la storia del calcio e della città, Armando Picchi, il capitano livornese della grande Inter di Helenio Herrera che ha conquistato tre scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, morendo prematuramente a 36 anni alla sua prima stagione come allenatore della Juventus, e Igor Protti, signore delle reti e profeta ben oltre il credo calcistico per il popolo livornese, cittadino onorario di Livorno fin dal 2006 grazie al conferimento voluto dal sindaco Alessandro Cosimi, unico calciatore insieme a Dario Hubner ad aver vinto la classifica dei cannonieri in serie A, B e C1, capace - solo lui negli ultimi decenni - di spostare in città quel mare di uomini donne vecchi e bambini che ha invaso sabato il nostro stadio. Possibile che la città che proprio nella scomparsa prematura di Protti, nella sua battaglia alla malattia, nel suo essere uomo oltreché campione, ha ritrovato un elemento di unione e identificazione debba ora dividersi su due simboli di tempi diversi della livornesità nel mondo? O c’è un modo per onorare la memoria del grande Igor Protti senza dover cancellare o ridurre quella di Armando Picchi, senza aprire una "guerra civile" tra picchiani e prottiani, tenendo invece unite più generazioni e viva la nostra storia? È quello che abbiamo chiesto in questa prima domenica (ieri) senza Igor al sindaco Luca Salvetti, che abbiamo visto piangere a dirotto appoggiato sulla bara sotto la Curva Nord, lui, amico di Igor, uomo di sport e di calcio.

Sindaco, intanto che cosa ha rappresentato la scomparsa di Protti per la città?

«Sono dell’idea che Igor ci abbia fatto l’ultimo regalo: ci ha consentito di ricordarci chi siamo e soprattutto di mostrarlo al resto del mondo che osservava cosa accadeva allo stadio. In un attimo all’ingresso del feretro per il giro di pista si sono scatenati sentimenti unici che riguardavano un eroe del calcio ma riguardavano soprattutto altro, ovvero l’umanità, l’orgoglio, l’identità e il senso di appartenenza del popolo livornese».

Siamo diventati tutti parte di una celebrazione collettiva, il dolore intimo è diventato il collante di migliaia di anime.

«Ci siamo ritrovati lontani anni luce dalla meschinità social, dai malesseri per una società incattivita e lamentosa, uniti in un abbraccio vero e sincero, che si è moltiplicato uno, cento, mille volte regalando ad ognuno di noi un grande conforto, consentendoci, nel dolore più grande, anche di rifiatare e scorgere l’essenza più bella del popolo livornese e della città. Igor ha saputo fare ancora un gol e ha saputo fare un altro grande regalo alla gente labronica, ovvero scatenare di nuovo la voglia di condividere, di stare uniti e di assaporare i sentimenti più genuini e belli».

Lamberto Giannini, in uno splendido articolo sul Tirreno di ieri, ha scritto che il dopo Igor è un "oltre" tutto da scoprire e carico di malinconia.

«Personalmente riparto dal regalo di Igor. Sicuramente più povero e vuoto nell’anima senza un amico fraterno al fianco, ma sicuramente più forte nel rapporto con la gente di Livorno e nell’impegno massimo per costruire il bene di questa città con tutte le energie che ho e più forte per tutto quello che Igor mi ha detto in questi mesi di profonda sofferenza nella quale però non rinunciava a supportare anche le mie sensazioni e idee».

Il sentimento popolare adesso è concentrato sulla memoria, il dibattito tra i tifosi si scalda su come onorare Protti. Chi chiede di intitolare lo stadio, chi una strada, chi piazzale Montello. Lei come si muoverà?

«Mille persone mi hanno chiesto che cosa facciamo per ricordare Igor, e tantissimi hanno cominciato a lanciare idee tutte belle e suggestive. Questo è il segnale di una città che vuol amare ancora Igor attraverso gesti e realizzazioni. Non spetta a me scegliere cosa fare, dovrà essere una decisione comune che coinvolgerà in primis la famiglia e poi tutto il mondo che ha messo Protti al centro. Parleremo con intelligenza e cuore di intitolazioni, statue, murales ed altro lo faremo con la delicatezza che tutto ciò richiede e con la sensibilità da dimostrare nei confronti di tutto e tutti».

L’ipotesi di qualcuno di trasformare lo stadio comunale Armando Picchi in stadio comunale Igor Protti la ritiene praticabile o accettabile?

«Lo stadio di Livorno non è come il San Nicola di Bari o il San Paolo di Napoli dove è semplice abbinare un’altra intitolazione. Il nostro impianto porta il nome di Armando Picchi una figura mitica, un livornese che ha dato lustro alla città, un uomo a cui intere generazioni hanno guardato con affetto e ammirazione. Non possiamo permetterci di cancellare questa cosa per rispetto di Armandino e della sua famiglia e sicuramente anche Igor non avrebbe voluto cancellare il nome di Picchi. Dobbiamo trovare la soluzione giusta e in questo serve l’aiuto di tutti nel valutare le possibilità migliori. Di certo io voglio realizzare una statua da posizionare in piazzale Montello dove ieri c’era la bandiera a mezz’asta, così come ho visto in diversi stadi inglesi quando si ricorda la persona più importante della storia del club. Ci metteremo al lavoro per trovare l’artista e l’azienda che possano realizzarla. Sicuramente faremo realizzare come pensano anche i tifosi un grande murale in città, mentre saranno decine le iniziative che nasceranno con il nome di Igor».

Piazzale Montello ricorda quella che D’Annunzio celebrò come la battaglia del Solstizio, teatro dell’ultima grande offensiva austro-ungarica sul fronte italiano nella Grande Guerra. Potrebbe diventare piazzale Igor Protti?

«Con la commissione urbanistica valuteremo anche l’intitolazione del Piazzale Montello valutando gli effetti per i condomini che lì si affacciano. Ricordo che il cambio di nome per una strada o una piazza comporta una serie di atti da espletare per le modifiche per legge di residenze e dei documenti di proprietà delle singole abitazioni per i quali servono molti soldi. Forse potremmo isolare la parte dentro le cancellate e farlo diventare Largo Igor Protti: lì insistono solo l’ingresso dello stadio e quello dei centri medici. Insomma valuteremo tutto e faremo tanto perché Igor lo merita e perché la gente lo vuole».

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