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Livorno, Salvetti apre al Movimento 5 Stelle: «Via i rancori, ora clima diverso»

di Juna Goti
Livorno, Salvetti apre al Movimento 5 Stelle: «Via i rancori, ora clima diverso»

«Sono in atto importanti trasformazioni, il modello Livorno può fare il salto di qualità»

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LIVORNO. «Voglio aggiungere una cosa che riguarda esplicitamente il Movimento 5 Stelle…». Luca Salvetti ieri si è tenuto la notizia nel finale. Era nella sala delle cerimonie del Comune, riunito con assessori, dirigenti, politici e giornalisti per l’ennesimo resoconto di metà anno, a due anni dalla rielezione e a sette da quando è diventato sindaco. Prima di concludere il suo intervento ha accennato questa frase e si è capito subito, dal tono di voce, che sarebbe arrivata la novità politica. «Il modello Livorno nato nel 2019 – ha premesso – è cresciuto, si è ampliato in una versione di campo largo tutta livornese, che mette insieme i partiti di centrosinistra e il civismo, come elemento di propulsione».

Un modello «che fa di Livorno ancora una volta un laboratorio prezioso anche a livello nazionale». Su questo «voglio aggiungere una cosa che riguarda il Movimento 5 Stelle»: «Sapete quale è stato il mio rapporto negli anni passati con il Movimento», ma «l’evoluzione del quadro politico nazionale, in questo anno ha portato anche a fare un nuovo ragionamento con chi rappresenta quella parte politica», un ragionamento che oggi «ci consente di dire che il modello Livorno può fare un ulteriore salto di qualità... Lo dico tranquillamente, perché non sono uno che porta rancore a prescindere, riconosco quando da tutte le parti c’è la volontà di ragionare in modo costruttivo per la città».

Tradotto: il sindaco apre pubblicamente al M5S. Che non vuol dire ingresso ora in maggioranza, ma vuole comunque dire che c’è un terreno fertile su cui poter allargare la coalizione in un futuro prossimo (nel 2027 ci sono le elezioni politiche e fra tre anni i livornesi sceglieranno il nuovo sindaco o sindaca). «Rispetto al rapporto che c’era nel 2019, ma anche nel 2023 – risponde Salvetti ai giornalisti – ci sono trasformazioni in atto importanti, nel rapporto personale e in quello complessivo». Parla di «clima diverso», di una «serenità di rapporti» che «avevo provato a costruire senza riuscirci tra il 2019 e il 2024, la sto valutando con più facilità in questi due anni di lavoro, soprattutto nell’ultimo».

A chi legge potrà anche sembrare un passaggio scontato, che prima o poi doveva arrivare considerando che a Roma, così come a Firenze, il campo largo Schlein-Conte, in veste progressista e anti-meloniana, è realtà da tempo. Ma nella Livorno che fu la roccaforte rossa espugnata da Filippo Nogarin scontato non è. I grillini nel 2014 sconfissero per la prima volta il centrosinistra; il civico Salvetti riconsegnò la città al centrosinistra (e al Pd) nel 2019. Fuori dal ballottaggio rimase l’ex vicesindaca Stella Sorgente, una colonna del Movimento, che a settembre ha lasciato il consiglio comunale: lo ha fatto per motivi professionali e personali (è preside a Massa), ma giusto in tempo per non vedere la nascente alleanza fiorentina con gli ex rivali politici.

In consiglio a Livorno, a rappresentare il M5S, è rimasto Daniele Esposito, mentre Andrea Morini e Lucia Grassi sono confluiti nel gruppo misto Primo Polo. Questo per citare i rappresentanti, poi ci sono una base e un elettorato a cui parlare. «Credo che ci sia un terreno più fertile – la dice così il Salvetti – perché il tavolo è stato sgomberato dai rancori delle sconfitte e sono stati tolti malumori e vecchie ruggini. Chi oggi è in consiglio ha un atteggiamento molto più sereno nei miei confronti e di conseguenza anche il mio lo è».

Si vedrà dove porterà questa «serenità». Intanto, giusto per restare sul fronte politico, ieri Salvetti è tornato a tirare bordate a destra. «Il nostro lavoro e i risultati ottenuti – la sua linea – hanno schiantato le opposizioni»: a destra «con un tutti contro tutti culminato nella scelta del candidato sindaco di uscire dalla coalizione», e qui arriva anche la pacca sulla spalla ad Alessandro Guarducci di Forza Italia, perché «l’opposizione che sta facendo è in assoluto la più seria e costruttiva per la città»; a sinistra «con le opposizioni c’è totale convergenza su alcune tematiche che abbiamo messo in campo, tanto che molti atti sono votati all’unanimità».

Intanto però proprio l’altro ieri è andato in scena uno scontro con il sindacato Usb, che ha diffuso una nota dal titolo eloquente: “Il nuovo approccio della giunta Salvetti rispetto alle problematiche sociali. La sinistra si ritrova a fare la destra?”. Nota che è suonata come la fine della pax che si è respirata in questi anni con il Comune. Tanto che lo stesso giorno c’è stato un incontro acceso tra sindaco, assessore al sociale e una delegazione del sindacato, con la voce di Salvetti che si sentiva dai corridoi.

«La pax con quella parte del mondo livornese è finita? Le consiglio di chiamare Giovanni Ceraolo e chiederlo a lui», ha ribattuto il sindaco alla cronista: «Perché se è finita lo deve dire lui, non certo Andrea Raspanti o io, le nostre politiche non sono cambiate. Se quell’accenno serve a loro per riposizionarsi politicamente lo dica. Per me è stata una pugnalata leggere che questa amministrazione sul sociale insegue la destra: ma quando? Ma dove?». Poco dopo ha risposto Ceraolo, che era assente a quell’incontro: «Il cambio di passo c’è nei fatti, poi se vogliamo stemperare l’aspetto politico, il chiarimento c’è stato. Il dialogo rimane in piedi, non c’è rottura tra sindacato e amministrazione. Ma ci aspettiamo qualcosa in più: cosa si fa per esempio con gli orti di via Goito? A fine mese c’è la nuova asta. E cosa si fa con le famiglie di via Corcos? È fissato lo sgombero». «Non c’è rottura – ripete – ma chiediamo che ci sia un’attenzione maggiore. Noi siamo una realtà indipendente, se le soluzioni non arrivano, siamo pronti a ripartire con le mobilitazioni, non ci siamo dimenticati come si fa».

Ultimo passaggio politico degno di nota. A chi gli chiede se resterà sindaco o tenterà di staccare il biglietto per il parlamento nel 2027, Salvetti risponde così: «Dopo che sono stato all’iniziativa del presidente Mattarella, con i leader del centrosinistra e i ministri, mi sono trovato a guardare le prime strutture delle nuove aree mercatali e la nuova piazza Garibaldi… di notte ho pensato: cos’è più bello? Per me la seconda, veder cambiare Livorno, rispondere ai cittadini. Quelli che hanno fatto il sindaco e il parlamentare hanno sempre detto: “Però come il sindaco non ce n’è”. Io che ho la possibilità di farlo per altri tre anni non ci rinuncio». 

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