Il Tirreno

Livorno

Le indagini

Livorno, omicidio al Castellaccio. Caccia ai due clienti del ristorante: i sospetti si concentrano su di loro

di Stefano Taglione
I due tavoli del Ghinè Cambrì dove hanno mangiato le due persone sospette
I due tavoli del Ghinè Cambrì dove hanno mangiato le due persone sospette

Uno ha parlato a lungo al cellulare: la polizia analizza le celle telefoniche. Intanto il titolare del Ghinè Cambrì, Federico Castagnoli, non ha riconosciuto la vittima dalla foto, che comunque indossava un paio di occhiali da vista a differenza dei due commensali

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Chi erano i due clienti che hanno cenato al Ghinè Cambrì due ore prima del delitto? Come mai, mentre mangiavano un antipasto e un’insalata, erano tesi e si guardavano in giro scrutando preoccupati l’ingresso del ristorante e la strada? E perché, dopo aver pagato in contanti ed essere usciti, fino a tarda sera hanno fatto la spola fra il parcheggio teatro dell’omicidio (in quel momento deserto) e via di Quercianella, altrettanto vuota, raccontando a un cameriere del locale, insospettito dai loro movimenti, di aspettare un taxi mai arrivato?

Gli interrogativi

Sono gli interrogativi che, se risolti, potrebbero fare chiarezza o magari addirittura spiegare perché è stato ammazzato con due colpi di pistola Yilmaz Tas, il trentenne curdo (di nazionalità turca) richiedente asilo politico e di casa a Livorno da pochi mesi. Il giovane, che quando in questura ha presentato la domanda per l’ingresso in Italia ha raccontato di essere fuggito dal Paese d’origine in quanto perseguitato, poco prima della mezzanotte di domenica scorsa è stato gambizzato e finito con due colpi d’arma da fuoco nel piazzale davanti al centro sociale per anziani “Fabrizio Gioli” di Castellaccio, la stessa frazione collinare dove abitava, nonostante nessuno lo conoscesse (neanche i rappresentanti della comunità curda di Livorno). Secondo i media turchi – è quanto si legge ad esempio sulla pagina web “Adapazar Sondakika”, che come altre testate cita fonti locali di polizia – si è trattato di «un’imboscata terroristica». Il giovane è poi morto in ospedale, dopo il trasporto d’urgenza coordinato dal medico del 118 sull’ambulanza della Svs di Ardenza.

La vittima non era a cena

Stando alle indagini, sicuramente nessuno dei due clienti del “Ghinè Cambrì” era la vittima. Vari dettagli lo confermano: Tas, a differenza dei commensali, indossava un paio di occhiali da vista e le ciabatte. Era poi corpulento, alto all’incirca un metro e 80, volto tondo, con dei pantaloni scuri e una maglietta. I clienti, invece, erano vestiti il primo con tuta e t-shirt e l’altro, abbastanza grasso, con una magliettina, dei pantaloncini corti e un cappello a visiera in testa. Entrambi avevano i capelli neri e parlavano un inglese stentato, non erano insomma anglofoni e nemmeno di madrelingua italiana, visto che non hanno mai pronunciato una parola di senso compiuto. «Dell’Est Europa», secondo il titolare del Ghinè Cambrì, Federico Castagnoli. Gli agenti della Squadra mobile della polizia di Stato, diretti dal vicequestore Riccardo Signorelli, non lasciando niente al caso hanno subito rintracciato il ristoratore, che vedendo la foto del trentenne ucciso ha escluso che fosse lui uno dei clienti. Chi erano, quindi? Perché avevano questo atteggiamento così sospetto e perché, fino a poche decine di minuti prima del delitto, aspettavano qualcuno fra il parcheggio del centro sociale e via di Quercianella? Potrebbero non c’entrare niente, essere estranei alla vicenda, ma la contemporaneità degli eventi suggerirebbe il contrario e, comunque, sta spingendo gli inquirenti a indagare a fondo, ad analizzare tutto, sotto il coordinamento della procura di Livorno e della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Anche, e soprattutto, dopo le rivelazioni dei media turchi sulla base delle informazioni fornite dalle autorità di Istanbul.

«Parlavano al cellulare»

Le celle telefoniche rappresentano un punto di partenza fondamentale. I due clienti, mentre mangiavano al Ghinè Cambrì, avevano un atteggiamento sospetto tale da destare l’attenzione di avventori e dipendenti. Entrati insieme, infatti, si sono seduti in due tavoli separati e non si sono mai rivolti parola, uscendo sempre nello stesso istante. Uno di loro, poi, ha trascorso l’intera cena a parlare al cellulare con qualcuno, con un paio di cuffie a filo, mentre l’altro mandava continuamente messaggi. Con chi parlavano? Con la vittima? Oppure è tutto una casualità? L’analisi della cella del Castellaccio, che fra l’altro è a poche centinaia di metri di distanza e non copre un’area così vasta, potrebbe aiutare a spiegare più di un aspetto della vicenda. Anche perché Tas, in tasca, aveva due telefonini. L’analisi dei tabulati, unita a quella degli “agganci” delle antenne, potrebbe rappresentare una miniera di informazioni utili agli inquirenti, coordinati dalla pm Sabrina Carmazzi. A decine in questura Il lavoro dei poliziotti è solo all’inizio, con il fascicolo aperto contro ignoti: da due giorni, in questura, sono stati chiamati come persone informate sui fatti decine di cittadini turchi. Gli inquirenti vogliono delineare il quadro complessivo, ben sapendo però che in Turchia i curdi vengono perseguitati e che, proprio per questo, in Italia ottengono facilmente asilo politico. Perché se venisse loro respinto, il ritorno in patria rappresenterebbe l’inferno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

In Primo Piano

Fisco

F24 come le bollette: in arrivo l’addebito diretto sul conto corrente – Cosa c’è da sapere

di Fabio Paluccio
Speciale Scuola 2030