Il Tirreno

Livorno

Il racconto

Morte Denny Magina, le urla, il dolore e la rabbia di mamma Erika: «L’hanno ammazzato di nuovo»

di Claudia Guarino

	Denny Magina e la madre Erika stretta in un abbraccio dopo la sentenza
Denny Magina e la madre Erika stretta in un abbraccio dopo la sentenza

I due imputati, Hamed Hamza e Ben Nossra, sono stati assolti «perchè il fatto non sussiste». Per il primo erano stati chiesti 18 anni di carcere

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Il tonfo e il corpo a terra. Due persone si sporgono alla finestra. C’è una luce, poi non c’è più. Ecco i soccorsi, con i lampeggianti che illuminano la notte. I carabinieri bussano alla porta di un appartamento alle Sorgenti. «Signora, suo figlio è gravissimo in ospedale». «In quel momento ho capito che era finita».

In aula con la felpa di Denny

Negli ultimi tre anni e mezzo Erika Terreni ha rivissuto quella notte più e più volte. L’ha fatto nella casa dove viveva col suo Denny, l’ha fatto davanti alla tomba di suo figlio. E l’ha fatto anche in aula, udienza dopo udienza. Se n’è persa solo una. E solo perché era in ospedale. Ieri (21 maggio) è arrivata in tribunale con una felpa nera sulle spalle. «Era di Denny - ha detto - è come se fosse il suo abbraccio». E si è seduta in aula, accanto al resto della famiglia Magina. Poi sono arrivati gli altri parenti, più o meno stretti, e decine di amici di Denny, che si sono sistemati in fondo all’aula B per assistere all’ultima udienza di un processo che si è aperto nel gennaio del 2025."Denny vive", è una delle scritte stampate sulle maglie di alcuni dei presenti, che da oltre tre anni e mezzo chiedono giustizia per il loro amico morto. Al primo piano del palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino c’erano anche molti dei carabinieri che si sono occupati delle indagini e poliziotti, sia in borghese che non.

Scintille in tribunale

Il dibattimento si è aperto verso le 10 e, mentre si susseguivano requisitoria e arringhe, in aula il brusio non è mancato. Tanto che il presidente Luciano Costantini è stato costretto più volte a richiamare all’ordine i presenti. E l’ha fatto anche con le parti, peraltro, non essendo mancate scintille tra procura e difesa. «In questa storia - ha detto a un certo punto l’avvocata di Hamed Hamza Barbara Luceri - si è andati avanti per suggestioni e congetture». «Il pm - ha risposto il sostituto procuratore Giuseppe Rizzo - non si fa influenzare dal clima della città e le indagini sono state fatte in assoluta indipendenza. È stato detto che si è vestito il colpevole, in realtà la procura agisce nel solo interesse della Repubblica e della Costituzione». Ben Nossra non ha mai partecipato alle udienze del processo che lo vedeva imputato. E non l’ha fatto neanche ieri. Hamza, invece, ha preso posto di fronte alla corte, accanto alla sua avvocata. Non ha detto una parola, salvo chiedere la possibilità di alzarsi a un certo punto. Poi, a chiusura del dibattimento (intorno alle 12) è stato fatto temporaneamente allontanare dall’aula dov’è tornato, così come tutti gli altri, verso le 14,30 per assistere alla lettura della sentenza.

La sentenza e le reazioni

L’ingresso dei giurati è accompagnato dal silenzio. Poi, ecco il rumore di sedie che strisciano a terra, mentre tutti si alzano in piedi. Costantini legge il dispositivo: tutti assolti perché il fatto non sussiste. Significa che per la corte non c’è stato omicidio. Hamza sorride. In aula prima scende il gelo poi scoppia il caos. C’è rabbia, tra i presenti. E tanto dolore. Gli amici di Denny vanno verso l’uscita, contenuti in parte dei carabinieri presenti. C’è chi grida «assassini», chi urla «vergogna» e chi si avvicina ai familiari.Erika e Sky sono attoniti. All’inizio c’è l’incredulità, poi si realizza. Ed è come se il dolore che negli ultimi tre anni e mezzo è stato addomesticato dalla sete di giustizia uscisse fuori tutto insieme.

Le grida della mamma

Erika si tiene il volto tra le mani. Si siede. Poi si alza ed esce in corridoio. «L’hanno ammazzato un’altra volta. Quattro anni. Quattro anni sono passati. L’hanno ammazzato un’altra volta». Viene chiamata un’ambulanza. Per lei e per Mauro, il nonno di Denny, anche lui distrutto dal dolore. Nel frattempo gli amici fanno capannello all’ingresso del palazzo di giustizia. «Assassini», ripetono. «Dov’è la giustizia? Dov’è? Per noi non c’è giustizia. Perché?» . Alla fine si allontanano e il tribunale si svuota. Le motivazioni saranno depositate nell’arco di sessanta giorni e nella sentenza saranno chiariti tutti i perché della decisione presa dalla Corte. Erika, in lacrime, è stretta nell’abbraccio di chi ama. «Fatti forza», le dicono. «Denny non si è buttato - lei ne è sempre stata convinta - l’hanno ammazzato. E oggi l’hanno ammazzato un’altra volta».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Altopascio, incidente mortale sulla Romea: la vittima è un 69enne

di Redazione Lucca
Speciale Scuola 2030