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Livorno, addio all’imprenditore Ilario Conti: «Abbiamo perso un vero livornese nel mondo»

di Martina Trivigno

	Ilario Conti
Ilario Conti

Membro della famiglia titolare dell’omonimo ristorante, aveva 96 anni e viveva in Sudafrica. Mercoledì il funerale a Durban, in contemporanea una messa al Santuario di Montenero

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LIVORNO. «Abbiamo perso un vero livornese nel mondo». Alcuni uomini restano profondamente legati alla propria terra anche quando il destino li porta lontano. Ilario Conti era uno di questi. Livornese fino all’ultimo respiro, con Montenero nel cuore e il mare negli occhi, si è spento a Durban, in Sudafrica, all’età di 96 anni.

Una vita lunga, intensa, segnata da coraggio, lavoro e da quell’inconfondibile spirito labronico che non lo ha mai abbandonato. Il funerale sarà celebrato mercoledì prossimo a Durban, la città che lo ha accolto per gran parte della sua vita. Ma, quasi a voler accorciare le distanze tra i continenti, nello stesso momento una messa sarà celebrata anche al Santuario di Montenero, il luogo delle sue origini.

Primogenito di cinque figli, nato da Enzo Conti e Lea Orlandi, storica famiglia del ristorante Conti di Montenero, Ilario era cresciuto tra i profumi della cucina e il calore di una Livorno vivace, genuina, autentica. Qui aveva mosso i primi passi, qui aveva imparato il valore delle relazioni e del lavoro, contribuendo anche alla gestione della mensa del Circolo degli Ufficiali in piazza Guerrazzi.

Ma dentro di lui ardeva uno spirito inquieto, una voglia di scoprire il mondo che lo portò, a soli 29 anni, a lasciare il suo amato Colle. Prima Londra, poi, dopo due anni, il grande salto verso il Sudafrica. Un viaggio che non fu mai una fuga, ma piuttosto una sfida, un modo per costruire qualcosa di nuovo senza mai dimenticare da dove veniva.

A Durban, Ilario seppe reinventarsi. Dapprima ristoratore di successo, portando un pezzo di Livorno oltreoceano, poi imprenditore nel settore edile e commerciale, guidando una ditta di costruzioni e un’attività di colorifici. Una carriera costruita con tenacia, intraprendenza e quella capacità tutta livornese di adattarsi senza perdere la propria identità. Accanto a lui, la moglie Teresa Bardone, torinese, compagna di una vita e madre dei loro sei figli: Stefano, Paolo, Laura, Michele, Roberto e Gregorio. Una famiglia numerosa, solida, oggi sparsa nel mondo ma unita da radici profonde e da un esempio forte: quello di un padre che ha saputo essere guida e punto di riferimento. Oltre alla moglie e ai figli, lascia anche il fratello Marzio e le sorelle Gabriella, Laura ed Emanuela.

Eppure, per quanto lontano, Livorno non lo ha mai lasciato. Appena possibile, Ilario tornava a casa. A Montenero, tra i ricordi d’infanzia e gli affetti più cari. Ai Bagni Pancaldi, teatro di giornate spensierate e delle prime “Pancaldiadi”, e ai Bagni Fiume, dove da ragazzo dava una mano allo zio Mario nel ristorante. Luoghi che non erano solo scenari, ma parte viva della sua identità.

L’ultima visita, nel 2023, resta impressa come un abbraccio collettivo. Nel ristorante di famiglia, accolto dal fratello Marzio, più giovane di 16 anni, Ilario aveva ritrovato sapori e sorrisi: il cacciucco fumante, i piatti della tradizione povera livornese, le risate tra amici di sempre. Racconti, aneddoti, battute: perché, nonostante l’età, il suo spirito era rimasto intatto. Arguto, ironico, profondamente livornese. Con la scomparsa di Ilario Conti se ne va un pezzo di quella Livorno che ha saputo guardare lontano senza mai smarrirsi. Un uomo che ha attraversato continenti, costruito imprese e cresciuto una famiglia, ma che ha sempre portato con sé il sale della sua terra. E oggi, da Durban a Montenero, il filo dei ricordi si tende forte, unendo due mondi nel nome di una vita vissuta fino in fondo. Perché certi legami non conoscono distanza, e certe anime, ovunque vadano, restano per sempre a casa.

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