Livorno, Enrico lotta per la vita: «Servirebbe un miracolo» – Tutta la città tifa per lui
Storico tifoso della Pallacanestro Livorno nel basket e del Livorno nel calcio, ha avuto un aneurisma e adesso è in coma indotto a Siena
LIVORNO. Enrico ha gli occhi buoni. È una bontà che gli si legge in faccia, una di quelle che si percepisce a distanza, che non puoi confondere nemmeno tra la folla di un palazzetto o nel caos di uno stadio.
Oggi, però, quegli occhi sono chiusi in un letto d'ospedale a Siena, dove Enrico Spagnoli, 51 anni, sta combattendo la battaglia più dura della sua vita.
«Servirebbe un miracolo»
Un aneurisma improvviso lo ha strappato alla sua quotidianità, portandolo lontano dai suoi affetti e dalle sue passioni. Una sfida terribilmente difficile, che nelle ultime ore si è complicata ancora di più. Sembrava che la strada da percorrere fosse quella del trapianto di cuore ma ci sono state delle complicazioni e oggi i medici non possono più guardare a questa ipotesi.
«Servirebbe un miracolo - sospira la moglie Michela - ma noi siamo qui che speriamo ancora. I medici stanno facendo tutto il possibile e sono sicura che Enrico sta sentendo questa grande ondata di affetto che gli arriva da Livorno». Ci sperano anche Jacopo e Francesca, due ragazzi che Enrico si è cresciuto come figli.
Volto super conosciuto in città
È conosciutissimo Spagnoli a Livorno. Soprattutto negli ambienti sportivi. È uno di quelli che non è mai sceso dalla barca della Pallacanestro Livorno, anche negli anni più neri, dopo il fallimento. Anche in serie D, nell’angusta palestra di via Cecconi che però per gli innamorati della PL era come un tempio. Sempre presente in casa, spesso anche in trasferta coi ragazzi della Curva Sud. «La PL è il suo amore immenso», racconta Michela. Negli ultimi anni Enrico è anche diventato un addetto ai lavori: è lui, col suo mixer, che si occupa dell’impianto audio al PalaMacchia quando gioca la PL. É lui, coi suoi giochi di volume alto-basso, che talvolta dà anche il “là” ai cori della Curva Sud. Esultando come un’ultrà, con vicino la sua Michela e l’amico Dario Antonelli che invece fa da speaker.
Dopo anni trascorsi in una vetreria, proprio grazie a quel mixer Spagnoli si è dipinto una sorta di seconda vita professionale. Da storico frequentatore dei Bagni Lido, è diventato anche un collaboratore e dà sempre una mano “alla consolle” quando ci sono delle iniziative del suo grande amico Nicola Ganni.
L’amore per la sua città e per lo sport, fanno di Enrico anche un grande tifoso del Livorno Calcio (come si può vedere anche nella foto più grande). Per lui “vedere il Livorno” significa “andare in Curva Nord”, senza se e senza ma. Grandi passioni che fanno di Enrico uno dei volti più conosciuti in città.
Una città che tifa per lui
Ecco perché tra i tanti amici e tanti conoscenti, questi sono giorni di ansia. L’aneurisma è arrivato improvviso, Spagnoli è stato trasferito all’ospedale di Siena dove ci sono delle eccellenza per il trapianto di cuore. In questi giorni è tenuto in coma indotto per non compromettere ciò che è rimasto della funzionalità del cuore. Il trapianto era la soluzione sulla quale i medici puntavano ma, come detto, nelle ultime ore ci sono state delle complicazioni. E l’ultima tac non ha dato gli esiti sperati.
Lo staff medico comunque non si arrende. E anche Enrico, in questi giorni così duri, non deve arrendersi. Proprio come hanno sempre fatto le sue squadre del cuore, capaci di rialzarsi anche dopo i momenti più bui.
Forza Enrico. Questa volta il “palazzetto” è immenso e nessuno smetterà di cantare finché non riaprirai quegli occhi buoni per tornare a vedere i tuoi colori. La tua gente è lì, fuori da quella stanza, a tifare per te.
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