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Livorno, caso Lucarelli-Apolloni: la cifra del risarcimento alla ragazza e cosa succede adesso

di Stefano Taglione

	Da sx Lucarelli, Apolloni, Baldi, Meini e Bernardeschi
Da sx Lucarelli, Apolloni, Baldi, Meini e Bernardeschi

I livornesi Mattia Lucarelli, Federico Apolloni, Giacomo Bernardeschi, Gabriele Meini e Matteo Baldi sono stati assolti in appello

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LIVORNO. Cinquantamila euro di risarcimento versati prima ancora di sapere se sarebbero stati giudicati colpevoli. Di fatto il pagamento anticipato della provvisionale decisa dal giudice di primo grado, che aveva condannato tutti e cinque i ragazzi livornesi. È questa la cifra che la studentessa americana, all’epoca ventiduenne, ha incassato da Mattia Lucarelli, Federico Apolloni, Giacomo Bernardeschi, Gabriele Meini e Matteo Baldi pur non essendo più riconosciuta vittima di violenza sessuale di gruppo, visto che giovedì scorso la corte d’appello di Milano, ribaltando il verdetto del giudice dell’udienza preliminare, ha assolto tutti. Soldi che ora non deve restituire, dato che il riconoscimento economico (coperto da un accordo fra le parti, noto al Tirreno) era subordinato alla revoca della parte civile, com’è poi successo, e totalmente indipendente dall’esito del procedimento penale.

La strategia processuale

Diverse persone, commentando la ricostruzione del processo sulla pagina Facebook del Tirreno, ieri si sono chieste come mai la ragazza fosse stata risarcita. Alcuni mettendo perfino in dubbio le assoluzioni, con Cristiano Lucarelli - l’ex bomber amaranto, allenatore della Pistoiese e padre di Mattia - che ha risposto con toni decisi, così come aveva fatto negli ultimi giorni nei confronti delle varie persone che poche ore dopo il verdetto avevano attaccato il figlio e i giudici milanesi. In realtà, come aveva già spiegato Il Tirreno, non c’è alcun collegamento fra la provvisionale pagata dopo la condanna di primo grado, sentenza ora cancellata, e la successiva decisione della corte d’appello. Non c’è proprio alcun collegamento fra il risarcimento stesso e il processo, dal momento che l’esito non ne viene assolutamente influenzato. La differenza fra il prima e il dopo è che la studentessa, avendo accettato i 50.000 euro offerti da Mattia Lucarelli e dai quattro amici, ha revocato la parte civile, quindi non avrebbe potuto avanzare ulteriori pretese nel corso dell’iter penale. Si tratta di strategie processuali: gli imputati, all’epoca della transazione condannati in primo grado e ora assolti, hanno deciso di pagare la provvisionale decisa dal giudice dell’udienza preliminare chiudendo una volta per tutte l’aspetto economico della vicenda, ed evitando quindi il rischio (in caso di condanna definitiva) di dover versare molto di più, pur reputandosi innocenti. Un conto, tuttavia, è reputarsi innocenti, ben altra cosa è vederselo riconosciuto da un tribunale. La studentessa, invece, ha accettato l’intesa scongiurando l’eventualità (come poi sarebbe accaduto) di non ottenere nulla in caso di ribaltamento della pronuncia. A conti fatti, quindi, sono i cinque ragazzi che a livello economico ci hanno rimesso, pagando dopo una condanna provvisoria che al momento - c’è ancora la possibilità che il procuratore generale della corte d’appello di Milano faccia ricorso in Cassazione - è stata superata. La ragazza, invece, se non avesse accettato i 50.000 euro ad oggi non avrebbe preso niente, visto che la violenza sessuale di gruppo secondo la giustizia non c’è mai stata e Lucarelli, Apolloni, Meini, Baldi e Bernardeschi non avrebbero dovuto corrisponderle niente. Il processo, al di là della revoca della parte civile, è andato comunque avanti e se ci sarà il ricorso in Cassazione continuerà ad andare avanti. Non ne viene influenzato, si procede a prescindere dagli accordi transattivi stipulati.

Cosa succede ora

Questa è la situazione cristallizzata ad oggi, con la ragazza che ha incassato i 50.000 euro di indennizzo (che, come anticipato, non dovrà restituire) pur non essendo dalla giustizia italiana considerata più vittima, visto che la violenza sessuale di gruppo nei suoi confronti, per i giudici, non c’è stata. In aula, durante il processo, lei comunque non si è mai presentata, interloquendo con i legali della difesa solo attraverso la sua legale d’ufficio, poi diventata di fiducia. Cosa succede adesso? Dal punto di vista economico niente, visto che la cifra versata non sarà resa, ma l’iter giudiziario potrebbe non essersi ancora chiuso. Serviranno 90 giorni per il deposito delle motivazioni, poi il procuratore generale avrà 45 giorni di tempo per decidere se fare ricorso in Cassazione, l’ultimo grado di giudizio in Italia. Il tempo scadrà, se non ci saranno ritardi nel deposito delle motivazioni, il 5 settembre. Se lo presenterà, invece, potrà farlo solo per ragioni di legittimità. Non potrà, insomma, entrare nel merito: da questo punto di vista nessuno può appellare la pronuncia della corte.

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