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Livorno, accolti in Toscana i 75 migranti della “Solidaire”. Il prefetto: «Pure loro celebrano la Liberazione»

La "Solidaire" a Livorno
La "Solidaire" a Livorno

Giancarlo Dionisi spegne le polemiche sullo sbarco avvenuto oggi nel giorno del 25 Aprile: «Non un elemento di disturbo, ma un significato ancora più profondo per queste persone»

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LIVORNO. L’arrivo della nave “Solidaire”, con a bordo 75 migranti soccorsi nel Mediterraneo, riaccende il dibattito pubblico sul tema dell’accoglienza, ma al tempo stesso rappresenta un esempio concreto di gestione coordinata ed efficace delle istituzioni. Dei migranti sbarcati, 70 sono adulti e cinque minori stranieri non accompagnati, provenienti prevalentemente da Bangladesh, Pakistan ed Egitto, aree segnate da instabilità economica e sociale che spesso spingono migliaia di persone a intraprendere viaggi rischiosi verso l’Europa.

Il prefetto Giancarlo Dionisi ha sottolineato come anche in questa occasione il sistema organizzativo abbia funzionato in modo puntuale, grazie a una collaborazione consolidata tra prefettura, forze dell’ordine, autorità sanitarie e mondo del volontariato. Una sinergia che ha consentito di gestire senza criticità tutte le fasi operative: dallo sbarco in sicurezza alla prima assistenza, dai controlli sanitari all’identificazione, fino all’avvio delle procedure di accoglienza. «Questo sbarco – le sue parole – non rappresenta un elemento di disturbo per la Festa della Liberazione, come qualcuno ha sostenuto, ma ne esalta il significato più profondo: per queste persone è, a tutti gli effetti, un giorno di liberazione. In questo quadro accoglienza e legalità non sono alternative, ma devono procedere insieme: garantire dignità a chi arriva e, allo stesso tempo, assicurare regole chiare e sicurezza per la comunità è la nostra responsabilità quotidiana».

Particolare attenzione è stata riservata ai più vulnerabili, come i minori non accompagnati, per i quali sono previste specifiche tutele. Un adulto, invece, è stato trasferito in ospedale per ulteriori accertamenti dopo essere risultato positivo alla tubercolosi. Al termine delle operazioni, i profughi sono stati redistribuiti in Toscana secondo un piano di riparto condiviso tra le prefetture, con l’obiettivo di evitare concentrazioni e garantire una gestione equilibrata. La distribuzione ha interessato tutte le province – sette ad Arezzo, 16 a Firenze, sette a Grosseto, sette a Lucca, quattro a Massa-Carrara, otto a Pisa, cinque a Pistoia, quattro a Prato e sette a Siena – mentre i cinque minori non accompagnati resteranno in provincia di Livorno, dove saranno accolti in strutture dedicate e seguiti da percorsi specifici di tutela e integrazione nel nostro Paese. Il modello adottato ribadisce un principio centrale nelle politiche migratorie: accoglienza e legalità non sono alternative, ma devono procedere insieme. 

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di Redazione web
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