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Livorno, addio al decano dei commercialisti: «Amava moltissimo il suo lavoro»

di Martina Trivigno
Livorno, addio al decano dei commercialisti: «Amava moltissimo il suo lavoro»

Salvatore Orazio aveva 74 anni: era iscritto all’albo da quando ne aveva 23. Lascia la moglie e due figli

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LIVORNO. La città dice addio a Salvatore Orazio, 74 anni, decano dei commercialisti livornesi, figura storica della professione e presenza costante nella vita economica della città. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo non solo tra i familiari, amici e colleghi, ma anche tra quanti, nel corso di decenni, hanno trovato nel suo studio un punto fermo, una voce sicura, un riferimento solido.

La sua storia è quella di un uomo che ha fatto del lavoro una scelta totale, quasi una forma di appartenenza. Commercialista giovanissimo, a soli 23 anni, Orazio ha attraversato 50 anni di professione senza mai smarrire la stessa dedizione degli inizi. Un traguardo importante, che avrebbe dovuto essere celebrato a dicembre con un riconoscimento per il suo mezzo secolo di attività professionale. Un appuntamento che oggi, inevitabilmente, assume il sapore dolce amaro delle occasioni mancate.

Chi lo ha conosciuto bene lo racconta con un sorriso che si intreccia alla nostalgia: Salvatore Orazio non “andava” al lavoro, ci “viveva” dentro. Lo studio di via Roma non era soltanto il suo luogo professionale, ma uno spazio quotidiano, familiare, quasi domestico. Tanto che amava scherzare sul fatto di fare le ferie proprio lì, tra carte, calcoli e consulenze. Una battuta che oggi suona come la sintesi perfetta di un rapporto viscerale con la sua professione.

Dietro la precisione del commercialista, c’era però un uomo di grande cultura e rara disponibilità. Generoso con tutti, mai sopra le righe, sempre attento a non far pesare la propria esperienza, Orazio era apprezzato per quell’umiltà che non si dichiarava, ma si riconosceva nei gesti quotidiani. E anche per un’ironia leggera, mai invadente, che rendeva più semplice ogni confronto, anche il più complesso.

Nel suo mondo c’era spazio anche per una passione che lo accompagnava da sempre: il calcio. E in particolare il Milan, squadra del cuore che seguiva con la devozione di chi vive il tifo come una fede autentica, da difendere e raccontare, tra speranze, commenti e discussioni appassionate.

La notizia della sua scomparsa ha attraversato Livorno con discrezione e dolore, come spesso accade quando se ne va chi ha costruito la propria reputazione giorno dopo giorno. Familiari, colleghi, amici e clienti ricordano oggi non solo il professionista rigoroso, ma soprattutto la persona: affidabile, presente, capace di ascoltare davvero.

Salvatore Orazio lascia la moglie Rossana Luschi, i figli Massimiliano ed Emanuele e i nipoti Eleonora e Cristiano, a cui in queste ore si stringe l’affetto di chi lo ha conosciuto e stimato. «Rimarranno con noi la tua forza, l’altruismo e la tua ironia», è il messaggio che meglio restituisce il senso di questa perdita: quello di un uomo che ha saputo unire competenza e umanità, lasciando un segno discreto ma profondo.

Il funerale sarà celebrato domani (lunedì 20 aprile) alle 15,30 nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, dove la città potrà salutarlo per l’ultima volta. Un addio composto, ma carico di riconoscenza, per una vita interamente spesa nel segno del lavoro e della coerenza.


 

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