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Livorno, il “manifesto” dei docenti contro violenza e repressione a scuola

di Francesca Suggi
Livorno, il “manifesto” dei docenti contro violenza e repressione a scuola

Al Nautico il collegio vota e approva il documento: al centro empatia e relazioni con gli alunni 

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LIVORNO Un manifesto condiviso delle relazioni. Dieci punti contro la forza, la violenza e la repressione. Una bandiera di empatia contro l’apatia. Di motivazione contro la logica del voto senza incoraggiamento. Del rapporto disciplinare senza un perché. Delle barriere tra docenti e studenti. Senza nulla togliere all’autorevolezza. Una bandiera che sventola, da qualche giorno ufficialmente, sopra l’istituto Nautico Cappellini: i prof della scuola che forma alle professioni del mare votano il modello di “Benvenuti a bordo”.

Così si chiamano questi “dieci comandamenti scolastici” come risposta concreta agli episodi sempre più violenti che si verificano nel mondo scuola, come quello dei giorni scorsi in quel di Bergamo. Come reazione immediata a chi pensa di rimediare con forze dell’ordine e repressione.

Gli insegnanti del Cappellini, una sessantina, uniti, votano il “manifesto” all’interno del collegio docenti. E il suo promotore, il prof Giovanni Stellati insegnante di religione da 20 anni alla scuola di piazza Giovine Italia vorrebbe che ogni istituto scolastico ne stilasse uno. Figlio di rispettivi bisogni e dinamiche. «Mi piacerebbe potesse essere di stimolo per le altre scuole. Da una scuola lontana a una scuola più vicina», fa la cornice prima di entrare nei dieci punti.

L’ultimo punto, il più importante, così recita: “Vivere la consapevolezza che la nostra “mission” è quella costituzionale della formazione dell’uomo e del cittadino. Siamo consapevoli del fatto che aiutare i nostri alunni a diventare persone belle e sane, è una continua sfida”.

Una missione non da poco. «Qui al Nautico, grazie alle tante uscite in barca, ai programmi Erasmus, c’è una bella relazione tra docenti e studenti: salutare i nostri ragazzi nei corridoi non toglie autorevolezza, così come non lo fa creare dinamiche di relazioni con loro, trasformare quelle tristi in gioiose».

E questi punti fermi Stellati li applica all’interno del suo essere prof. Severo ma empatico. «Io faccio rispettare le regole, che vuol dire aiutare a crescere questi ragazzi e glielo spiego: se arrivano in ritardo li mando in presidenza, motivando che così nel mondo del lavoro non si può fare – va nei dettagli pratici – Allo stesso modo quando faccio un rapporto disciplinare non lo scrivo mai nel momento in cui sono arrabbiato, ma dopo, in modo tale che spiego che non è una punizione ma un modo per aiutare a migliorarsi. Empatia e relazioni non tolgono affatto autorevolezza, anzi».

Stellati da un po’ di anni “prende appunti”. Sulle buone pratiche. Uno dei punti cardine è ripreso dallo storico pilastro e dirigente del Nautico, il preside Francesco Mumolo - morto a 102 anni - a cui viene intitolata l’aula magna il 16 aprile.

Ovvero “portare in classe il meglio di sé stessi. Siamo professionisti che si impegnano a lasciare fuori dalla scuola ciò che ci opprime, per offrire ai nostri studenti la versione migliore di sé”.

Poi i fatti di Bergamo accelerano il processo del manifesto “Benvenuti a bordo”. Così anche l’idea paventata dei vigili a scuola. Si porta il manifesto al collegio docenti (dopo averne condiviso e modificato il testo raccogliendo suggerimenti). E si vota. Accolto con grande entusiasmo.

«Oggi più che mai, il ruolo dell’insegnante non si limita alla trasmissione dei contenuti, ma si estende alla capacità di costruire relazioni significative con gli studenti – aggiunge con forza la vice preside Francesca Bernini - L’empatia rappresenta uno degli strumenti più potenti a disposizione dei docenti per stimolare la motivazione e favorire un apprendimento autentico. Comprendere il punto di vista degli studenti, riconoscere le loro emozioni e valorizzare le loro esperienze personali permette di creare un clima di fiducia all’interno della classe. Quando uno studente si sente ascoltato e compreso, è più incline a partecipare attivamente, a mettersi in gioco e ad affrontare anche le difficoltà con maggiore sicurezza. L’empatia non significa abbassare il livello delle aspettative, ma piuttosto accompagnare ogni studente nel proprio percorso, rispettandone i tempi e le caratteristiche individuali. Un docente empatico sa modulare il proprio intervento didattico, rendendolo più inclusivo ed efficace».

I dieci comandamenti scolastici

“Benvenuti a bordo”: è il manifesto del Nautico coi 10 proponimenti del corpo docente, votato dal collegio dei docenti il 31 marzo. 1) Coltivare l’empatia. Accogliere gli studenti con attenzione autentica. far loro capire che abbiamo a cuore il loro benessere. 2) Attuare una didattica coinvolgente. Evitare lezioni frontali troppo lunghe senza introdurre una pausa metodologica. Alternare strategie, verificare la comprensione, invitare a porre domande e a chiedere chiarimenti. 3) Incoraggiare sempre gli studenti. Usare la pedagogia dell’incoraggiamento. Anche un brutto voto può diventare un’occasione per ripartire: aiutare gli studenti a capire cosa non ha funzionato e come riorientare la rotta. Un insuccesso è un porto da cui ripartire, non un naufragio. 
4) Ammettere i propri eventuali errori. Sbagliare è umano; l’importante è riconoscerlo. La credibilità nasce dall’umiltà e dall’esempio. 
5) Rendere interessante la didattica. Collegare teoria e vita è fondamentale. Dove queste si separano, si spegne l’interesse. 6) Ricordarsi sempre chi siamo: in-segnanti. La missione dell’insegnante è lasciare un segno facendo apprezzare il valore della cultura, della vita ed educando ad assumersi le proprie responsabilità. Ogni lezione può offrire occasioni di riflessione e opportunità di crescita ai ragazzi.

7) Valorizzare la persona oltre il voto, senza regalare il voto. Aiutare i ragazzi a comprendere che la valutazione non misura il loro valore. Ciò che dà senso alla vita sono i valori che la guidano (rispetto, empatia, umanità, libertà, solidarietà, responsabilità). Tutto questo non significa dare ai ragazzi qualcosa che non si sono meritati poiché la rottura di ogni processo educativo avviene quando si dà gratis a un figlio o un allievo qualcosa che non si è meritato. 
8)Essere “per” loro, non “tra” loro . Mantenere una presenza autorevole e credibile, pronta ad accompagnare, guidare, sostenere. 9) Portare in classe il meglio di sé stessi. Siamo professionisti che si impegnano a lasciare fuori dalla scuola ciò che ci opprime, per offrire ai nostri studenti la versione migliore di sé. 10) Vivere la consapevolezza che la nostra “mission” è quella costituzionale della formazione dell’uomo e del cittadino. Siamo consapevoli del fatto che aiutare i nostri alunni a diventare persone belle e sane, è una continua sfida. 




 

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