Livorno, addio al compagno Pietro Federici: aveva 76 anni
Se ne va un pezzo della storia del Cantiere Orlando e una testimonianze delle lotte operaie Il segretario del Pci: «La difesa dei diritti è stata uno dei punti nodali della sua vita e della sua cultura»
LIVORNO. Con la morte di Gianpietro Federici, 76 anni, se n’è andato un pezzo della storia del Cantiere Orlando e una testimonianza vivente delle lotte operaie degli anni 60-70-80. Quelle lotte finalizzate al mantenimento del tessuto industriale della nostra città e in primis al cantiere stesso.
Pietro (tutti lo conoscevano con questo nome) era inoltre un comunista senza “se” e senza “ma” che con la tuta blu ha iniziato la sua vita e con quella, fino al pensionamento, l’ha finita condividendo l’impegno sindacale con due mandati di consigliere comunale prima con Rifondazione comunista (dopo la svolta della Bolognina) e poi con il partito dei Comunisti italiani (Pdci).
Commosso il ricordo di Alessandra Atturio, sua compagna di fede e vicesindaca negli stessi anni dell’impegno civico di Federici. «Con Pietro ho condiviso i momenti di lotta della nostra gioventù – racconta – . Lui era l’espressione stessa del sindacato e delle lotte operaie. Riposa in pace Pietro».
Il ricordo più nitido di Federici nelle foto che rappresentano gli operai dell’Orlando dietro lo striscione del Consiglio di Fabbrica (di cui ovviamente lui era l’anima) con l’immancabile cappellino blu di panno che per lui era una specie di divisa. «Se ne va un quadro operaio, un compagno della scuola politica del movimento operaio cittadino e non solo – lo ricorda Lorenzo Cosimi, segretario del Pci, partito al quale lo scomparso era iscritto –. Non si può scindere la sua personalità dalle vicende legate al cantiere Orlando. La centralità del mondo del lavoro e la difesa dei diritti sono stati punti nodali della sua vita e della sua cultura. Un saluto a pugno chiuso, compagno Pietro».
Innumerevoli in queste ore i messaggi di cordoglio dei “compagni” di Federici che lo ricordano con affetto e dolore: da Paola Pellegrini a William Ferrari, da Valerio Cartei a Gino Niccolai fino ad Alessandro Nenci. Federici lascia la moglie, due figlie e i nipoti.
