Livorno dice addio al decano dei fornai
La scomparsa dell’artigiano che nel corso della sua vita ha rifornito mezza città del prelibato prodotto che usciva dalle sue mani d’oro
LIVORNO. Mentre i bambini imparano ad andare in bicicletta, a stare in equilibrio e poi a pedalare, con la sua famiglia a nove anni lui già faceva il pane. Un mestiere e un’arte che lo hanno contraddistinto praticamente dalla nascita. Facendolo diventare il decano dei fornai della città, l’artigiano che nel corso della sua vita ha rifornito mezza Livorno del prelibato prodotto che usciva dalle sue mani d’oro.
Una storia di famiglia
«Lui però era più buono del pane che faceva», dice il genero Andrea Rosi. Sì, era davvero buono Giuliano Matteini. E ora tutta la città lo piange. Aveva 75 anni e da ben 66 faceva il panettiere. Un lavoro che, la storia insegna, aveva nel sangue. Prima con la famiglia nella storica bottega di piazza XX, il cuore storico del Mercatino americano, poi in via Marradi e negli (ultimi) 30 anni in via San Jacopo in Acquaviva, dove il forno Matteini era diventato un’istituzione che in pochissimi non hanno mai sentito nominare e dove purtroppo, nel giugno dell’anno scorso, il maestro dei fornai labronici ha avuto un malore ed è stato portato via con l’ambulanza.
Il figlio scomparso
È scomparso ieri, 25 marzo, alle 16 Giuliano. In ospedale, dopo il ricovero nel reparto di cure palliative. Oltre al genero Andrea, con cui c’era un legame che andava ben oltre la parentela da ormai 15 anni acquisita, lascia i figli Giulia, Stefano e Francesco. Filippo era l’altro figlio, ma purtroppo è morto prima di lui. Proprio nella bottega di San Jacopo, nel febbraio di nove anni fa. Un dolore immenso per un padre. Soprattutto per un babbo come lui che amava alla follia la splendida famiglia che aveva creato. Ora, Filippo, lo ritroverà in cielo.
«In 15 anni – così lo ricorda ancora il genero Andrea – non l’ho mai visto arrabbiarsi, era una persona “esagerata” che avrebbe donato il suo cuore a tutti. Ha sempre lavorato per la famiglia».
Lo sport e le passioni
Fra le passioni giovanili sport come il karate, ma anche i cavalli. «Amava in generale gli animali – le parole della figlia Giulia – e sì, è stato un grande sportivo, ma da grande ha lavorato e basta». Del resto, gli orari, erano molto impegnativi. «Entrava al lavoro all’una di notte per fare il pane – così lo ricorda Andrea – e usciva alle 14, nel primo pomeriggio. Si occupava praticamente di tutto, era un fornaio instancabile. Aveva il mestiere nel sangue ed era in grado di insegnarlo a tutti. Lo ripeto: ha rifornito mezza Livorno dei suoi prodotti, tantissimi negozi di alimentari, come gli stabilimenti balneari. Era apprezzatissimo per ciò che faceva».
L’ultimo saluto
La camera ardente di Matteini è stata allestita alla stanza mortuaria dell’ospedale, in viale Vittorio Alfieri, dove chiunque oggi potrà rendergli omaggio. Il funerale, con l’orario ancora da definire, è invece previsto per il primo pomeriggio di domani al cimitero dei Lupi.
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