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Il caso

Livorno, il comandante Joselito Orlando convocato davanti dall’Ufficio di disciplina

di Juna Goti
Livorno, il comandante Joselito Orlando convocato davanti dall’Ufficio di disciplina

Sarà ascoltato al rientro: «Sono sereno, ho sempre operato per la città»

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LIVORNO. Se il comandante della polizia municipale, Joselito Orlando, il 24 marzo rientrerà dal periodo di malattia che lo vede assente da dicembre, lo farà con il suo avvocato. Perché per lo stesso giorno è stato convocato dall’Ufficio provvedimenti disciplinari dei dirigenti, che settimane fa ha aperto un’istruttoria che lo riguarda, sulla base delle segnalazioni di alcuni dipendenti.

È l’ultima notizia dal fronte dei vigili urbani, dove da mesi si registrano tensioni interne. Gli ultimi giorni sono stati caratterizzati da un continuo botta e risposta tra sindacati e comandante, perfino tra sindacati e sindacati. E anche oggi Orlando risponde alle segreterie di Fp Cgil e Uil Fpl, che hanno puntato il dito in particolare contro il «conflitto di interesse che sussiste poiché è presente nel corpo, come ufficiale, sua moglie».

«Ci tengo innanzitutto a precisare – interviene il comandante – come da parte mia non sia mai stato fatto alcun riferimento a precedenti comandanti. Non mi sono mai permesso di fare considerazioni o commenti sulle precedenti gestioni del corpo, anche perché non le conoscevo. Ho riferito, piuttosto, quello che ho personalmente constatato al mio arrivo nel comando di Livorno e ho il dovere di dire, in nome della trasparenza amministrativa che viene invocata, che le segnalazioni disciplinari da me effettuate hanno riguardato condotte che qualunque comandante di polizia locale della Repubblica avrebbe obbligatoriamente segnalato». Le elenca, mettendo prima in evidenza che «hanno riguardato un numero limitato di dipendenti, spesso però ripetitivo, fortunatamente ci sono tanti agenti e funzionari che rispettano il nobile servizio che sono chiamati ad adempiere a favore della comunità». Quali sono le condotte che ha segnalato nei mesi scorsi? «L’utilizzo della vettura d’istituto per fini estranei al servizio; l’utilizzo del segnale distintivo del corpo (paletta) fuori servizio e all’interno di veicolo privato; l’utilizzo di strumenti di coercizione fisica (manette) ai fini identificativi nei confronti di un cittadino né fermato né deferito all’autorità giudiziaria; l’abbandono del servizio prima dell’orario comandato senza autorizzazione alcuna».

E qui viene al «presunto conflitto di interessi»: «Rappresento che a seguito di concorso pubblico mia moglie è entrata nella polizia locale di Livorno circa 4 anni fa, mentre il sottoscritto è risultato vincitore di procedura selettiva pubblica a settembre 2024. Le due assunzioni sono avvenute a seguito di procedure distinte e separate. In conformità alla legge, ancor prima di mettere piede a Livorno – evidenzia – ho reso la dichiarazione prevista in caso di potenziale conflitto d’interessi, indicando il rapporto di coniuge. Esattamente com’era dovuto. È una situazione di certo non rara all’interno della pubblica amministrazione che, pertanto, ha la sua disciplina che è stata da me rispettata».

Fatta questa premessa, «posso serenamente affermare che da parte mia non sono mai stati assunti comportamenti, né prese decisioni o emanati atti e provvedimenti a favore o contro la mia coniuge»: «Sfido chiunque a indicare anche un solo episodio in cui ciò si sarebbe verificato. I sindacati Fp Cgil e Uil Fpl lamenterebbero “molteplici trasgressioni da parte di entrambi, andando anche a complicare di più la relazione di Orlando e il resto degli operatori”. Quali sarebbero queste trasgressioni? Non è dato sapere. Semplicemente non sono mai esistite».

«Non ho nessun problema – conclude – a presentarmi davanti all’Ufficio di disciplina perché sono assolutamente sereno. Lo ribadisco ancora una volta: ho operato nell’interesse della città, adempiendo ai miei doveri istituzionali. Il resto sono illazioni e tentativi di discredito utilizzati per minare la reputazione e la credibilità di chi probabilmente è “scomodo” perché rispetta le regole ed è ligio al dovere». 
 

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