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La sentenza

«Regali e favori sul porto di Livorno»: patteggia un funzionario dell'Authority

di Stefano Taglione

	Una foto aerea del porto di Livorno
Una foto aerea del porto di Livorno

Due anni per Massimo Lepri, un ex responsabile di Palazzo Rosciano ora in pensione. A giudizio invece i costruttori Giuseppe Abate e Giuseppe Di Gabbia. Concorda la pena anche un imprenditore pistoiese

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LIVORNO. Si è chiusa con due patteggiamenti – mentre per altri due imputati il processo è ancora in corso, con l’istruttoria dibattimentale aperta – l’inchiesta sulle presunte regalie in cambio di favori negli appalti del porto.

Le decisioni

Davanti al giudice dell’udienza preliminare Marco Sacquegna, nei mesi scorsi, si è definita la posizione dell’ex funzionario dell’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, il settantenne Massimo Lepri, che ha patteggiato due anni di reclusione per induzione indebita a dare o promettere utilità, con la pena sospesa. Dieci mesi, sempre con la sospensione condizionale e per lo stesso reato, per l’imprenditore nato a Prato, e la cui ditta ha sede nel comune pistoiese di Montale, Massimiliano Tabani, 57 anni: «Il mio assistito – le parole del suo avvocato, Roberto Ubaldi – senza prendere una posizione nel merito ha richiesto di definire il procedimento mediante patteggiamento, dopo aver curato l’ottemperanza a tutte le cautele previste per l’attività della società che rappresenta». Prosegue invece il dibattimento nei confronti degli altri due imputati: i costruttori livornesi Giuseppe Di Gabbia (75 anni) e Giuseppe Abate, 80, rinviati a giudizio con le medesime contestazioni. Di Gabbia è difeso dall’avvocata Lorenza Musetti, Abate dai legali Michele Baldi ed Enrica Accardo.

L’inchiesta

L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci e delegata alla guardia di finanza, aveva acceso i riflettori su una serie di affidamenti e accordi quadro relativi ad alcuni lavori nello scalo labronico. Al centro delle contestazioni il ruolo di Lepri, per anni responsabile unico del procedimento e capo servizio dell’ufficio manutenzioni di Livorno-Capraia dell’Authority di Palazzo Rosciano, andato in pensione nel dicembre 2022. Secondo l’accusa, l’ex funzionario avrebbe indotto alcuni imprenditori a sostenere spese per la manutenzione della propria auto e della propria imbarcazione, attraverso il pagamento diretto di officine e aziende navali. Utilità che, per l’accusa, sarebbero state “coperte” con fatture ritenute fittizie. Tra gli appalti finiti sotto la lente figuravano un accordo quadro da oltre 107mila euro per la manutenzione straordinaria degli impianti di illuminazione del porto, affidato alla Fratelli Tabani durante l’emergenza Covid, oltre a precedenti incarichi per la posa delle torri faro e per controlli meccanici ed elettrici. Contestati anche lavori di asfaltatura e interventi sulle banchine della Calata Pisa, affidati – secondo quanto ricostruito in fase di indagine – alle ditte riconducibili a Di Gabbia e Abate, in alcuni casi dopo richieste di preventivi ad altre imprese. Nelle oltre 50 pagine di ordinanza firmate dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno, si sottolineava come la "dimostrazione" dell’induzione fosse desumibile «dal ruolo rivestito» da Lepri nelle procedure di affidamento e dal fatto che l’erogazione delle utilità fosse avvenuta nel corso dei procedimenti amministrativi. Un quadro che aveva portato alla richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli indagati.

La sentenza

Con il patteggiamento, Lepri – assistito dall’avvocato Vinicio Vannucci – ha definito la propria posizione accettando la pena concordata con la procura. Stessa scelta per Tabani. Per entrambi la pena è sospesa. Resta ora da accertare in aula la posizione di Di Gabbia (ritenuto amministratore di fatto della “Di Gabbia Adolfo & Figlio”) e Abate, rappresentante legale dell’omonima società di scavi. «La dimostrazione che sia stato Lepri a indurre Tabani, Di Gabbia e Abate a fornirgli utilità accertate dalla polizia giudiziaria – scriveva il giudice per le indagini preliminari – è ragionevolmente desumibile in via logica, oltre che dal ruolo rivestito dallo stesso nei procedimenti di affidamento e dal fatto che l’erogazione dell’utilità sia avvenuta nel corso del procedimento, dal fatto che come emerge dalle risultanze probatorie acquisite si è attivato in prima persona con le officine e le aziende navali al fine di concordare i servizi per la sua auto e la sua imbarcazione, i cui costi sono stati poi sostenuti da Tabani, Di Gabbia e da Abate, i quali da parte loro hanno accettato la richiesta ricevuta da Lepri pur ben potendo non accoglierla, in considerazione dei vantaggi che avrebbero potuto trarre dal fatto di poter contare su un funzionario amministrativo “benevolo” nei loro confronti». Il processo è entrato nella fase dibattimentale e ad aprile si terrà la prossima udienza: sia Abate che Di Gabbia «confidano che l’istruttoria dibattimentale – spiegano gli avvocati Lorenza Musetti e Michele Baldi – farà emergere la loro estraneità ai fatti contestati, sostenendo che alcuna agevolazione o vantaggio siano mai stati richiesti o accordati nell’interesse delle due società e che mai alcuna utilità sia stata riconosciuta da parte loro al funzionario». Una quinta persona, il cui legale aveva optato per il rito abbreviato, è stata invece prosciolta per la particolare tenuità del fatto.

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